Stefano Manici – Adole-scemi? Breve manuale di r-esistenza per ragazze/i

“Adole-scemi? Breve manuale di r-esistenza per ragazze/i“ è un libro che trasforma il punto di vista sui giovani. È un invito a cambiare prospettiva, a riscoprire il valore profondo dell’adolescenza e il potenziale straordinario che rappresenta. 

Il titolo è volutamente spiazzante, parla dell’abitudine degli adulti a ridurre i giovani a stereotipi negativi, concentrandosi sulle loro fragilità senza vedere ciò che di prezioso e autentico li anima.

L’autore, educatore in prima linea

Non a caso, l’autore è una persona che conosce bene il mondo degli adolescenti, capace di ascoltarlo e raccontarlo senza pregiudizi: Stefano Manici, classe 1973, è educatore e insegnante, formatore per CASCO, esperto di strategie didattiche. Ha fondato diverse esperienze pedagogiche (centri di aggregazione giovanile, radioweb, laboratori di  fabbricazione digitale) ed oggi è coordinatore del Liceo Steam International Olivetti di Parma.

Il libro, pubblicato da Erickson nel 2020, non è solo una riflessione, ma anche un manuale pratico, per creare ponti con il mondo degli adulti, per trasformare l’adolescenza da “campo minato” a opportunità di crescita reciproca.

Adolescenza: una forza di r-esistenza

Gli adolescenti, secondo Manici, non sono periferie del mondo adulto, ma motori di cambiamento. Con la loro vitalità e autenticità, resistono all’”imbruttimento del reale”, opponendosi a odio, individualismo e indifferenza. È questa forza di r-esistenza che gli adulti dovrebbero imparare a vedere e valorizzare, invece di limitarsi a criticarla. Manici propone un paradigma che ribalta i ruoli: gli adolescenti non sono “oggetti da educare” ma soggetti capaci di ispirare, se solo gli adulti osano cambiare il proprio approccio. Scrive l’autore:

“Chi sono gli adole-scemi? Sono i nostri ragazzi e le nostre ragazze quando li consideriamo con lo sguardo giudicante volendone fissare i tratti peggiori, marcando le differenze generazionali, soffermandoci solo sugli aspetti negativi. Cosa che avviene troppo spesso. – scrive Manici – È una sorta di postura adulta che non coglie ciò che davvero di prezioso anima i nostri adolescenti; non vediamo che sono proprio loro a regalarci un incessante moto di r-esistenza: all’imbruttimento del reale, allo svilimento delle anime, all’imbarbarimento dell’odio, al rifiuto dell’Altro, allo sfacelo dell’economico.”

La passione come strumento pedagogico 

Una delle chiavi del libro è la relazione autentica tra insegnanti e adolescenti. Manici sottolinea che i giovani sanno distinguere immediatamente chi, nel mondo adulto, tradisce la propria vocazione educativa, limitandosi a svolgere una professione senza passione. L’insegnante deve essere anche educatore, una guida, la passione diventa così uno strumento pedagogico rivoluzionario: un’energia che scardina i pregiudizi, sorprende e ispira. Solo un adulto che osa mettersi in gioco – con il sorriso, con creatività e con il coraggio di rompere gli schemi – può davvero lasciare un segno positivo.

Storie che illuminano

“Lavorare con gli adolescenti è un po’ come sentirsi su Marte”, scrive Manici, che ricorda tante esperienze significative.  C’è il ragazzo originario del Congo, orfano, che frequenta il centro giovani e trova nella capoeira un mezzo per riscattarsi, c’è il ragazzo ribelle, che a lezione ascolta la musica nelle cuffie, che si isola, ma che, grazie a un cambio di prospettiva, si ritrova a mostrare a tutta la classe il suo talento. C’è la lettura ad alta voce, in una classe dell’istituto professionale, dove inizialmente gli studenti rispondevano con i fischi,  e poi, piano piano, venivano catturati dalla forza delle parole, e c’è il viaggio a Lerici, con i ragazzi che non avevano mai visto il mare prima.
Manici racconta di giovani che hanno avuto storie difficili, a rischio, dati spesso per “persi” dal mondo adulto, e dimostra che se gli si dà speranza e ascolto, sono capaci di brillare, anche nelle situazioni più difficili. Alcuni sembrano ragazzi di vita di Pasolini, “angeli spettinati”, che l’autore racconta usando i nomi delle stelle, “sono la mia bussola, loro sono la mia Orsa Maggiore” scrive.
Fra le pagine, c’è una cassetta degli attrezzi, per lavorare, in modo nuovo.

Ribellarsi in modo costruttivo

Un altro tema centrale del libro è l’invito rivolto ai giovani ad alzare la testa (non solo dagli smartphone), a ribellarsi in modo costruttivo. In un contesto sociale che spesso li accusa di nichilismo e disimpegno, Manici propone di coinvolgerli attivamente nella progettazione e nella costruzione del mondo che li circonda. Che si tratti di immaginare spazi come skate park, centri sociali o parchi, il coinvolgimento diretto dei giovani può trasformare la percezione che hanno di sé stessi e il loro rapporto con la società. Questo approccio non solo ridà dignità e speranza, ma costruisce un senso di comunità e appartenenza. Già durante la pandemia covid, ragazze e ragazzi erano stati i primi a dirci come affrontare quel periodo, con iniziative di “r-esistenza”, concerti online, spese per gli anziani, iniziative di solidarietà e ripensamento di spazi educativi.

Un manifesto per il cambiamento

L’adolescenza, con tutte le sue complessità, non è una periferia da ignorare, ma un centro vitale che può ispirare cambiamento e innovazione. “Adole-scemi?” di Stefano Manici è un’opera che parla ai giovani, ma anche agli adulti, con il cuore e con la testa. È un invito a guardare oltre le apparenze, a mettersi in gioco. È una cassetta degli attrezzi, per insegnanti e genitori, per lavorare in modo nuovo, ed è una lettera ai giovani, che parla di futuro.