{"id":1717,"date":"2024-11-04T10:14:19","date_gmt":"2024-11-04T10:14:19","guid":{"rendered":"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/?p=1717"},"modified":"2025-12-04T20:14:55","modified_gmt":"2025-12-04T18:14:55","slug":"cosimo-accoto-il-pianeta-latente-una-recensione-in-4-atti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2024\/11\/04\/cosimo-accoto-il-pianeta-latente-una-recensione-in-4-atti\/","title":{"rendered":"Cosimo Accoto &#8211; Il pianeta latente &#8211; Una recensione in 4 atti"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"530\" height=\"816\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/il_pianeta_latente_accoto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1719\" style=\"width:240px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/il_pianeta_latente_accoto.jpg 530w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/il_pianeta_latente_accoto-195x300.jpg 195w\" sizes=\"(max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>Il pianeta latente<\/em><br><em>Provocazioni della tecnica, innovazioni della cultura<\/em><br>Egea, Milano 2024<\/h5>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Atto primo<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Irruzione indisciplinata in terre incognite<\/em>, cos\u00ec Cosimo Accoto presenta e descrive il suo ultimo volume appena pubblicato per i tipi di Egea ma in parte gi\u00e0 discusso \u2013 nei suoi temi chiave \u2013 nella \u201cfucina\u201d che \u00e8 il suo sito (<a href=\"https:\/\/cosimoaccoto.com\/\">https:\/\/cosimoaccoto.com\/<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da diversi anni seguo Cosimo Accoto, filosofo tech decisamente <em>ec-centrico<\/em> rispetto all\u2019accademia italiana, e questo suo ultimo lavoro decisamente costituisce una \u201c<em>incursione filosofica<\/em>\u201d piuttosto che \u201c<em>un saggio filosofico<\/em>\u201d (con le sue inevitabili complessit\u00e0 e processi ben disciplinati) come lo sono i suoi tre precedenti scritti, la sua trilogia (<em>Il mondo dato, Il mondo e-machina, Il mondo in sintesi<\/em> \u2013 2017-2022).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Leggere nuovi orizzonti dentro l\u2019<em>uncanney valley<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di un testo la cui lettura, per me, equivale all\u2019apertura di una finestra sull\u2019orizzonte di una valle avvolta nella nebbia e attraversata dalle nuvole autunnali di questi giorni. Una <em>uncanney valley<\/em>, mettendo assieme il significato che a questo termine danno l\u2019ingegnere Masahiro Mori (1970) e il buon vecchio Sigmund Freud (1919). Una valle perturbata che ci chiede di saper leggere nuovi orizzonti (<em>orizzontare<\/em>) senza lasciarci prendere dalle sole visioni negative tipiche dello sguardo catastrofistico oggi cos\u00ec diffuso (<em>catastrofare<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume di Accoto, come dice con chiarezza il sottotitolo, sostiene (ed \u00e8 il punto di partenza in tutto il suo lavoro) che \u201c<em>l\u2019intelligenza artificiale si sta finalmente rivelando per quello che \u00e8 sempre stato: una provocazione planetaria<\/em>\u201d \u2026 Essa \u00e8 \u201c<em>un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta. Prefigura (e configura) l\u2019ennesima ultima terraformazione del nostro mondo\u2026Con il suo dispiegarsi planetario noi non affronteremo solo problemi tecnici \u2026. Piuttosto e pi\u00f9 radicalmente fronteggeremo delle provocazioni intellettuali<\/em>\u201d (pp. 121-123).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Orizzontare vuol dunque dire essere capaci di \u201c<em>innovazione culturale\u201d<\/em> e di pensieri <em>sovrumani<\/em> e \u201c<em>pi\u00f9 che umani<\/em>\u201d andando oltre quella che \u00e8 la posizione sintetizzata nel motto \u201c<em>human in the loop<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume di Accoto mostra infatti con tutta evidenza come gi\u00e0 oggi, in tre diversi ambiti (il linguaggio, la visione e l\u2019immagine, l\u2019azione-agentivit\u00e0), l\u2019umano sia gi\u00e0 fuori dal loop.