{"id":2459,"date":"2025-08-30T11:08:56","date_gmt":"2025-08-30T09:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/?p=2459"},"modified":"2025-12-04T20:14:53","modified_gmt":"2025-12-04T18:14:53","slug":"the-technological-republic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2025\/08\/30\/the-technological-republic\/","title":{"rendered":"A.C. Karp &#8211; N.W. Zamiska &#8211; The Technological Republic"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">The Technological Republic<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Alexander C. Karp&nbsp;&#8211; Nicholas W. Zamiska<\/em><br><strong>Crown Currency 2025<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1014\" height=\"1500\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/tech-rep.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2462\" style=\"width:300px\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/tech-rep.jpg 1014w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/tech-rep-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/tech-rep-692x1024.jpg 692w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/tech-rep-768x1136.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1014px) 100vw, 1014px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>The Technological Republic<\/em>, Alexander C. Karp propone una visione ambiziosa e profondamente ideologica: l\u2019alleanza tra intelligenza artificiale, cultura nazionale americana e nuovo spirito repubblicano come fondamento di un futuro egemonico e ordinatore. L\u2019IA, nella sua lettura, non \u00e8 solo uno strumento tecnico, ma diventa matrice di senso, principio identitario, risposta politica e antropologica alla crisi di legittimit\u00e0 delle democrazie occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019elemento pi\u00f9 interessante e al tempo stesso problematico del libro \u00e8 la saldatura tra tecnologia e patriottismo americano. Per Karp e Zamiska, l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 la chiave per una rinascita dell\u2019ideale repubblicano, in opposizione non solo a modelli autoritari come quello cinese, ma anche a un pensiero progressista che \u2013 a suo dire \u2013 avrebbe rinunciato alla costruzione di orizzonti condivisi. L\u2019autore denuncia la frammentazione identitaria della sinistra contemporanea e propone, in alternativa, un modello forte di civilt\u00e0 tecnologica americana: inclusiva a parole, ma selettiva nei presupposti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa posizione riecheggia quella di studiosi come il filosofo <strong>Benjamin Bratton<\/strong> (<em><a href=\"https:\/\/direct.mit.edu\/books\/monograph\/3504\/The-StackOn-Software-and-Sovereignty\">The Stack: On Software and Sovereignty<\/a><\/em>), che ha descritto l\u2019infrastruttura digitale globale come una nuova forma di sovranit\u00e0. Ma laddove Bratton esplora la complessit\u00e0 sistemica della governance tecnologica, Karp e Zamiska assumono un tono programmatico e normativo, a tratti persino salvifico. La loro \u201crepubblica tecnologica\u201d appare come un progetto ideologico totalizzante, dove l\u2019innovazione si fonde con una visione moralizzata della leadership americana nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Rimuovere ogni discussione sulle disuguaglianze<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lessico impiegato \u2013 che tende spesso alla retorica epica \u2013 rimuove qualsiasi interrogativo sulle disuguaglianze e sui costi sociali della trasformazione digitale. \u00c8 questo, forse, il limite pi\u00f9 grave dell\u2019opera: <em>The Technological<\/em> Republic si presenta come un saggio di civilt\u00e0, ma elude del tutto la questione della giustizia sociale. Nulla si dice delle condizioni di lavoro nel capitalismo delle piattaforme, della governance algoritmica che discrimina, dell\u2019asimmetria tra chi progetta l\u2019IA e chi la subisce. Autrici come <strong>Ruha Benjamin<\/strong> <em>(<\/em><em><a href=\"https:\/\/www.ruhabenjamin.com\/race-after-technology\">Race After Technology<\/a><\/em><em>)<\/em> o <strong>Virginia Eubanks<\/strong> <em>(<a href=\"https:\/\/virginia-eubanks.com\/automating-inequality\/\">Automating Inequality<\/a> &#8211; How High-Tech Tools Profile, Police, and Punish the Poor, sottotitolo emblematico: come gli strumenti high-tech profilano, controllano e puniscono i poveri)<\/em> ci hanno mostrato come l\u2019innovazione possa, in assenza di consapevolezza politica, riprodurre e amplificare i meccanismi di esclusione. Ma Karp e Zamiska, su questi temi, tacciono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro attacco al pensiero critico di sinistra sembra funzionale pi\u00f9 alla costruzione di un nemico retorico che a un dialogo reale. Ci\u00f2 che Mark Fisher ha definito realismo capitalista \u2013 cio\u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 della sinistra di immaginare alternative credibili \u2013 \u00e8 un problema serio, ma richiederebbe una risposta che non si limiti alla celebrazione di una nuova \u00e9lite tecnico-nazionale. Cos\u00ec come il desiderio di orizzonti comuni, pur legittimo, non pu\u00f2 ignorare che la frammentazione non \u00e8 frutto di debolezza morale, ma spesso conseguenza di diseguaglianze strutturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In definitiva, <em>The Technological Republic<\/em> \u00e8 un libro potente, ma sbilanciato. Propone una narrazione forte \u2013 e in questo affascina \u2013 ma lo fa eludendo il conflitto, la pluralit\u00e0, il dubbio. Trasforma la tecnologia in destino e la repubblica in algoritmo, senza interrogarsi su chi resta fuori da questa promessa. E senza riconoscere che nessuna rigenerazione democratica \u00e8 possibile senza passare per la strada, lunga e faticosa, della giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em><strong>Piervincenzo Di Terlizzi<\/strong><\/em>\u200e\u200e\u200e\u200e\u200e \u200e<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:61px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group manifestolesdit is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong><strong>Nota a margine: le ricadute in abito educativo in Italia<\/strong><\/strong><br>Aluisi Tosolini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso di questa estate, a partire dal testo di Aresu (<em>Geopolitica dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2025\/08\/06\/alessandro-aresu-geopolitica-dellintelligenza-artificiale\/\" data-type=\"post\" data-id=\"2440\">presentato su Casco Open Magazine qualche settimana fa<\/a>) io e Piervincenzo Di Terlizzi (dirigente scolastico a Pordenone) abbiamo cercato di approfondire alcune questioni legate non solo e non tanto allo specifico dell\u2019intelligenza artificiale quanto piuttosto ad alcuni concetti chiave del contesto culturale statunitense che negli ultimi anni sono divenuti <em>mainstream<\/em> e stanno influenzando in maniera massiccia anche gli scenari politico-culturali-educativi del nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019cos\u00ec che siamo giunti ad approfondire le riflessioni elaborate da Peter Andreas Thiel e dal suo gruppo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Peter Andreas Thiel e Palantir<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella presentazione del volume di Aresu \u00e8 stato evidenziato il ruolo di Thiel non solo nella battaglia contro il multiculturalismo ma anche nella fondazione di imprese, l\u2019ultima delle quali \u00e8 la famosissima Palantir. Il nome Palantir proviene dal libro Il signore degli anelli dove sono citate delle sfere magiche che servono per comunicare a distanza. Il termine sta a significare, ed \u00e8 emblematico, \u201c<strong><em>coloro che sorvegliano da lontano<\/em><\/strong>\u201d. E questo fa Palantir: analizza dati in modo cos\u00ec preciso che, avendo accesso ad una pluralit\u00e0 di fonti di dati, sta in sostanza costruendo la possibilit\u00e0 di un controllo sociale estremamente significativo dove la \u201csorveglianza\u201d delle singole persone \u00e8 portata al massimo livello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio oggi <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2025\/08\/27\/palantir-trump-espansione\/?fbclid=IwdGRzaAMeSH1jbGNrAx5IbmV4dG4DYWVtAjExAAEeNyBxz-AAvP1d48j4WFS9mWTOwb3S5GJM4AVdsbMKvFmZzgkc4b5vo85N-fE_aem_UY11AErHWbkU_xzT0Tw2aQ&amp;sfnsn=scwspwa\">Il Post<\/a> ha dedicato un articolo molto preciso e dettagliato a Palantir e ad esso rimandiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 dentro questo contesto che abbiamo incontrato e studiato il testo <em>The Technological Republic<\/em> pubblicato nel febbraio del 2025 e che vede come autori due importantissime personalit\u00e0 di Palantir, ovvero Alexander C. Karp, cofondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies e Nicholas W. Zamiska, responsabile degli affari societari e consulente legale dell&#8217;ufficio dell&#8217;amministratore delegato di Palantir Technologies<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo, laureato all&#8217;Haverford College e alla Stanford Law School, ha dottorato in teoria sociale presso l&#8217;Universit\u00e0 Goethe in Germania mentre il secondo si \u00e8 laureato allo Yale College e alla Yale Law School. Insomma non due sprovveduti nell\u2019area delle scienze umane e politiche,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro, non ancora pubblicato in italiano, ha un titolo esplicito che potremmo cos\u00ec tradurre: <em>La Repubblica tecnologica. Potere forte, convinzione debole e il futuro dell&#8217;Occidente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La recensione di Piervincenzo Di Terlizzi evidenzia con chiarezza la proposta e i suoi limiti. Ma anche la forza retorica di un pensiero che vuole &#8220;<em>ricostruire la Repubblica Tecnologica<\/em>&#8221;&nbsp;promuovendo una cultura della propriet\u00e0 e della responsabilit\u00e0, criticando l&#8217;eccessiva burocrazia governativa e l&#8217;attuale riluttanza ad affrontare questioni fondamentali di identit\u00e0 e scopo nazionale.