{"id":2340,"date":"2025-06-03T10:00:00","date_gmt":"2025-06-03T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/?p=2340"},"modified":"2025-12-04T20:14:53","modified_gmt":"2025-12-04T18:14:53","slug":"oltre-la-tecnofobia-il-digitale-dalle-neuroscienze-alleducazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2025\/06\/03\/oltre-la-tecnofobia-il-digitale-dalle-neuroscienze-alleducazione\/","title":{"rendered":"Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all\u2019educazione"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Raffaello Cortina Editore, Milano 2025<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vittorio Gallese, Stefano Moriggi, Pier Cesare Rivoltella<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"491\" height=\"800\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/oltre-la-tecnofobia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2341\" style=\"width:300px\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/oltre-la-tecnofobia.jpg 491w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/oltre-la-tecnofobia-184x300.jpg 184w\" sizes=\"(max-width: 491px) 100vw, 491px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre affermati studiosi in tre campi diversi (neuroscienze, filosofia del digitale, media education e didattica) convergono in questo agile volume (un pamplet con decisa vena polemica) per denunciare i rischi della tecnofobia e proporre una diversa lettura delle sfide contemporanee a riguardo del digitale e dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sostanza, ed in estrema sintesi, il volume<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>esplora il modo con cui il digitale contribuisce a modificare le nostre percezioni, le relazioni interpersonali e il senso del reale. E lo fa partendo dal corpo, la nostra prima interfaccia con il mondo. In questa ottica (che \u00e8 una ripresa dei ragionamenti svolti da Gallese \u2013 Morelli nel volume <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2025\/05\/29\/cosa-significa-essere-umani-il-cervello-il-corpo-e-la-relazione-secondo-vittorio-gallese\/\"><em>Cosa significa essere umani?<\/em>)<\/a> viene precisato il ruolo degli artefatti culturali che definiscono la natura umana. La centralit\u00e0 del corpo, dello spazio noi-centrico, del s\u00e9 corporeo e del suo radicamento nelle esperienze senso motorio, la <em>embodied cognition<\/em> aiutano a leggere la realt\u00e0 digitale in modo nuovo ed inedito invitandolo a superare molti luoghi comuni;<\/li>\n\n\n\n<li>si interroga su che cosa significhi \u201c<em>essere e restare umani<\/em>\u201d nell\u2019epoca in cui il digitale e le sue tecnologie stanno ridisegnando le soglie attraverso cui ogni giorno attribuiamo senso al mondo. In questa ottica vengono criticamente affrontate alcune narrazioni con cui molti si illudono di comprendere l\u2019innovazione tecnologica cercando di venire a capo di una gigantesca transizione culturale con gli strumenti spuntati del buon senso, oppure dei divieti, dell\u2019algebra morale o prudenziale costruita attorno alle tavole dei \u201crischi\u201d e delle \u201copportunit\u00e0\u201d, alle facili dicotomie tecnofobiche che vedono contrapposto uomo a macchina, naturale a artificiale, reale a virtuale;<\/li>\n\n\n\n<li>analizza il tema del controllo (e del divieto) nella relazione tra educazione e tecnologie digitali. Qui, partendo dal Fedro di Platone e interrogando i classici della <em>media education<\/em> (Meyrowitz e Buckingham), viene studiato il tema della perdita del controllo sulla conoscenza per giungere poi ad un dettagliato approfondimento delle implicazioni pedagogiche del controllo sugli utilizzatori delle tecnologie (\u201c<em>controllare non \u00e8 educare<\/em>\u201d \u00e8 l\u2019emblematico titolo del terzo capitolo della terza parte del volume, pp. 139 ss).\u00a0 In chiusura viene poi proposta la lezione della <em>Media Literacy<\/em> fatta di <strong>senso critico<\/strong>, <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, <strong>resistenza<\/strong>. Tre aspetti che concretamente \u2013 ed educativamente \u2013 possono essere declinati a partire dalle \u201c<strong>3 A di Tisseron<\/strong>\u201d, psichiatra e psicanalista che da pi\u00f9 di 30 anni studia il rapporto dei bambini con gli schermi. Si tratta di <strong>Alternanza<\/strong>, <strong>Autoregolazione<\/strong>, <strong>Accompagnamento<\/strong>. 