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>E allora che fare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Andiamo con ordine, partendo da Heidegger<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma andiamo con ordine. Qui, in questa prima parte di una recensione in quattro parti, mi basta ricordare che nel prologo Accoto prende avvio dalla famosissima intervista a Heidegger del 1966 (pubblicata poi postuma, per suo volere, nel 1976) e dallo sconcerto \u2013 dallo<em> choc<\/em> \u2013 provato e confessato dal filosofo tedesco di fronte alle prime immagini della terra scattate in modo automatico dalla luna. Una visione che lo ha schiacciato nell\u2019angoscia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La terra, per la prima volta, viene \u201cvista\u201d da una diversa prospettiva, senza l\u2019uomo al centro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 da qui, dall\u2019idea che siamo di fronte ad una nuova \u201c<strong><em>terraformazione<\/em><\/strong>\u201d (per usare il titolo del <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/49771602\/The_Terraforming_Strelka_Press_\">volume del filosofo Benjamin Bratton del 2019<\/a>) che prende avvio il percorso in tre tappe di Cosimo Accoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Percorrerlo assieme a lui richiede di lasciarsi prendere dal <em>per-turbamento<\/em>, avere il coraggio di avventurarsi nella valle piena di nebbie e nuvole per cercare di ritrovare nuovi orizzonti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per esplorare costruire nuovi linguaggi. Per confrontarsi con i nuovi lemmi di una cultura capace di sovrumani pensieri.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Atto secondo: l\u2019ultima parola<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume di Accoto indaga ci\u00f2 che accade nell\u2019era delle nuove tecnologie che terremotano (distruggono) il presente e terraformano (costruiscono) il futuro. Ingegnerie della parola, dello sguardo, dell\u2019azione. Del dire, del vedere, dell\u2019agire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo capitolo \u00e8 dedicato a <strong>L\u2019ultima parola<\/strong> (<a href=\"https:\/\/press.uchicago.edu\/ucp\/books\/book\/distributed\/L\/bo238320279.html\"><em>Last words<\/em><\/a> \u00e8 anche un recentissimo volume del linguista-antropologo Paul Kockelman. (<em>nb<\/em>: per inciso va detto che la bibliografia su cui lavora Accoto \u00e8 fatta di volumi recentissimi, alcuni persino non ancora usciti al momento della pubblicazione del suo saggio. Si tratta di una bibliografia molto interessante e utile: seguirla significa spesso percorre sentieri inesplorati nella foresta alla ricerca di antiche <em>macerie<\/em> che possono diventare <em>nuove<\/em> <em>materie<\/em> per <em>nuove<\/em> costruzioni).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitolo parte da una domanda semplicissima: chi avr\u00e0 <em>l\u2019ultima parola tra l\u2019umano e la macchina?<\/em> E gi\u00e0 si intravede un ritornello che ritorner\u00e0 per tutto il volume con gentile ma precisa polemica e che pu\u00f2 essere riassunto nella seguente domanda: chi \u00e8 lo <em>Human<\/em> che si vuole mantenere <em>in the loop<\/em>? E questa idea \u00e8 forse solo comoda narcosi che vuole evitare il rischio di pensieri \u201c<em>pi\u00f9 che umani e sovrumani<\/em>\u201d? Ci torneremo, perch\u00e9 il testo di Accoto \u00e8 anche e forse anche (o <em>soprattutto<\/em>) un saggio di antropologia filosofica. Una risposta al quesito di Kant che, nella lettera del 4 maggio 1973 a Friedrich Staudlin, sintetizza le tre precedenti domande (<em>Che&nbsp;cosa&nbsp;posso sapere? Che&nbsp;cosa&nbsp;debbo fare? Che&nbsp;cosa&nbsp;mi&nbsp;\u00e8 lecito sperare?