L’ingresso nell’età adulta (18-29 anni) è un viaggio alla scoperta di sé, ma per molti ragazzi oggi questo percorso si interrompe bruscamente. In Italia, circa il 16,1% dei giovani vive in una condizione di stallo (NEET), che spesso diventa il terreno fertile per il ritiro sociale prolungato o hikikomori: una scelta di isolamento che dura da almeno sei mesi e che finisce per bloccare scuola, lavoro e amicizie.
Ma cosa succede nella mente di un giovane che decide di chiudere fuori il mondo? E, soprattutto, come possono le famiglie e i ragazzi stessi ritrovare la chiave per riaprire quella porta?
Per comprendere cosa spinga un giovane a chiudersi in se stesso, insieme a Irene Battilocchi, ho condotto un’indagine che ha coinvolto 247 giovani.
La trappola invisibile: quando il pensiero diventa un labirinto
La ricerca ci dice che il ritiro non è solo un atto fisico, ma è alimentato da un particolare modo di usare la mente. Esiste un fenomeno chiamato Mind Wandering (MW) spontaneo, ovvero quel vagabondare involontario della mente che ci porta “altrove” rispetto al presente.
Quando questo vagabondare si unisce alla ruminazione depressiva, ovvero il soffermarsi continuamente su errori passati o stati di tristezza, si crea un circolo vizioso: il ragazzo smette di agire nel mondo reale per perdersi in un labirinto di pensieri negativi. Al contrario, il rimuginio ansioso (preoccuparsi per il futuro) sembra avere un effetto meno isolante, perché a volte spinge a cercare soluzioni, mentre la ruminazione “congela” la persona nel passato.
Cosa possono fare le famiglie: rompere il “ciclo della protezione”
Per un genitore, vedere un figlio che si isola è doloroso. Tuttavia, la scienza suggerisce che l’isolamento spesso nasce da un meccanismo di auto-protezione chiamato Regulatory Loop Model. Il ragazzo percepisce l’ambiente sociale come ostile o giudicante e si ritira per proteggersi dal rifiuto.
Ecco alcuni spunti pratici per le famiglie:
- Validare, non giudicare: spesso il ritiro è una strategia di coping (adattamento) per gestire la sofferenza. Invece di fare pressione perché il ragazzo “esca di casa”, è utile mostrare empatia verso la fatica che prova nel relazionarsi.
- Attenzione ai “bias” sociali: chi vive in isolamento tende a interpretare ogni segnale esterno come un rifiuto (ipersocial monitoring). I familiari possono aiutare il giovane a rileggere le situazioni sociali in modo più neutro, evitando di confermare involontariamente le sue paure.
- Favorire il “qui e ora”: poiché la ruminazione si nutre di passato, incoraggiare piccole attività manuali o concrete in casa può aiutare a ridurre il Mind Wandering spontaneo e riportare l’attenzione sul presente.
Cosa possono fare i ragazzi: riprendere il timone della mente
Se ti trovi in questa condizione, è importante che tu sappia che non sei “sbagliato” o “pigro”. La tua mente sta cercando di proteggerti, ma lo sta facendo in un modo che ti toglie energia.
- Riconosci il “Vagabondaggio”: impara a distinguere tra il sognare a occhi aperti volontario (che può essere rigenerante) e i pensieri che arrivano senza permesso e ti buttano giù (MW spontaneo). Quando ti accorgi che la mente sta “scappando”, prova a riportarla dolcemente su un’azione fisica.
- Piccoli passi contro la ruminazione: la ruminazione ti convince che non valga la pena fare nulla. Prova a rompere questa inerzia con micro-obiettivi quotidiani che non riguardino necessariamente gli altri, ma il tuo benessere personale (curare una pianta, leggere una pagina, cucinare qualcosa).
- La prospettiva del tempo: i dati mostrano che la tendenza alla ruminazione e al ritiro tende a diminuire naturalmente con l’avvicinarsi dei 30 anni. Questo non significa dover “aspettare”, ma sapere che ciò che provi oggi è una fase legata a un momento critico di crescita e non una condanna definitiva.
Un ponte verso il futuro
Il ritiro sociale è un fenomeno complesso che non dipende da una sola causa. Tuttavia, capire che il “nemico” non è il mondo esterno, ma un modo ripetitivo e involontario di pensare, può cambiare tutto.
Youth worker e professionisti possono lavorare proprio su questo: aiutare i giovani a trasformare quel vagabondare mentale involontario in una riflessione consapevole e deliberata, capace di pianificare il futuro invece di restare prigioniera del passato.
Una metafora per riflettere: immaginate la vostra mente come una radio. Nel ritiro sociale, la radio è sintonizzata su una stazione che trasmette solo “notizie tristi dal passato” a volume altissimo (ruminazione), impedendovi di sentire cosa succede fuori. Le famiglie non devono provare a spegnere la radio con la forza, ma possono aiutare il ragazzo a imparare come cambiare lentamente frequenza, cercando una stazione che parli del presente, un piccolo passo alla volta.