Il 70% degli italiani vorrebbe rendere l’educazione affettiva e delle relazioni materia scolastica obbligatoria, come avviene in gran parte dei Paesi europei. Ben 9 italiani su 10 ritengono che proprio l’insegnamento scolastico possa contribuire alla prevenzione di fenomeni di odio, emarginazione e violenza di genere.
È quanto emerge dall’indagine “la scuola degli affetti”, promossa da Coop in collaborazione con Nomisma, su un campione di 2.000 persone, tra i 18 e i 64 anni. La ricerca è stata diffusa insieme alla campagna “Dire, fare, amare”, a sostegno dell’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole, come parte integrante dei programmi didattici, per insegnare ai giovani a riconoscere, gestire ed esprimere le proprie emozioni, per prevenire episodi di violenza.
Come vivono le emozioni gli italiani
L’indagine, coordinata da un comitato scientifico composto da Linda Laura Sabbadini, ex dirigente Istat e oggi editorialista, Elisabetta Camussi, docente di Psicologia Sociale all’Università di Milano-Bicocca ed Enrico Galiano, scrittore e insegnante, è stata pubblicata a marzo 2025. I risultati mostrano un quadro complesso delle relazioni in Italia. Il 54% degli italiani fatica a esprimere le emozioni al partner e solo il 40% degli italiani si sente soddisfatto delle proprie capacità relazionali.

Il ruolo della scuola
La maggioranza degli intervistati crede che la scuola possa essere il contesto ideale per educare alle relazioni, con molti genitori che immaginano di iniziare già dalle elementari.
Per migliorare l’educazione alle relazioni, il 68% degli intervistati suggerisce l’inclusione di esperti esterni, come psicologi e pedagogisti, nei programmi scolastici. Il 62% supporta l’idea di spazi di ascolto psicologico specializzato, mentre il 51% ritiene fondamentale la formazione specifica per gli insegnanti. Inoltre, il 90% dei genitori desidera che i programmi educativi scolastici coprano sia le relazioni interpersonali che la sessualità.

L’educazione sessuale e affettiva negli altri Paesi
L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove l’educazione all’affettività e alla sessualità non è una materia scolastica. Come mostra il Dataroom a firma di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera in 20 paesi europei l’educazione sessuale e alle relazioni è obbligatoria, mentre non la è solo in Italia, Ungheria, Bulgaria, Cipro, Romania, Lituania e Polonia.
Eppure, dal 2018 l’Unesco dice che «l’educazione sessuale consente a bambini e ragazzi di sviluppare conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di realizzarsi, nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità». E l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato che iniziasse fin dalla tenera età. Dal 1975 ci sono state almeno 16 proposte parlamentari in Italia per introdurre l’educazione sessuale a scuola, senza successo.
Pochi giorni dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin da parte dell’ex fidanzato, Il 22 novembre 2023 il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha presentato il progetto sperimentale “educazione alle relazioni”, rivolto alle scuole secondarie di secondo grado, per promuovere percorsi scolastici di contrasto della violenza maschile sulle donne. L’adesione delle scuole, però, è su base volontaria, con trenta ore complessive durante l’anno scolastico in orario extra-scolastico e 15 milioni di investimento dai fondi PON.
La ricerca di Save The Children
Interviene sul tema anche la ricerca di Save The Children e IPSOS “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”, condotta su 800 adolescenti e 400 genitori, e pubblicata a febbraio 2025. Questi i dati del sondaggio: il 91% dei genitori si esprime a favore dell’istituzione dell’educazione sessuale e affettiva come materia obbligatoria per i giovani. Meno di 1 studente su 2 (47%) dichiara di aver ricevuto un’educazione sessuale a scuola. È invece buono il livello di dialogo su queste tematiche fra figli adolescenti e genitori.Per promuovere l’educazione affettiva e sessuale a scuola Save the Children ha realizzato diversi progetti con le scuole e team di psicologi, in particolare attività dedicate alla prevenzione della violenza di genere, all’educazione all’affettività e alle relazioni: con il progetto UNDERADIO vengono proposti percorsi curricolari per lo sviluppo di podcast partendo da temi di interesse delle classi coinvolte, mentre con il progetto DATE e la campagna Lo hai mai fatto? ragazze e ragazzi promuovono l’educazione sessuale e affettiva e combattono la violenza di genere, anche nella sua dimensione digitale, parlando direttamente con i loro coetanei. Ma serve un approccio sistemico per cambiare le cose: l’associazione chiede l’impegno delle istituzioni e in particolare l’approvazione di una legge, che, partendo alle proposte già depositate, preveda l’inserimento di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alle secondarie di secondo grado.