<\/em>) nel quesito: <strong>che cos\u2019 \u00e8 l\u2019uomo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale ha preso la parola e siamo di fronte alla scrittura macchinica che incrina molti domini di senso implicati con l\u2019idea che la parola fosse prerogativa umana: autoralit\u00e0, normativit\u00e0, responsabilit\u00e0, autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo di fronte a parole sintetiche che costituiscono (per ora) il punto finale di un percorso che parte dall\u2019oralit\u00e0, arriva alla scrittura e poi alla programmazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricostruendo la disputa storica tra comunicazione e computazione incontriamo cos\u00ec prima Leibnitz che invita a sostituire la parola con il simbolo (come avviene nel linguaggio matematico ad esempio) e infine il linguaggio macchina che fa nascere una nuova scrittura, quella della programmazione, che diventa <strong>scrittura eseguibile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il trittico diventa cos\u00ec lingua, numero, codice. Dove il codice rappresenta il nuovo linguaggio costitutivo della realt\u00e0 perch\u00e9 \u201c<strong><em>\u00e8 il software che decide, disegna e dispiega le condizioni di possibilit\u00e0 del nuovo mondo<\/em><\/strong>\u201d (p.23). Le peculiarit\u00e0 native del codice sono, dice Accoto, l\u2019eseguibilit\u00e0, la conseguente capacit\u00e0 di azione (agentivit\u00e0-<em>agency<\/em>), l\u2019autonomia (e qui Accoto innesta una riflessione che riprende Paul Ricoeur e sottolinea come siano molti i filosofi che hanno riflettuto sulla autonomia della scrittura rispetto all\u2019autore, non ultimi <a href=\"https:\/\/www.ubu.com\/aspen\/aspen5and6\/threeEssays.html#barthes\">Roland Barth<\/a>, <a href=\"https:\/\/corsidilaurea.uniroma1.it\/sites\/default\/files\/foucault_che_cose_un_autore.pdf\">Michel Foucault<\/a>, <a href=\"https:\/\/gunkelweb.com\/\">David Gunkel<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella macchinica \u00e8 una scrittura esecutiva, al contrario di quella naturale che \u00e8 riflessiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma oltre alle dimensioni di eseguibilit\u00e0 e autonomia va riconosciuta una insicurezza ontologica del codice poich\u00e9 il <strong>codice<\/strong> \u00e8 sempre <strong>fallibile, degradabile, vulnerabile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le analisi e gli approfondimenti che Accoto compie sulla \u201cparola\u201d sono molteplici e sempre spiazzanti. L\u2019idea di fondo (che \u00e8 il Leitmotiv del volume) \u00e8 che \u201c<em>la parola (e la scrittura) alla macchina \u00e8 anche e soprattutto una provocazione di senso alla nostra idea di umano e delle sue prerogative storicamente date<\/em>\u201d (p.34).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abitare il passaggio di civilt\u00e0 verso la nuova terraformazione richiede di uscire dalla logica del <em>catastrofare<\/em> (interrogarsi sulla fine di un mondo dato) per entrare nell\u2019<em>orizzontare<\/em> (proiettarsi all\u2019inizio di un mondo nuovo) (p.39). Un esempio di che cosa significhi sta nel titolo di un saggio di Accoto (<em>Protomedialit\u00e0. Un azzardato orizzontare<\/em>) inserito nel volume curato dal filosofo Stefano Moriggi e intitolato <a href=\"https:\/\/www.raffaellocortina.it\/scheda-libro\/stefano-moriggi\/postmedialita-9788870432305-4147.html\"><em>Postmedialit\u00e0<\/em><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in questo sforzo di \u201cpensarsi\u201d dentro le trasformazioni e perturbazioni connesse al pianeta latente che si sta terraformando facciamo anche i conti con le dinamiche di <strong>intraversione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne parla Libu\u0161e Hannah Vep\u0159ek nel volume <a href=\"https:\/\/www.transcript-publishing.com\/978-3-8376-7228-2\/at-the-edge-of-ai\/\"><em>At the Edge of AI.<\/em> <em>Human Computation Systems and Their Intraverting Relations<\/em><\/a><em> (2024)<\/em>: Una etnografa che studia le relazioni uomo-tecnologia e gli assemblaggi umano-AI sempre in divenire mostrando come queste formazioni siano segnate da intraversioni, in quanto cambiano con i progressi tecnologici e gli obiettivi, le motivazioni e le pratiche degli attori.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Atto terzo: l\u2019occhio assente<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>La seconda provocazione intellettuale delle nuove ingegnerie artificiali, sintetiche, virtuali \u00e8 sul senso e sulla sorte dell\u2019immagine<\/em>\u201d (p. 45).