Intervista ad Alessandro Leoni: «Così gli studenti raccontano il patrimonio locale attraverso i videogiochi»
Venticinque anni, parmigiano, e una passione per l’informatica nata da autodidatta. Oggi Alessandro Leoni è una delle anime digitali di Casco, centro per gli apprendimenti scolastici che fa dell’innovazione e della creatività i suoi pilastri. Ha lavorato su Jungle Maze, un progetto innovativo in cui gli studenti si sono trasformati in sviluppatori per raccontare i luoghi simbolo della Provincia di Parma attraverso i videogiochi.
Alessandro, partiamo dal progetto “Jungle Maze” e dal tuo arrivo a Casco. Come si uniscono l’educazione e lo sviluppo web in questa iniziativa?
«Sono entrato nel team lo scorso febbraio. Uno dei primi progetti che ho seguito è stato proprio “Jungle Maze”: mi sono occupato di creare la piattaforma web che ospita i videogiochi realizzati dai ragazzi per far conoscere i luoghi simbolo di Parma. Ho utilizzato WordPress con il plugin Elementor, curando l’interfaccia grafica, l’impaginazione dei testi e l’ esperienza utente, affiancato da Daniele Khalousi e dalle idee degli studenti».
Sul portale trovano spazio opere digitali create direttamente dagli studenti. Qual è il valore aggiunto?
«Utilizzare il videogioco per raccontare il patrimonio locale è un’intuizione vincente, soprattutto per chi, come me, è cresciuto con i videogame fin da piccolo. La creatività dei ragazzi è sorprendente: mi ha colpito in particolar modo un gioco ambientato sul Monte Fuso, ricco di dettagli curatissimi e simpatici, come una volpe che fa l’occhiolino. Un’altra bella idea è stata la creazione di Maria Luigia in versione pixel: il giocatore deve aiutare la Duchessa di Parma alle prese con un labirinto».

Sulla piattaforma c’è un pulsante per migliorare l’accessibilità, cosa serve?
«Sul sito di Jungle Maze ho inserito uno strumento per l’accessibilità: dalla gestione dei contrasti al testo più grande, a un font senza grazie: tutto studiato per agevolare la lettura a utenti con disabilità e disturbi dell’apprendimento».
A proposito, c’è un progetto che vorresti portare avanti?
«Sì, mi piacerebbe realizzare un laboratorio sull’inclusione, sul rispetto delle persone con disabilità, dedicato agli studenti. Ho già qualcosa in mente. La riflessione potrebbe essere: cosa significa per voi inclusione oppure quali comportamenti o atteggiamenti rischiano di essere discriminatori?».
Dal punto di vista pratico, come si svolgerebbe questo laboratorio?
«Attraverso la creatività digitale. Vorrei stimolare i ragazzi a produrre un’immagine o un elaborato grafico che rappresenti l’inclusione uscendo dai canoni tradizionali. L’obiettivo è superare il cliché della “persona in carrozzina”, per mostrare che il mondo della disabilità comprende tantissime sfaccettature».
Oltre allo sviluppo web, a Casco di cosa ti occupi?
«Mi occupo di video per i social, utilizzo la stampante 3D e il taglio laser, creo adesivi e stampe di magliette personalizzate. È un ambiente in cui mi sento a casa. Tra l’altro, conosco i fondatori da quindici anni e già a 17 anni frequentavo i loro spazi per l’alternanza scuola-lavoro al FabLab».
Cosa trovi più stimolante?
«Lavorare con i ragazzi e le ragazze. Possiedono una curiosità, un’energia e una voglia di scoprire che è contagiosa. Spesso vengono dipinti come disinteressati, ma qui a Casco si vede il contrario: sanno appassionarsi. Vedere che si divertono e imparano è molto gratificante».