3 A che richiedono una presenza reale ed un diverso modo di essere degli adulti (e i tre autori citano pi\u00f9 volte la posizione nettissima di <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2023\/09\/20\/m-lancini-sii-te-stesso-a-modo-mio-essere-adolescenti-nellepoca-della-fragilita-adulta\/\">Matteo Lancini<\/a> che proprio agli adulti addebita buona parte della responsabilit\u00e0 della \u201ccrisi\u201d degli adolescenti). E su questo tema \u00e8 obbligatorio rimandare alle riflessioni di <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2025\/05\/27\/ragazzi-di-vita-il-corpo-assente-in-educazione\/\">Stefano Manici proprio su questo Open Magazine<\/a><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Chi \u00e8 l\u2019umano? A lezione da Nietzsche<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume si presta a moltissimi approfondimenti transdisciplinari e non \u00e8 qui possibile percorrere tutti i sentieri che i tre autori disegnano.<br>Cos\u00ec, in modo molto soggettivo e personale, elenco solo quattro questioni che mi hanno colpito e che, a mio parere, colgono nel segno del dibattito culturale (e quindi anche sociale e politico) oggi accesissimo attorno al digitale e all\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Privilegiare le domande piuttosto che le facili risposte<\/strong>: gli autori lungo tutto il testo segnalano la necessit\u00e0 di assumere davvero il metodo scientifico come guida dei propri studi (e quindi anche delle proposte concrete che ne derivano). \u00c8 un richiamo a Popper e alla <em>Societ\u00e0 aperta<\/em>, al falsificazionismo piuttosto che al verificazionismo, alla problematizzazione piuttosto che alla facile adesione a teorie non dimostrate e che anzi spesso confondono causalit\u00e0 con correlazione, pregiudizi con giudizi critici, retrotopia con utopia.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Ripensare la relazione uomo\/tecnologie<\/strong>. In questi ultimi anni \u00e8 stata riscoperta la lezione di un filosofo francese che in un\u2019opera del 1958 ha fornito un punto di vista decisamente utile e interessante per le nostre analisi. Il filosofo \u00e8 Gilbert Simondon e l\u2019opera si intitola <em>Du mode d&#8217;existence des objets techniques<\/em> (tradotta in italiano nel 2020 dalla casa editrice <a href=\"https:\/\/www.orthotes.com\/gilbert-simondon\/?srsltid=AfmBOopP_ZjPycM04K9xy4yonkOatmvzEa_WlFjsmjAncnCdrfKUC6WV\">Orthotes<\/a> con il titolo <em>Del modo di esistenza degli oggetti tecnici). <\/em>Simondon sostiene che la tecnologia non pu\u00f2 essere ridotta al solo scopo utilitaristico (<em>serve per\u2026<\/em>) ma produce sempre nuove relazioni tra le persone, tra le cose e tra le persone e le cose: la tecnologia \u00e8 una rete di relazioni. Le tecnologie sono dunque la pelle dell\u2019umano e chiedono di ridisegnare in modo decisamente nuovo l\u2019analisi del rapporto uomo\/tecnica e uomo mondo.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Uomo al centro: ma quale uomo? <\/strong>E siamo cos\u00ec al cuore delle questioni. Come ha pi\u00f9 volte sottolineato <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2024\/11\/04\/cosimo-accoto-il-pianeta-latente-una-recensione-in-4-atti\/\">Cosimo Accoto<\/a> la domanda cruciale da farsi quando si sentono affermazioni quali \u201c<em>mettere l\u2019uomo al centro, intelligenza artificiale antropocentrica (cfr AI act europeo), human in the loop<\/em>\u201d \u00e8: <strong>quale uomo? <\/strong>\u00a0I tre autori di <em>Oltre la tecnofobia<\/em> identificano l\u2019errore (e il rischio) pi\u00f9 grave della tecnofobia digitale proprio in una idea immutabile di uomo e umanit\u00e0. Umanit\u00e0 che sarebbe oggi sotto l\u2019attacco del digitale e dell\u2019intelligenza artificiale come ieri era sotto attacco della TV o prima ancora della stampa a caratteri mobili o della stessa scrittura (cfr. Platone e il suo terrore di perdere \u201cpotere e centralit\u00e0\u201d; Platone che, non a caso, Popper mette tra i nemici della <em>Societ\u00e0 Aperta<\/em>). Ma chi \u00e8 questa umanit\u00e0? L\u2019uomo che si fa portare da una macchina a guida autonoma \u2013 chiede sempre Accoto \u2013 \u00e8 lo stesso che aveva imparato a calcare un asino migliaia di anni fa?