Due grafici interattivi per capire la differenza di stipendi e quanto pesa la progressione di carriera di chi insegna nei diversi Paesi UE.
È proprio lì, sui tasti dolenti ormai noti, che la discussione sul ruolo degli insegnanti va quasi sempre a parare nel nostro Paese. Da un lato, la fatica quotidiana di tenere insieme didattica, inclusione e burocrazia, efficienza ed efficacia. Dall’altro, il riconoscimento economico della professione, percepito come insufficiente rispetto al valore e all’impatto che il ruolo dovrebbe avere e avrà sulle nuove generazioni e sulla società futura.
Per uscire dal continuo rimbalzo di opinioni opinabili, proviamo a guardare ai numeri. Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe è un report, ma soprattutto uno strumento online interattivo, elaborato nel 2025 da Eurydice, rete di 43 unità nazionali europee che fornisce dati e analisi sui sistemi educativi europei.
Il portale fornisce visualizzazioni dinamiche dei dati raccolti in conformità con la Classificazione Internazionale Standard dell’Istruzione (ISCED) sugli stipendi lordi annui, previsti dalle normative nazionali di 37 paesi europei, per insegnanti e dirigenti scolastici a tempo pieno e pienamente qualificati nelle scuole pubbliche, dall’anno scolastico 2020/2021 al 2023/2024.
Di tutti i dati raccolti e visualizzati dallo strumento, in questo articolo analizziamo quelli relativi agli insegnanti con classificazione ISCED 34 (livelli di istruzione secondaria superiore) nei 27 Paesi UE. In particolare abbiamo estratto e visualizzato:
- I salari previsti dalla legge per gli insegnanti di ruolo a tempo pieno nelle scuole pubbliche agli inizi della carriera professionale.
- L’aumento percentuale del salario minimo annuo previsto dalla legge in diverse fasi della carriera (dopo 10 anni di servizio, dopo 15 anni di servizio e al culmine della carriera) rispetto al salario minimo iniziale.
Gli stipendi di chi insegna nelle Scuole Secondarie di secondo grado
Come anticipato, il primo grafico (Line Chart) illustra la fascia salariale lorda annua prevista dalla legge per gli insegnanti neo-qualificati delle Scuole secondarie di secondo grado che entrano nella professione con i requisiti minimi di qualifica. Le diverse linee rappresentano l’evoluzione dall’anno scolastico 2020/21 al 2023/24, consentendo di avere una visuale di insieme e selezionare uno o più Paesi per confrontare le traiettorie. Lo stipendio in questo caso corrisponde alla retribuzione annua lorda per insegnanti neo-qualificati a tempo pieno, calcolata in base a fasce salariali definite per legge. Include le indennità aggiuntive periodiche (ad esempio, tredicesima e indennità per ferie) e i contributi previdenziali e pensionistici a carico del dipendente, ma esclude i contributi del datore di lavoro. Per facilitare il confronto internazionale, gli stipendi sono stati convertiti dalle valute nazionali in standard di potere d’acquisto (PPA). Questo significa che, a parità di cifra, si punta a rappresentare una comparazione della capacità di spesa reale più che del guadagno in sé e per sé.
All’interno di questa cornice, la gerarchia tra Paesi risulta evidente e stabile nel tempo. La Germania si mantiene stabilmente nella fascia più alta, con un incremento progressivo e regolare. Il Lussemburgo segue a breve distanza, mostrando una traiettoria più dinamica e un avvicinamento ulteriore alla parte alta del grafico.
Subito sotto, si colloca un gruppo intermedio composto da Paesi che, pur condividendo un livello retributivo simile, presentano andamenti differenti. Spagna, Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Belgio si muovono lungo una traiettoria relativamente compatta ma a diverse intensità: alcuni valori crescono in modo lineare, altri evidenziano scarti più netti tra un anno e l’altro, suggerendo interventi meno graduali nel tempo.
L’Italia si posiziona più in basso rispetto a questi ultimi: la crescita nel quadriennio c’è, ma non è sufficiente a ridurre in modo significativo la distanza. In altre parole, il divario che si osserva non dipende soltanto dalle differenze nel costo della vita rispetto ai Paesi prima citati, ma emerge chiaramente anche quando il confronto viene normalizzato. Se calcoliamo l’incremento in percentuale dello stipendio nel quadriennio analizzato, l’Italia raggiunge il 4,11%, mentre la Germania, sempre in testa, si aggira sul 5,78%.
Quanto cresce lo stipendio durante la carriera
Il secondo grafico (a Barre) sposta il fuoco su un tema tanto decisivo quanto poco citato: la progressione di carriera. L’obiettivo non è quindi confrontare euro contro euro, ma analizzare quanto lo stipendio degli insegnanti delle Scuole secondarie di secondo grado aumenta dopo 10 anni, 15 anni e al termine della carriera rispetto agli inizi.
Emergono quindi diversi modelli nazionali.
- Progressioni piatte. In alcuni Paesi, la distanza fra inizio e fine carriera resta contenuta: gli aumenti sono distribuiti in modo relativamente uniforme fino alla fine del percorso. Il caso che salta all’occhio è la Danimarca, dove le tre barre sono praticamente allineate, segnale di una carriera che probabilmente premia poco la permanenza e tende a mantenere la struttura retributiva più stabile.
- Progressioni moderate e progressive. La crescita c’è, ma senza grossi picchi. Il passaggio 10 > 15 anni porta un incremento visibile e il fine carriera aggiunge ulteriore distanza, senza mai esagerare. È la fascia in cui si collocano diversi sistemi dell’Europa continentale.
- Progressioni concentrate a fine carriera. È dove la barra viola del “fine carriera” si allunga molto più delle altre, mentre i primi scatti risultano relativamente più contenuti. Cipro è il caso estremo, ma anche Paesi Bassi, Portogallo, Irlanda, Grecia mostrano una progressione dove l’ultimo miglio pesa più dei primi quindici anni.
Nel caso italiano, il grafico mostra un aumento progressivo che diventa più significativo soprattutto verso il traguardo finale. La crescita nei primi anni è modesta (dopo 10 anni l’aumento resta contenuto), diventando più significativa dopo 15 anni e arrivando a circa +54,91% a fine carriera rispetto allo stipendio iniziale. In sostanza, la progressione italiana non è tra le più aggressive d’Europa, ma premia comunque di più la permanenza rispetto alla fase iniziale. Il confronto con la Germania è interessante: lì la progressione è più breve e lineare (circa +34,98% a fine carriera), un profilo coerente con un impianto che tende a caricare di più lo stipendio all’ingresso e meno negli scatti successivi.
Tradotto? In Italia, prima di raggiungere livelli retributivi comparabili con quelli di altri sistemi europei, la durata della carriera degli insegnanti risulta ancora molto lunga. Non si tratta quindi solo di stipendio alto o basso, ma anche di carriera poco incentivante. Se la crescita è lenta, la scuola fatica ad attrarre e trattenere, soprattutto nelle fasi in cui le scelte di vita (casa, famiglia, stabilità) pesano di più.
Oltre i numeri: cosa raccontano gli stipendi sul futuro della scuola
Grazie ai dati abbiamo visto come in Europa non cambia solo quanto si paga chi insegna, ma come si costruisce nel tempo il valore economico della professione. In altre parole, la risposta a “quanto vale una cattedra” non è e non può essere solo un numero: è un indirizzo di priorità pubblica e politica, che passa dal livello di ingresso, dalla velocità degli scatti nel tempo e dalla capacità di rendere solido e credibile, oggi, un mestiere che dovrebbe reggere il futuro. Di tutti noi.