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019Occidente e la sua mitizzazione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Centrale in questo ragionamento \u00e8 l\u2019Occidente, termine che cos\u00ec spesso torna ogni giorno nel dibattito, anche educativo (si vedano le <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2025\/04\/28\/nuove-indicazioni-2025\/\"><em>indicazioni nazionali 2025<\/em><\/a> per le scuole del primo ciclo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto di &#8220;Occidente&#8221; e di &#8220;civilt\u00e0 occidentale&#8221; ha subito negli ultimi decenni, secondo Karp e Zamiska, una profonda decostruzione. Se in origine la &#8220;civilt\u00e0 occidentale&#8221; era un concetto che identificava un insieme di&nbsp;valori culturali e politici radicati nell&#8217;antichit\u00e0&nbsp;(Roma e Grecia) che poi si erano estesi fino all&#8217;era moderna, negli ultimi decenni molti autori hanno cercato di negarne:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>alcuni studiosi hanno definito l\u2019occidente una&nbsp;&#8220;<em>grande narrazione essenzialmente fittizia<\/em>&#8220;, un &#8220;racconto&#8221; imposto sulla storia piuttosto che emergente da essa.<\/li>\n\n\n\n<li>altri hanno collegato l\u2019occidente alle teorie imperiali di dominazione. &nbsp;Tra questi la Edward Said, autore di <a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/orientalismo-1-2\/\"><em>Orientalism<\/em><\/a><\/li>\n\n\n\n<li>alcuni, come Kwame Anthony Appiah, hanno sostenuto che l&#8217;idea di civilt\u00e0 occidentale \u00e8 stata &#8220;<em>nel migliore dei casi fonte di grande confusione<\/em>&#8221; e &#8220;<em>nel peggiore dei casi un ostacolo ad affrontare alcune delle grandi sfide politiche del nostro tempo<\/em>&#8220;.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Make America Great Again<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante queste critiche e la loro diffusione (&#8220;<em>molti oggi, in particolare nella Silicon Valley, sono a malapena consapevoli del suo ruolo nel plasmare e strutturare il discorso contemporaneo<\/em>&#8220;), gli autori del libro sottolineano l&#8217;importanza del&nbsp;&#8220;<em>recupero e riabbraccio di un senso di identit\u00e0 nazionale e collettiva<\/em>&#8220;, con l&#8217;obiettivo dichiarato di &#8220;<em>preservare il vantaggio geopolitico duraturo ma fragile che gli Stati Uniti e i loro alleati in Europa e altrove hanno mantenuto sui loro avversari<\/em>&#8220;. I due autori, sulla scorta del saggio del 1998 in cui Thiel (<a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Diversity-Myth-Multiculturalism-Political-Intolerance\/dp\/0945999763\/ref=sr_1_5?crid=2VK9ITM5C8IMG&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.IZqxJsDYyDnaAw_AvDNzYzjG3s922gGdbcpVjBHvWe2qw-AgiRx8mZoMGttxqv6_el8_3pxxhx_L3B1abTvxIvG83DEjEECz5vszbDkqNFB3lGfh0EuQL7UugAKFN3OJN-Ro__OoyRuKwrg-bqZIh-uIRFxg8UxBxEMtfnqO0O6PVqOun9u90r3EdLf7UHbqBy1zHBZKOkSpz0XY_se-26uNQW5Sq2Y4Y-g7mgQF7Cw.0X-rQoZML78mUBNfYBoOLvWqXUMy0ZiJ84Fr7WeQ78s&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Thiel&amp;qid=1756538190&amp;s=books&amp;sprefix=thiel%2Cstripbooks-intl-ship%2C226&amp;sr=1-5\">The Diversity Myth : Multiculturalism and Political Intolerance on Campus<\/a>) attaccava frontalmente l\u2019idea del multiculturalismo, sostengono che in questi anni abbiamo assistito allo svuotamento della mente americana e all\u2019abbandono di ogni progetto politico pi\u00f9 ampio. Scrivono: la&nbsp;&#8220;<em>tolleranza di tutto spesso costituisce la credenza in nulla<\/em>&#8221; indicando come il vuoto che il multiculturalismo ha creato \u00e8 stato poi riempito dal mercato e dalla logica del consumo superfluo e del puro guadagno. Ci\u00f2 ha impedito di articolare un&nbsp;&#8220;<em>senso di scopo nazionale<\/em>&#8221;&nbsp;o una &#8220;<em>visione condivisa della comunit\u00e0 a cui apparteniamo&#8221; portando a una&nbsp;riluttanza ad affrontare &#8220;questioni fondamentali<\/em>&#8221;&nbsp;e a perseguire obiettivi di difesa nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli autori al contrario, auspicano una&nbsp;&#8220;<em>ricostruzione di una repubblica tecnologica<\/em>&#8221; che richieda la <em>&#8220;riaffermazione di una cultura e di valori nazionali<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il&nbsp;multiculturalismo spinto all&#8217;estremo, inteso come un&#8217;indiscriminata tolleranza di tutte le visioni e l&#8217;abbandono di ogni identit\u00e0 e valore condivisi, non solo non ha pi\u00f9 senso ma \u00e8 attivamente dannoso, \u00e8 percepito come una&nbsp;&#8220;<em>credenza di lusso<\/em>&#8221;&nbsp;che l&#8217;\u00e9lite pu\u00f2 permettersi, ma che