{"id":2986,"date":"2025-12-09T10:00:13","date_gmt":"2025-12-09T08:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/?p=2986"},"modified":"2026-02-19T20:19:46","modified_gmt":"2026-02-19T18:19:46","slug":"c-paolucci-nati-cyborg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2025\/12\/09\/c-paolucci-nati-cyborg\/","title":{"rendered":"Claudio Paolucci &#8211; Nati cyborg"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sossella editore &#8211; Roma 2025<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Cosa ci dice dell\u2019essere umano l\u2019intelligenza artificiale generativa? E come pensarla? Solo come agency oppure come parte della mente estesa dell\u2019essere umano? Un\u2019analisi filosofica<\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una recensione di Aluisi Tosolini<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"567\" height=\"900\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/nati_cyborg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2988\" style=\"width:270px\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/nati_cyborg.jpg 567w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/nati_cyborg-189x300.jpg 189w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo saggio <em>Nati cyborg<\/em>. <em>Cosa l\u2019intelligenza artificiale generativa ci dice dell\u2019essere umano<\/em> (<a href=\"https:\/\/lucasossellaeditore.it\/libro\/nati-cyborg\/\">link al volume<\/a>) Claudio Paolucci affronta la questione dell\u2019intelligenza artificiale generativa (GenAi) da una prospettiva che \u00e8 tanto rara quanto necessaria: quella semiotica. In un panorama teorico dominato dalle analisi tecnocentriche, economiche o giuridiche, Paolucci riporta l\u2019attenzione sul <em>linguaggio<\/em>, sul <em>senso<\/em> e sulla <em>soggettivit\u00e0<\/em> \u2013 in altre parole, su ci\u00f2 che rende umano l\u2019umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Claudio Paolucci \u00e8 ordinario di Semiotica e Filosofia del linguaggio all\u2019Universit\u00e0 di Bologna dove coordina anche il centro internazionale di studi umanistici \u201cUmberto Eco\u201d. E di Eco Paolucci \u00e8 stato discepolo e al maestro ha dedicato una intensa <a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/umberto-eco\/\">biografia intellettuale<\/a> pubblicata da Feltrinelli nel 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolucci esordisce dicendo che \u201c<em>nella sua tradizione (quella della semiotica, delle linguistica e delle filosofia del linguaggio), si \u00e8 spesso individuata proprio nel linguaggio l\u2019essenza stessa dell\u2019essere umano (\u2026) Per questo la costruzione di macchine capaci di parlare, capaci di enunciazione sia verbale che non verbale rappresenta una vera e propria svolta della nostra evoluzione, essendo in grado di riorganizzare tutte le nostre capacit\u00e0 cognitive<\/em>\u201d (pp. 9. 11).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una cosa simile, con molto maggiore stupore e sconcerto, l\u2019aveva scritta la linguistica e glottologa Stefania Giannini, gi\u00e0 ministro dell\u2019Istruzione nel governo Renzi e ora Direttore Generale all\u2019Unesco. Nelle otto pagine della presa diposizione intitolata <a href=\"https:\/\/unesdoc.unesco.org\/ark:\/48223\/pf0000385877\">Generative AI and the future of education<\/a> (2023) Giannini, con fare davvero preoccupato, scriveva:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>grazie alla maggiore potenza di calcolo, alle reti neurali e ai modelli linguistici di grandi dimensioni, l\u2019IA sta \u201cscardinando\u201d \u2013 o almeno simulando con notevole destrezza \u2013 il perno della civilt\u00e0 umana: il linguaggio. Il linguaggio non \u00e8 solo uno strumento comunicativo. \u00c8 ci\u00f2 che ci distingue dagli altri animali, ci\u00f2 che plasma l\u2019identit\u00e0, la diversit\u00e0 culturale, le azioni. \u00c8 alla base dell\u2019educazione e della vita sociale. Fino a poco tempo fa, il linguaggio era nostro esclusivo dominio. Ora le macchine stanno attraversando molte soglie linguistiche, e lo stanno facendo velocemente. Simulano conversazioni complesse, al di l\u00e0 di semplici compiti mirati. Questo mette in discussione molte nostre certezze. Cosa succede quando la nostra \u201cmonopolio\u201d sul linguaggio viene intaccato da entit\u00e0 non umane? Come cambier\u00e0 la nostra concezione dell\u2019intelligenza? Possiamo davvero affidarci a macchine che apprendono senza supervisione umana? <\/em>(pag. 2)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima cosa che balza all\u2019occhio leggendo Paolucci \u00e8 proprio il fatto che viene interrogato il linguaggio, e con esso il significato stesso dell\u2019umano. Siamo proprio sicuri che il linguaggio sia lo specifico dell\u2019umano? E il linguaggio (le enunciazioni) di ChatGPT come deve essere considerato? Davvero AIGen \u00e8 solo un pappagallo stocastico?