L’IA e il potere di imparare: «Strumento per andare in profondità, non in velocità»

Come cambia il nostro modo di imparare ora che l’intelligenza artificiale è alla portata di tutti? Se n’è parlato durante la presentazione del libro «Il potere di imparare» (Mondadori), scritto da Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi, lunedì 25 maggio al CASCO Learning Center. Le due autrici, rispettivamente direttrice e project manager del METID (il centro del Politecnico di Milano dedicato all’innovazione didattica), hanno dialogato con Aluisi Tosolini, filosofo dell’educazione, all’interno della rassegna “Pagine in movimento”.

In quello che le autrici definiscono il «secolo incerto», possedere la capacità di imparare in modo continuo diventa più strategico del semplice possesso del «sapere». «Nelle situazioni di incertezza quello che mi serve di più non è tanto quello che già so, ma la capacità che ho di mettermi in gioco e di apprendere man mano che il contesto cambia per adattarmi» ha precisato Susanna Sancassani.

Per navigare questa nuova realtà, popolata anche dalle macchine, le studiose hanno individuato un set di competenze fondamentali, metaforicamente definite come «dieci monete cognitive». Usando l’immagine di un vecchio juke-box, le autrici hanno spiegato che oggi la conoscenza ha un altissimo livello di accessibilità, ma per «ascoltare il disco» servono le monete giuste da inserire. Tra queste abilità spiccano la «capacità di attivare il potere di imparare» (per leggere la realtà e trasformarla) e la capacità di «vivere l’incertezza», indispensabili per sconfiggere l’ansia del nuovo e orientarsi senza farsi travolgere.

Presentazione del libro “Il potere di imparare” – da sinistra, Aluisi Tosolini, Susanna Sancassani, Daniela Casiraghi


L’intelligenza artificiale suscita non pochi timori tra i docenti, ma le autrici rassicurano sulla centralità del ruolo umano. L’insegnante non scompare: rimane il curatore dell’interazione e diventa colui che dà senso a questa interazione con gli studenti. Il messaggio centrale è di usare l’IA non per accorciare i tempi e «fare meno», ma per comprendere meglio i processi e studiare in modo più efficace. «Questi strumenti non devono essere utilizzati per andare in velocità, ma per andare in profondità» è l’invito di Daniela Casiraghi.

A chiusura dell’incontro, Aluisi Tosolini ha descritto l’IA come uno specchio che interroga la nostra natura. L’uomo si è sempre chiesto cosa lo rendesse unico rispetto agli altri esseri o alle macchine. Per secoli, la risposta più ovvia è stata il linguaggio. Oggi che le macchine parlano «meglio di moltissimi italiani», questo primato è perso. Ciò che definisce davvero l’umano è invece il limite. «L’IA ci spinge così a chiederci profondamente chi siamo, cosa possiamo sperare e dove andiamo» ha detto Tosolini. Si tratta di un percorso di scoperta che affrontiamo insieme a un “nuovo compagno di viaggio”, le cui risposte, per quanto artificiali, ci spingono ad analizzare i nostri schemi mentali e culturali.

La rassegna “Pagine in Movimento”, inserita all’interno del più ampio progetto «RIZOMA», è stata realizzata grazie al contributo di Fondazione Cariparma e al sostegno di BCC Emil Banca.

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