suona totalmente fuori dal mondo per le persone nelle parti meno privilegiate della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La soluzione proposta da Karp e Zamiska \u00e8 un&nbsp;ritorno a una forte identit\u00e0 e scopo nazionale e collettivo, che sia in grado di unire le persone e di consentire alle democrazie di competere efficacemente nel &#8220;secolo del software&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per questo serve l\u2019<strong>hard power<\/strong>, figlio della connessione tra politica della potenza e intelligenza artificiale. L&#8217;IA \u00e8 considerata la&nbsp;base della &#8220;hard power&#8221; nel ventunesimo secolo. L&#8217;era atomica sta giungendo al termine, e una nuova era di deterrenza sar\u00e0 costruita sull&#8217;IA. Sar\u00e0 essenziale sviluppare la&nbsp;prossima generazione di armamenti basati sull&#8217;IA, come gli sciami di droni senza pilota e i robot, che domineranno il futuro campo di battaglia. <strong><em>La&nbsp;capacit\u00e0 di sviluppare strumenti per impiegare la forza contro un avversario, insieme a una minaccia credibile di usarla, \u00e8 spesso il fondamento di qualsiasi negoziazione efficace<\/em><\/strong>. L&#8217;esitazione nel perseguire la superiorit\u00e0 tecnica nell&#8217;IA militare sar\u00e0 penalizzata, poich\u00e9 gli avversari procederanno senza indugio.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La rivoluzione del buon senso?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia alcune delle riflessioni e proposte contenute in <em>The Technological Republic<\/em> fanno da sfondo al libro <strong><em>La rivoluzione del buon senso. Per un paese normale <\/em><\/strong>pubblicato a fine luglio 2025 da Guerini e Associati. Chi ne \u00e8 l\u2019autore? Il ministro dell\u2019istruzione e del merito, Giuseppe Valditara. Un testo che, riprendendo l\u2019idea di occidente e la critica alla dimensione interculturale e multiculturale del nostro tempo propone una \u201crivoluzione\u201d (ovvero un re-volvere, girarsi e tornare indietro) cos\u00ec caratterizzata: \u201c<em>nessuna ricostruzione materiale di una nazione potr\u00e0 fondarsi su solide basi senza una sua ricostruzione spirituale\u2026 senza una rivoluzione culturale che riporti la naturalit\u00e0, la normalit\u00e0 di&nbsp;<strong>certi<\/strong>&nbsp;valori e di&nbsp;<strong>certi&nbsp;<\/strong>principi nella societ\u00e0, partendo dalle scuole, dalle universit\u00e0, per finire nei tribunali e quindi nella cultura. Serve insomma la rivoluzione del buon senso. Esiste in Italia una maggioranza morale di cittadini che crede nel futuro della nostra patria, che condivide le esigenze di seriet\u00e0, di buon senso, di realismo, di una politica concepita per difendere il bene comune e gli interessi nazionali, una maggioranza morale che non ha dimenticato i grandi valori della nostra storia migliore, che sono alla base della nascita stessa della Repubblica e che nessuno Sessantotto o Settantasette, nessun rigurgito neocomunista, wokista o internazionalista potr\u00e0 cancellare. \u00c8 a questa maggioranza morale che noi dobbiamo rivolgerci, per mobilitarla a fianco di chi sta lavorando per ridare fiducia, speranza e forza alla nostra Italia<\/em>\u201d (pp 154-155).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, partendo dalla Silicon Valley siamo arrivati a noi. E alle nostre scuole, al senso dell\u2019educazione, al ruolo della scuola oggi in Italia secondo il Ministro dell\u2019Istruzione e del Merito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una mia ampia presentazione\/recensione del volume di Valditara \u00e8 disponibile <\/strong><a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2025\/08\/01\/valditara-la-rivoluzione-del-buon-senso-per-un-paese-nor\/\"><strong>qui \ud83d\udd17<\/strong><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Silicon Valley all\u2019Italia, il manifesto di Karp e Zamiska per una &#8220;repubblica tecnologica&#8221; alimenta il dibattito su identit\u00e0 nazionale, IA e potere, ispirando visioni politiche ed educative.<\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":2463,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[],"class_list":["post-2459","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni-stiamo-leggendo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2459","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/50"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2459"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2459\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2478,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2459\/revisions\/2478"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2463"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2459"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2459"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2459"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}