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Semiotica, enattivismo e mente estesa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire la posizione di Paolucci occorre fare riferimento a tre diversi, e nel suo caso concatenati, approcci. E qui dobbiamo spiegare bene i tre termini<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Semiotica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">come ha chiarito in un articolo del 2021, Paolucci interpreta la semiotica (in particolare quella cognitiva) come un tentativo di rispondere alla domanda: \u201ccome arriviamo a conoscere il mondo attraverso i segni e i linguaggi?\u201d Umberto Eco, maestro di Paolucci, aveva sostenuto, nel testo &#8220;<a href=\"https:\/\/lanavediteseo.eu\/portfolio\/trattato-di-semiotica-generale\/\">Trattato di semiotica generale<\/a>&#8221; (1975), che la semiotica \u00e8 la&nbsp;scienza globale dei segni e dei sistemi di comunicazione che studia tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere usato per mentire (semiotica della menzogna), dalla lingua ai codici visivi e culturali, includendo l&#8217;importanza dell&#8217;enciclopedia&nbsp;(il sapere comune condiviso) e del ruolo attivo dell&#8217;interprete&nbsp;nel decifrare i testi. Aveva inoltre sottolineato che ogni segno \u00e8 un&#8217;entit\u00e0 astratta, un punto d&#8217;incontro di elementi convenzionali, e che la&nbsp;semiosi \u00e8 illimitata, dove ogni interpretazione rinvia ad altre.&nbsp; Particolarmente rilevante in Eco, e poi nell\u2019analisi dell\u2019Intelligenza Artificiale Generativa svolta da Paolucci, il ruolo della Enciclopedia, ovvero l\u2019insieme dei saperi su cui un LLM \u00e8 stato addestrato, e dell\u2019interprete che enuncia a partire dall\u2019enciclopedia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Paolucci la semiotica si fonda su enattivismo radicale, pragmatismo e ingaggio materiale (<em>material engagement<\/em>). Secondo questa prospettiva, la semiotica cognitiva concepisce la cognizione:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>come un\u2019attivit\u00e0 \u201cenattiva\u201d, competente e situata, che implica un\u2019interazione continua con il mondo esterno;<\/li>\n\n\n\n<li>come qualcosa che fa emergere il mondo attraverso il significato, dove i significati non sono rappresentazioni del mondo, ma abitudini e pratiche di costruzione di senso;<\/li>\n\n\n\n<li>come un punto di vista che considera il modo in cui testi, linguaggi e sistemi semiotici sostengono e strutturano la modalit\u00e0 con cui gli esseri umani giungono a conoscere il mondo e costituiscono il fondo implicito della nostra percezione dell\u2019ambiente.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Enattivismo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A pagina 26 del volume, in una nota, Paolucci ci fornisce la definizione che qui trascrivo: <strong>\u00ab<\/strong><em>Con \u201cenattivismo\u201d si intende quella tradizione interna alle scienze cognitive e alla filosofia della mente che rifiuta la distinzione tra pensiero e azione, nonch\u00e9 la tripartizione classica che sostiene che la percezione \u00e8 l\u2019input del pensiero, che il pensiero \u00e8 la manipolazione cognitiva di rappresentazioni e che l\u2019azione \u00e8 l\u2019output della cognizione. Per gli enattivisti, che si ispirano ai lavori pionieristici di Francisco Varela, il pensiero \u00e8 \u201cenacted\u201d e serve per agire efficacemente nel mondo e non per costruirsene una rappresentazione vera.<\/em>\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui sotto una rappresentazione schematica e sintetica di quanto appena detto, frutto del lavoro di NotebookLM<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"572\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Enattivismo-1024x572.