<br>Chi meglio di altri ha scritto cose chiarissime al riguardo \u00e8 Friedrich Nietzsche che in <em>Umano troppo umano<\/em> ha identificato il difetto ereditario di tutti i filosofi proprio nella mancanza di senso storico e quindi nella concezione immutabile di \u201cuomo\u201d. Il tre autori lo citano espressamente ma qui io riporto integralmente il passo ripreso da <em>Menschliches, Allzumenschliches <\/em>perch\u00e9 credo aiuti a fare chiarezza e costringa tutti noi a fare i conti con la \u201cconcezione\u201d di umano che abbiamo in testa e che conseguentemente applichiamo poi alle relazioni uomo\/uomo, uomo\/tecnica, uomo\/mondo.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Centralit\u00e0 della politica e deriva tecnocratica.<\/strong> Il volume di Gallese, Moriggi, Rivoltella declina chiaramente l\u2019orizzonte sociale e politico della sfida attuale: smontare la falsa alternativa tra il polo dei tecnofobi e quello dei tecno ottimisti ingenui lasciando intendere che il vero conflitto non \u00e8 tra essere umano e tecnologia, ma tra visioni del mondo. Da qui la necessit\u00e0 di lottare contro una tecnologia che sta diventando il veicolo del populismo industriale. Per farlo \u00e8 necessario partire da una tecnologia umanista o dello spirito.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un libro da leggere.<br>\u200e\u200e\u200e\u200e\u200e \u200e <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group manifestolesdit is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong>Friedrich Nietzsche<\/strong><br>UMANO TROPPO UMANO \u2013 il comune difetto dei filosofi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti i filosofi&nbsp;hanno il comune difetto di partire dall\u2019uomo attuale e di credere di giungere allo scopo attraverso un\u2019analisi dello stesso. Inavvertitamente \u00abl\u2019Uomo\u00bb si configura alla loro mente come una&nbsp;<em>\u00e6terna veritatis<\/em>, come un\u2019identit\u00e0 fissa in ogni vortice, come una misura certa delle cose. Ma tutto ci\u00f2 che il filosofo enuncia sull\u2019uomo, non \u00e8 in fondo altro che una&nbsp;testimonianza sull\u2019uomo di un periodo&nbsp;<em>molto limitato<\/em>. La mancanza di senso storico \u00e8 il difetto ereditario di tutti i filosofi; molti addirittura pendono di punto in bianco la pi\u00f9 recente configurazione dell\u2019uomo, quale essa si \u00e8 venuta delineando sotto la pressione di determinate religioni, anzi di determinati avvenimenti politici, come la forma fissa dalla quale si debba partire. Non vogliono capire che l\u2019uomo \u00e8 divenuto e che anche la facolt\u00e0 di conoscere \u00e8 divenuta; mentre alcuni di loro si fanno addirittura fabbricare, da questa facolt\u00e0 di conoscere, l\u2019intero mondo. Ora tutto l\u2019<em>essenziale<\/em>&nbsp;dell\u2019evoluzione umana \u00e8 avvenuto in tempi remotissimi, assai prima di quei quattromila anni che all\u2019incirca conosciamo e durante i quali l\u2019uomo non pu\u00f2 essere gran che cambiato. Ma nell\u2019uomo attuale il filosofo vede \u00abistinti\u00bb suppone che essi appartengano ai fatti immutabili dell\u2019uomo e possano quindi fornire una chiave alla comprensione del mondo in generale: tutta la teologia \u00e8 basata sul fatto che dell\u2019uomo degli ultimi quattro millenni si parla come di un uomo&nbsp;<em>eterno<\/em>, al quale tendono naturalmente tutte le cose del mondo. Ma tutto \u00e8 divenuto; non ci sono&nbsp;<em>fatti eterni<\/em>: cos\u00ec come non ci sono verit\u00e0 assolute. Per conseguenza il&nbsp;<em>filosofare storico<\/em>&nbsp;\u00e8 da ora in poi necessario, e con esso la virt\u00f9 della modestia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>,&nbsp;<strong><em>Menschliches, Allzumenschliches &#8211; Umano troppo umano<\/em><\/strong>, Adelphi, Milano (a cura di G. Colli e M. Montinari), vol. I, parte prima, \u00a7 2<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[V. Gallese, S. Moriggi, P. C. 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