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo capitolo del saggio, intitolato \u201c<em>L\u2019occhio assente<\/em>\u201d, \u00e8 cos\u00ec dedicato alle immagini e al \u201cvedere\u201d. Le nuove tecnologie digitali e l\u2019AI, infatti, \u201cvedono\u201d, ovvero creano e utilizzano immagini \u201c<em>senza riferimento all\u2019umano e senza referenza al mondo<\/em>\u201d (p. 48)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una rapida storia della <em>computer vision<\/em> permette ad Accoto di ricordare che \u201c<em>la visione artificiale si \u00e8 storicamente evoluta all\u2019incrocio di operazioni militari, belliche e paanoptiche di sorveglianza<\/em>\u201d (p. 51) e che oggi \u201c<em>l\u2019obiettivo della nuova disciplina sar\u00e0 quello di sviluppare capacit\u00e0 macchiniche automatizzanti per estrarre informazioni su e da scene e contesti della realt\u00e0, analizzandone le immagini<\/em>\u201d (p.51). Si passa cos\u00ec da visuale (rappresentazione) al virtuale (inteso come computazione) dove processamento di dati e modelli viene fatto da macchine (si pensi ad esempio ai droni come armi letali autonome<em>&nbsp;\u2013 Laws &#8211;&nbsp;Lethal autonomous weapons systems<\/em>). Si tratta di un osservare \u2013 dice Accoto &#8211; che tende a lasciare l\u2019umano fuori dal <em>loop<\/em> (53).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 a questo che gi\u00e0 nel 1988 Paul Virilio, filosofo francese \u201cvisionario\u201d, preconizz\u00f2 con la pubblicazione di <a href=\"http:\/\/www.editions-galilee.fr\/f\/index.php?sp=liv&amp;livre_id=3136\">La machine de vision<\/a> che segnala l\u2019emergere di un nuovo immaginario macchinico e di una industrializzazione del non-sguardo (53).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi di Accoto continua affrontando (filosoficamente) le immagini sintetiche, la genAI <em>text-to-imagine<\/em>, <em>text-to-video<\/em> ma anche il viceversa, ovvero <em>video-to-text<\/em> sino a giungere alla conferma della sua precedente intuizione sulla societ\u00e0 oracolare (p. 62): la <em>figurazione<\/em> diventa <em>prefigurazione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto possiamo dire che siamo di fronte al passaggio <em>dall\u2019immagine come supporto rappresentazionale<\/em> all\u2019<em>immagine<\/em> come dispositivo <em>operazionale<\/em> (p. 64). Immagini fatte da macchine per macchine. \u201c<strong>Immagini che fanno cose (senza l\u2019umano di un tempo e senza il loop)<\/strong>\u201d (p. 67).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguono domande davvero scomode. Ad esempio: \u201c<em>saranno le macchine (ovvero, i nuovi intrecci umano-macchinici cognitivi e decisionali all\u2019opera) a discriminare il vero dal falso e non pi\u00f9, in prima istanza, il nostre sensorium, il nostro apparato di sensi e pensieri?<\/em>\u201d (p. 76).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019invito di Accoto \u00e8 quello di guardare non solo ai rischi imminenti ma ai fondamenti e non ai deviamenti del pianeta latente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, ad esempio, parlando di \u201ccybersicurezza, a rischio non \u00e8 la rete dei dispositivi connessi, come si dice ingenuamente: a rischio \u00e8 il mondo intero nel suo divenire programmabile. A rischio \u00e8 il mondo ne suo <em>esser-C<\/em>, direbbero i programmatori. A rischio, \u00e8 il mondo e il nostro <em>esser-ci<\/em>, direbbero i filosofi\u201d (p.78).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Atto quarto: l\u2019atto osceno<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNella tradizione occidentale esercitare la facolt\u00e0 dell\u2019azione e il suo potere d\u2019intervento \u00e8 stato considerato un privilegio dell\u2019umano. \u2026 Ora per l\u2019azione si dispiega un nuovo e arrischiato orizzonte macchinico. Infatti dopo essere stata <em>discriminativa<\/em> e <em>generativa<\/em>, l\u2019intelligenza artificiale entra nella sua fase <em>agentiva<\/em>\u201d (pp. 81-82). Il tema dell\u2019<strong><em>agency<\/em><\/strong> \u00e8 cruciale oggi all\u2019incrocio tra digitale, intelligenza artificiale e capacit\u00e0 di far accadere le cose.