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2993\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Enattivismo-1024x572.jpg 1024w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Enattivismo-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Enattivismo-768x429.jpg 768w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Enattivismo.jpg 1471w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Teoria della mente estesa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">la <em>Extended Mind Theory<\/em> \u00e8 stata proposta dai filosofi <strong>Andy Clark<\/strong> e <strong>David Chalmers<\/strong> nell\u2019articolo <em>\u201c<\/em><a href=\"https:\/\/e-l.unifi.it\/pluginfile.php\/914635\/mod_folder\/content\/0\/lezione%2017%20-%20Clark_Chalmers%20-%20The%20Extended%20Mind.pdf?forcedownload=1\">The Extended Mind\u201d<\/a> del 1998 che in meno di 10 pagine ha definito una delle tesi pi\u00f9 influenti e controverse della filosofia della mente contemporanea. La tesi afferma che <strong>la mente non \u00e8 confinata nel cervello ma pu\u00f2 estendersi nel mondo.<\/strong> Le attivit\u00e0 mentali non si svolgono cio\u00e8 solo all\u2019interno del cervello, ma anche <strong>in interazione con il corpo, gli oggetti e l\u2019ambiente esterno<\/strong><strong>. <\/strong>Il che significa che oggetti come taccuini, smartphone, computer, ma anche linguaggi, mappe, segni e artefatti culturali possono <strong>far parte del processo cognitivo<\/strong>, se svolgono la stessa funzione che svolgerebbe la memoria o il ragionamento interno. Essi sono pertanto definiti strumenti cognitivi esterni. Di particolare importanza, nella teoria della mente estesa, \u00e8 il <strong>principio di parit\u00e0 funzionale (parity principle):<\/strong> se un elemento esterno (come un&#8217;agenda o una nota scritta) <strong>svolge una funzione cognitiva<\/strong> simile a quella che svolgerebbe un processo mentale interno, allora <strong>va considerato parte della mente<\/strong>. E, ancora pi\u00f9 chiaramente, cos\u00ec si \u00e8 espresso Andy Clark nel 2008 (riportato a pag. 55-56 del testo di Paolucci): \u201c<em>se, nell\u2019affrontare un compito, una parte del <\/em><em>mondo funziona come un processo che, se si svolgesse nella testa, non esiteremmo a riconoscere come parte del processo cognitivo, allora quella parte del mondo \u00e8 parte del processo cognitivo nella testa!<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lettore provi a rileggere queste ultime 4 righe e le applichi ad un testo elaborato da chatgpt, ad esempio ad un testo fornito in un\u2019iterazione in cui il prompt di avvio sia \u201c<em>spiegami la teoria della mente estesa<\/em>\u201d. ChatGpt diventa in questo caso \u201c<em>parte del processo cognitivo<\/em>\u201d della mia mente che la sta studiando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel testo Clark e Chalmers propongono il caso ipotetico di due persone alle prese con l\u2019indirizzo di un museo. Inga ricorda internamente l\u2019indirizzo del museo, <strong>Otto non lo ricorda ma <\/strong>consulta il suo taccuino dove ha annotato l\u2019indirizzo. Secondo la teoria della mente <strong>estesa il taccuino di Otto svolge per lui la stessa funzione della memoria interna di Inga<\/strong> e perci\u00f2, \u00e8 parte integrante del suo sistema cognitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le conseguenze filosofiche (e non solo) sono piuttosto rilevanti: da un lato si decostruisce la tradizionale distinzione tra \u201cinterno\u201d (mente) e \u201cesterno\u201d (mondo), dall\u2019altro viene rifiutato un approccio <strong>rappresentazionalista<\/strong><strong>:<\/strong> la mente non \u00e8 intesa come una \u201crappresentazione del mondo nella testa\u201d, ma un <em>sistema distribuito<\/em> che opera attraverso <em>interazioni dinamiche<\/em>. Da ultimo viene sottolineata l\u2019importanza del <strong><em>material engagement<\/em><\/strong><strong>, ovvero l\u2019idea che <\/strong>il pensiero avvenga anche attraverso il corpo, gli oggetti, i linguaggi, le tecnologie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La teoria della mente estesa \u00e8 in stretto raccordo con l\u2019enattivismo. Entrambe le teorie <strong>contestano infatti il modello cognitivista classico<\/strong> basato su input, elaborazione interna, output. Tuttavia mentre <strong>l\u2019enattivismo<\/strong> (Varela, Thompson, Rosch) \u00e8 pi\u00f9 orientato all\u2019interazione incarnata e al ruolo del corpo la teoria della mente estesa si concentra soprattutto sull\u2019<strong>uso di strumenti esterni e tecnologie cognitive<\/strong><strong>.<\/strong> Negli ultimi anni sono poi nati approcci teorici, quali l\u2019<em>embodied-extended cognition, che tentato di integrare i due approcci.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Qui sotto ho fatto elaborare a NotebookLM una infografica che riassumesse l\u2019articolo di <\/em>Clark e Chalmers del 1998.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"572\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Mente_Estesa-1-1024x572.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2994\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Mente_Estesa-1-1024x572.jpg 1024w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Mente_Estesa-1-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Mente_Estesa-1-768x429.jpg 768w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Mente_Estesa-1.jpg 1471w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E a questo punto possiamo tornare al testo di Paolucci<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nati cyborg<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019originalit\u00e0 del testo si manifesta fin dal titolo: non \u201cdiventeremo\u201d cyborg \u2013 lo siamo gi\u00e0. Il riferimento \u00e8 al testo di Andy Clark (<a href=\"https:\/\/global.oup.com\/academic\/product\/natural-born-cyborgs-9780195177510\">Natural-born cyborgs<\/a> pubblicato nel 2004 da Oxford University press). Secondo Paolucci Clark \u201c<em>ha mostrato come la natura stessa dell\u2019essere umano, quella natura che gli ha consentito di passare dall\u2019essere predato&nbsp; all\u2019essere il pi\u00f9 spietato predatore esistente sul pianeta senza fare nulla al suo corpo, sia la sua continua capacit\u00e0 di delegare all\u2019ambiente e agli artefatti culturali le proprie skill cognitive in modo da svolgere in modo pi\u00f9 efficace compiti che, se li svolgessimo&nbsp; all\u2019interno della nostra testa o del nostro corpo biologico, sarebbero molto meno efficaci o molto pi\u00f9 complessi<\/em>\u201d (p. 128).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(<strong>NB<\/strong>: e qui bisognerebbe parlare di un filosofo e antropologo tedesco, <strong>Arnold Gehlen<\/strong>, che tutti gli studi sulla tecnologia e quindi anche sull\u2019IA citano, con minore o maggiore enfasi, per ricordare lo strettissimo e strutturale legame esistente tra debolezza\/mancanza umana (che per Benanti si trasforma in <em>eccedenza<\/em>) e uso della tecnologia. Lo faremo in un\u2019altra occasione)<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La critica alla concezione di Luciano Floridi<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viviamo immersi in ambienti dove agenti artificiali generano parole, partecipano ai nostri scambi discorsivi, rispondono come se fossero interlocutori. Ma cosa significa tutto questo dal punto di vista della semiotica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolucci riprende la teoria di Luciano Floridi, secondo cui l\u2019IA non \u00e8 un\u2019intelligenza nel senso umano del termine, ma una forma di <em>agency informazionale<\/em>: un sistema che agisce, senza capire. L\u2019IA non \u00e8 un soggetto, non ha coscienza, non ha intenzioni (si veda al riguardo il testo di Floridi appena pubblicato in italiano: <a href=\"https:\/\/www.mondadori.it\/libri\/la-differenza-fondamentale-luciano-floridi\/\">La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell&#8217;intelligenza artificiale<\/a>, Mondadori, Milano 2025).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto cruciale, secondo Paolucci, \u00e8 l\u2019adesione di Floridi ad una concezione della mente che pensa l\u2019opposto degli enattivisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto di scontro \u00e8 su un testo di Turing, sulla sua domanda \u201c<em>le macchine possono pensare?\u201d <\/em>e sulla sua interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La discussione attraversa tutto il testo di Paolucci e si concentra nel paragrafo 2 del capitolo 2 del libro di Floridi <a href=\"https:\/\/www.raffaellocortina.it\/scheda-libro\/luciano-floridi\/etica-dellintelligenza-artificiale-9788832854091-3667.html\">Etica dell\u2019intelligenza artificiale<\/a> (Cortina, Milano, 2022).