&nbsp; Stiamo cos\u00ec passando <strong><em>dal text-to-image al text-to-action<\/em><\/strong> con l\u2019emergere di assistenti autonomi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra un paradosso: la cibernetica (scienza massima del controllo) richiede oggi di essere controllata! (p. 83).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E siamo cos\u00ec alla domanda radicale: \u201cE se il disegno del pianeta latente richiedesse non solo di scrivere nuovi programmi informatici, ma di <strong>redigere nuovi programmi politici<\/strong>? Se la questione odierna su come governare la tecnica celasse, in realt\u00e0 e viceversa, <strong>l\u2019urgenza di un rinnovamento delle tecnologie del governare?<\/strong> (p. 83).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019analisi degli <em>AI agents<\/em> (agenti artificiali autonomi) conduce cos\u00ec in poche pagine allo studio dell\u2019iper-automazione e del lavoro sintetico sino a giungere al cuore del ragionamento e alla messa in discussione della narcotica e anestetica visione incentrata sullo <em>human in the loop<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accoto sostiene che \u201c<em>abbiamo bisogno di un altro umanesimo che interpreta in maniera complessa e sofisticata il passaggio epocale di cui stiamo facendo esperienza<\/em>\u201d (92). Dobbiamo ci\u00f2 superare l\u2019umanesimo che, accompagnandosi ad una facile deriva anestetica dell\u2019etica, dice all\u2019umano di non preoccuparsi e di rimanere identico a s\u00e9, lo rassicura <em>della<\/em> e <em>nella<\/em> sua centralit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E invece<strong> umani non si \u00e8 e non si resta: si diventa<\/strong>. E lo si diventa anche dentro la co-evoluzione tra umani e macchine (93-95).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec l\u2019AI diventa pi\u00f9 scienza dell\u2019umano che scienza della macchina come scrive <a href=\"https:\/\/upittpress.org\/books\/9780822947967\/\">Kevin Paadraic Donnely<\/a> .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comprendere meglio l\u2019agentivit\u00e0 richiede poi di fare i conti diversi domini e macro aree. Tra questi<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>i programmi e i sensori<\/li>\n\n\n\n<li>i dati e gli algoritmi<\/li>\n\n\n\n<li>le piattaforme e i protocolli<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui si tocca il nervo sensibile della politica: chi fa oggi la politica? Le grandi piattaforme? I parlamenti? Accoto, citando gli studi del giurista Oreste Pollicino che per l\u2019Enciclopedia del diritto ha scritto la voce <a href=\"https:\/\/www.iaic.it\/news\/enciclopedia-del-diritto-nuova-voce-potere-digitale-autore-il-prof-avv-oreste-pollicino\/\">Potere Digitale<\/a>, sostiene che nella \u201c<strong><em>nostra contemporaneit\u00e0 iperautomata il potere \u00e8 sempre meno vestito di umana sembianza perch\u00e9\u2026.. le ingegnerie contemporanee non semplicemente hanno o fanno politica: sono esse stesse politica<\/em><\/strong>. (104).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, \u201cabbiamo bisogno di una teoria politica per il pianeta latente che sappia incorporare una dose significativa di immaginazione (politica)\u201d (108). Una politica che sappia riconoscere parola anche alle cose, ai non umani, agli animali, alle piante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201cUna politica pi\u00f9 che umana, fatta di plant politics, animal politics, machine politics, alien politcs\u201d<\/em><\/strong> (109).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questioni complesse e \u201cirritanti, perturbanti, o-scene, ovvero che si collocano fuori dalla <em>sken\u00e8<\/em>, dalla scena, dallo spazio scenico usuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ob-sken\u00e8<\/em> al punto che \u00e8 legittimo chiedersi, con Jake Goldenfein (giurista della universit\u00e0 di &nbsp;Melbourne e membro dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.admscentre.org.au\/\">ARC &#8211; &nbsp;Centre of Excellence for Automated Decision Making and Society<\/a> che ha l\u2019obiettivo, in un mondo sempre pi\u00f9 automatizzato, di creare le conoscenze e le strategie necessarie per un processo decisionale automatizzato responsabile, etico e inclusivo), <em>Who is the \u201chuman\u201d of the Human in the Loop?