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua versione inglese (Oxford University press 2023) Floridi scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Turing (1950) understood very well that there was no way of answering the question of whether a machine can think because, as he acknowledged, both terms lack scientific definitions: I propose to consider the question, \u2018Can machines think?\u2019 This should begin with definitions of the meaning of the terms \u2018machine\u2019 and \u2018think\u2019 (p. 433) [. . .] The original question, \u2018Can machines think?\u2019 I believe to be too meaningless to deserve discussion<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Note the distance in pages between the two texts; you need to read the whole article to realize that Turing did not take the question seriously. These days, some people stop way before. Turing offered a test instead, <strong>which is a bit like deciding that the best way to assess whether someone can drive is to check their performance on the road<\/strong>. In Turing\u2019s case, the test checks the ability of a machine to answer questions in such a way that the outcome would be indistinguishable, in terms of source, from the outcome of a human agent working to achieve the same task (pagina 18).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E nella traduzione italiana (pag. 44) si legge:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>per questo ha elaborato un test: un po\u2019 come decidere che il miglior modo di valutare se qualcuno \u00e8 in grado di guidare consista nel verificare le sue prestazioni su strada<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immediato il commento di Paolucci: \u201c<strong><em>e perch\u00e9 no? C\u2019\u00e8 forse un modo migliore di capire se qualcuno sa guidare che quello di testare le sue performance sulla strada<\/em><\/strong>\u201d? (pag. 124)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Onestamente, come dar torto a Paolucci? Basta forse l\u2019esame di teoria per dimostrare di saper guidare (esame che avviene tutto <em>dentro<\/em> la mente) o serve anche la pratica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui anche il diverso atteggiamento verso Turing: per Floridi Turing fa una domanda sostanzialmente retorica (da qui il <em>decoupling \u2013 <\/em>il disaccoppiamento &#8211; tra intelligenza e agency) mentre per Paolucci la soluzione di Turing dimostra il pragmatismo del suo genio: \u201c<em>scendere alle concepibili conseguenze pratiche per dirimere una questione teorica<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questo \u00e8 perfettamente cosciente anche Floridi quando, chiudendo il paragrafo 2.2., sostiene che vi sono in sostanza due modi \u2013 due anime \u2013 di concepire l\u2019IA: ingegneristica e cognitiva. La prima \u00e8 interessata alla riproduzione del comportamento intelligente, la seconda alla produzione di intelligenza (e qui, secondo Floridi, l\u2019IA \u00e8 un fallimento).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolucci non mi pare per nulla interessato alla questione ingegneristica (anche se i matematici e gli ingegneri informatici hanno letto con grande interesse il suo testo del 2020 \u2013 <em>Persona<\/em> \u2013 vedendovi una descrizione anticipata di come funziona un LLM) quanto piuttosto mi pare applicare il <strong>principio di parit\u00e0 funzionale<\/strong> che abbiamo descritto sopra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in effetti ha gioco facile nell\u2019irridere tutti coloro che ritengono intelligente questa o quella attivit\u00e0 umana sino a che la compie un essere umano per poi dire che non \u00e8 intelligente se la compie una macchina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concezione decisamente antropocentrica, ovvero che mette l\u2019uomo al centro di tutte le cose e misura di tutte le cose cos\u00ec che un atto \u00e8 intelligente solo se compiuto dall\u2019essere umano ma smette di esserlo se compiuto da altri. Una forma di <em>riduzionismo<\/em> che comporta non pochi rischi di colonialismo culturale (e non per nulla cita e discute lungamente l\u2019opera dell\u2019antropologo francese Lucien L\u00e9vy-Bruhl che, avendo scoperto il cosiddetto <em>pensiero prelogico<\/em> lo ritiene specifico delle <em>civilt\u00e0 inferiori<\/em> rispetto alla civilt\u00e0 occidentale dove la razionalit\u00e0 ha pieno spiegamento logico. E il suo testo del 1910 si intitola, guarda caso, <em>Le funzioni mentali delle societ\u00e0 inferiori<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La scena dell\u2019enunciazione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIn linguistica l\u2019enunciazione \u00e8 l\u2019atto attraverso cui il parlante si appropria di strutture sociali condivise (<em>langue<\/em>) e le fa proprie al fine di produrre il suo messaggio, la sua comunicazione (<em>parole<\/em>)\u201d(pag. 15).