<\/em> E se per caso proprio l\u2019umano non sia <a href=\"https:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=4750634\"><strong><em>Lost in the Loop<\/em><\/strong><\/a><strong><em>.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec la chiusura del terzo capitolo \u00e8 un tuffo alle origini della filosofia, a quel <strong>Diogene<\/strong> che pare andasse in giro per la citt\u00e0 gridando \u201c<em>Cerco l\u2019uomo<\/em>\u201d e la volta che qualcuno gli si avvicin\u00f2 lui reag\u00ec malamente lanciandogli contro il bastone gridando: \u201c<em>Ho chiesto uomini, non balordi<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eccoci dunque al termine della nostra lettura del saggio di Cosimo Accoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che nelle pagine finali (e nell\u2019epilogo, intitolato \u201c<em>un azzardato orizzontare<\/em>\u201d) ribadisce quanto sostenuto lungo tutto il volume, ovvero che \u201c<em>se l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 una provocazione di senso, dobbiamo fronteggiarla con l\u2019innovazione culturale. Vale a dire produrre significati nuovi anche ertici e disturbanti, interroganti l\u2019umano e poco accomodante<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono necessari pensieri sovrumani (e quindi anche planetari) capaci di produrre nuovo senso accompagnando questo nuovo divenire-umani. (117).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo chiamati a sondare nuovi orizzonti, ad esplorarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<strong><em>Nel trittico che compone questo saggio l\u2019abbiamo pi\u00f9 volte incontrata questa nuova condizione umana che fronteggia l\u2019indicibilit\u00e0 della parola sintetica, l\u2019invisualit\u00e0 dell\u2019immagine operativa, l\u2018inscrutabilit\u00e0 dell\u2019incognita politica. Ma pensare l\u2019impensabile \u00e8 il nostro destino<\/em><\/strong>\u201d (p.124).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un saggio ricchissimo e urticante, quello di Accoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pieno di <strong>nuovi lemmi<\/strong> (<em>ad esempio<\/em>: intraversioni \u2013 p. 37; invisualit\u00e0 -p. 70; catastrofe cross-entropica \u2013 p. 87; lavoro sintetico \u2013 p. 89; algoritmo come istituzione, p. 99), attraversato da <strong>visioni poetiche<\/strong> (tra gli altri: Neruda, D\u2019Annunzio, Eliot, Montale, Szymborska), denso di riferimenti a ricerche attualissime ai confini pi\u00f9 estremi della filosofia che prova le vertigini dell\u2019essere interrogata dall\u2019intelligenza artificiale e dalle sue sfide. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pensiero necessario che chiede a ognuno di noi di mettersi in ricerca. Di correre il rischio di pensare. <strong>Per essere umani!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;analisi di come Accoto esplora la provocazione dell\u2019intelligenza artificiale: una nuova terraformazione culturale, ponendo domande radicali sull\u2019umano, la tecnologia e il nostro futuro in un contesto sempre pi\u00f9 automatizzato.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":1718,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[49,77],"tags":[197,224,223,151,152],"class_list":["post-1717","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia","category-societa","tag-algoretica","tag-automazione","tag-etica","tag-innovazione","tag-intelligenza-artificiale"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1717","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1717"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1717\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1721,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1717\/revisions\/1721"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1718"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}