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere questa affermazione occorre fare un passo nel cuore della tradizione semiotica. Come ci ha insegnato \u00c9mile Benveniste, ogni atto linguistico implica una <strong>scena di enunciazione<\/strong>: un io che parla, un tu a cui si rivolge, un <em>hic et nunc<\/em> che d\u00e0 forma al senso. Ogni parola non \u00e8 solo un segno, ma un atto situato, un evento discorsivo. L\u2019IA generativa, pur essendo priva di interiorit\u00e0, <strong>simula questa scena<\/strong>, genera enunciati completi di soggetto, tempo, punto di vista. L\u2019effetto \u00e8 quello di un <em>soggetto che parla<\/em>, anche se nessun soggetto \u00e8 realmente presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che Paolucci fa una mossa teorica chiave: mostrare che la IAG <strong>non produce semplici frasi (<em>parole<\/em>), ma effetti di enunciazione<\/strong>, occupando il posto del soggetto enunciatore. Se seguiamo la distinzione saussuriana tra <em>langue<\/em> (sistema) e <em>parole<\/em> (atto di parola), possiamo dire che la AIGen manipola la <em>langue<\/em> secondo le regole statistico-sintattiche, ma restituisce una <em>parola<\/em> apparentemente dotata di intenzionalit\u00e0, stile, posizione soggettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altri termini: l\u2019IA \u00e8 una <strong>macchina del \u201ccome se\u201d<\/strong>. Parla <em>come se<\/em> fosse un soggetto, argomenta <em>come se<\/em> capisse, racconta <em>come se<\/em> ricordasse. E se noi rispondiamo, se le attribuiamo senso e coerenza, allora siamo gi\u00e0 dentro una nuova scena enunciativa: <strong>una semiotica dell\u2019artificiale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso l\u2019enattivismo e la teoria della mente estesa, Paolucci mostra che il linguaggio non \u00e8 un contenuto mentale, ma una pratica situata, incarnata, relazionale. Le IA, pur non avendo corpo, si inseriscono in questo orizzonte: <em>producono parole che ci parlano<\/em>, ci costringono a reagire, ci spingono a credere. Sono <em>operatori di senso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: <em>Nati cyborg<\/em> mette in discussione anche la nostra concezione stessa della soggettivit\u00e0. Se il soggetto non \u00e8 una sostanza interiore, ma una posizione enunciativa, allora l\u2019IA pu\u00f2 produrre <strong>effetti di soggettivit\u00e0<\/strong> pur senza esserlo. La sua parola non \u00e8 vuota: \u00e8 <em>vuotamente piena<\/em>. Non ha un autore, ma ha un posto nel discorso. Non ha un\u2019intenzione, ma crea intenzionalit\u00e0 percepita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8, come abbiamo visto, una critica profonda \u2013 anche se non polemica \u2013 all\u2019approccio funzionalista, come quello di Floridi. L\u2019IA non \u00e8 solo un agente che opera nella infosfera (\u201c<em>la separazione tra azione efficace e intelligenza \u2013 <\/em>scrive Paolucci a pag. 48<em> \u2013 \u00e8 il vero perno di tutte le idee di Floridi<\/em>\u201d), ma una forza trasformativa che ridefinisce il rapporto tra linguaggio e identit\u00e0. Il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019origine del discorso, ma <em>l\u2019effetto di una macchina semiotica<\/em> sempre pi\u00f9 distribuita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nati cyborg<\/em> \u00e8 dunque un libro prezioso per comprendere la posta in gioco della rivoluzione generativa. Invece di chiedersi solo \u201c<em>cosa pu\u00f2 fare l\u2019IA?\u201d,<\/em> Paolucci ci invita a chiederci \u201c<em>cosa ci sta facendo l\u2019IA, a livello di senso?<\/em>\u201d. La sua forza sta nel mostrare che il linguaggio non \u00e8 solo ci\u00f2 che diciamo, ma ci\u00f2 che ci costituisce. E che le macchine, ora, ne fanno parte.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Assemblaggio collettivo e macchinico<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La chiusura del testo di Paolucci (pag. 129) ci restituisce la complessit\u00e0 del percorso e, assieme, necessit\u00e0 di farci sfidare da una IA che costringe a guardarci allo specchio e a decidere chi siamo (e da dove veniamo). Decisamente, e in ogni caso, una \u201cmacchina filosofica\u201d:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8230;non <\/em>(dobbiamo<em>) porre il nostro modo di pensare ed enunciare come modello rispetto a cui una macchina si dovrebbe avvicinare, per mostrare che la macchina non pensa, non utilizza significati e che noi siamo diversi, bens\u00ec <\/em>(dobbiamo<em>) usare come la macchina pensa e agisce per capire come pensiamo e come enunciamo noi, che ci appoggiamo ai significati e fin dalla preistoria deleghiamo progressivamente all&#8217;ambiente cose che svolgeremmo meno efficacemente nella testa e nel corpo. Del resto, gi\u00e0 Deleuze e Guattari nel 1980, quando tutta questa IA era ben lontana dal venire, definivano l&#8217;enunciazione umana non come l&#8217;attivit\u00e0 di un&#8217;istanza soggettiva, bens\u00ec come un <\/em>agencement collectif et machinique<em> (assemblaggio collettivo e macchinico). Perch\u00e9 non \u00e8 mai alle origini che qualcosa di nuovo pu\u00f2 rivelare la propria essenza, ma esso pu\u00f2 rivelare ci\u00f2 che gi\u00e0 era fin dalle origini soltanto a una svolta della propria evoluzione.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il punto di vista di Riccardo Manzotti<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i filosofi italiani che stanno approfondendo l&#8217;argomento trattato da Paolucci c&#8217;\u00e8 <strong>Riccardo Manzotti<\/strong> che, dopo aver lavoro a lungo negli Stati Uniti ora \u00e8 Ordinario di Filosofia Teoretica, IULM, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manzotti \u00e8 autore del volume La mente allargata (Bompiani) che lui stesso presenta in sintesi sul suo sito [<a href=\"https:\/\/www.riccardomanzotti.com\/la-mente-allargata-in-brevissimo\/\">link<\/a>]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un recente articolo apparso su agenda Digitale, Manzotti affronta lo stesso argomento di Paolucci, privilegiando non l&#8217;approccio semiotico ma quello della teoria della &#8220;mente allargata&#8221;. <br>Ho chiesto a <em>gamma.app<\/em> di fare una sintesi visiva del percorso di Manzotti che qui alleghiamo in file PDF<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file aligncenter\"><a id=\"wp-block-file--media-7ff4decb-3b55-4d01-acc3-dec7596c7aab\" href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Gli-LLM-pensano-Il-Punto-di-Vista-di-Riccardo-Manzotti.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Gli LLM pensano &#8211; Il Punto di Vista di Riccardo Manzotti<\/a><a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Gli-LLM-pensano-Il-Punto-di-Vista-di-Riccardo-Manzotti.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-7ff4decb-3b55-4d01-acc3-dec7596c7aab\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Altri testi utili<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andy Clark, <em>Estendere le menti con l\u2019intelligenza artificiale generativa<\/em> &#8211; Nature maggio 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-025-59906-9\">https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-025-59906-9<\/a>. E\u2019 qui che leggiamo un passaggio riferito all\u2019educazione: \u201c<em>Imparare a fidarsi e a mettere in discussione le nostre migliori risorse basate sull&#8217;intelligenza artificiale in questo modo \u00e8 una delle competenze pi\u00f9 importanti che i nostri sistemi educativi in evoluzione dovranno ora implementare\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le intelligenze artificiali generative ridefiniscono il nostro rapporto con linguaggio, pensiero e identit\u00e0: una sfida teorica che, tra semiotica ed enattivismo, invita a ripensare cosa significhi oggi essere umani.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":2989,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[149,223],"class_list":["post-2986","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni-stiamo-leggendo","tag-ai","tag-etica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2986"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2986\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3002,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2986\/revisions\/3002"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2989"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}