{"id":3036,"date":"2026-01-06T19:47:07","date_gmt":"2026-01-06T17:47:07","guid":{"rendered":"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/?p=3036"},"modified":"2026-01-06T19:47:07","modified_gmt":"2026-01-06T17:47:07","slug":"cosa-significa-studiare-e-apprendere-nellera-dellintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2026\/01\/06\/cosa-significa-studiare-e-apprendere-nellera-dellintelligenza-artificiale\/","title":{"rendered":"Cosa significa studiare e apprendere nell\u2019era dell\u2019Intelligenza Artificiale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una riflessione a partire da Riccardo Manzotti, Simone Rossi, Luciano Floridi, e <\/strong><strong>Gayatri Spivak<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019irruzione dell\u2019intelligenza artificiale generativa nei contesti educativi ha prodotto un effetto dirompente sul modo in cui tradizionalmente si \u00e8 inteso lo studio, l\u2019apprendimento e la formazione. La possibilit\u00e0 (molto usata in realt\u00e0 sia da docenti che da studenti oltre che da giornalisti, intellettuali e <em>content manager<\/em> vari) di delegare a sistemi artificiali la produzione di testi, sintesi, argomentazioni e persino elaborati complessi obbliga la scuola e l\u2019universit\u00e0 a interrogarsi non soltanto sugli strumenti, ma sul senso stesso dell\u2019atto di studiare. Non si tratta di una questione meramente tecnica o didattica, bens\u00ec di un problema teorico che investe la concezione di conoscenza, di competenza e di valore umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema sta nel fatto che i docenti (e gli adulti in generale) ricordano come studiavano loro ai loro tempi e sono portati a pensare che quello, e solo quello, sia il modo giusto di studiare. Da qui la riproposizione, da parte di quasi tutti a scuola, soprattutto nelle scuole secondarie, dell\u2019antico modo di \u201cstudiare\u201d che consiste in alcune semplici mosse:<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:upper-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>Ascolta il tuo docente che ti spiega (e parla, parla, parla) utilizzando a volte il libro di testo come supporto<\/li>\n\n\n\n<li>Prendi appunti<\/li>\n\n\n\n<li>A casa leggi il libro di testo, sottolinealo, ripetilo, mandalo se vuoi a memoria e fai gli esercizi (compiti) indicati dal docente<\/li>\n\n\n\n<li>Torna a scuola e fatti interrogare o svolgi il compito scritto che ha predisposto il docente utilizzando tutto quello che hai \u201cimparato\u201d con i punti precedenti<\/li>\n\n\n\n<li>Se la tua prestazione \u00e8 sufficiente (voto 6 o pi\u00f9) riparti (tu e il docente) dal punto A con un nuovo argomento. Se la prestazione \u00e8 insufficiente riparti dal punto A con un docente di recupero oppure dal punto C se non \u00e8 prevista la presenza di un docente che ti aiuta per il recupero (o se non hai risorse per andare a lezione privata).<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ciclo ABCDE si pu\u00f2 ripetere all\u2019infinito o quasi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, per molti, studiare \u00e8 questo. E siccome quasi tutti i docenti hanno studiato cos\u00ec (e con fatica e sudore della fronte) quasi tutti i docenti pensano che cos\u00ec si debba studiare e che chi non apprende o non ci arriva o \u00e8 uno svogliato fannullone che non vuole faticare e sudare (e qui tornano alla mente le <em>sudate carte<\/em> di Leopardi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019intelligenza artificiale rende obsoleto un modello secolare di studio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di addentrarci in un dibattito teorico pu\u00f2 essere utile andare a risentire quanto ha dichiarato la prof.ssa Antonella Viola, docente di Patologia generale all\u2019Universit\u00e0 di Padova, commentando il disastroso esito del nuovo test per accedere alla facolt\u00e0 di Medicina. Mentre il prof. Burioni ha irriso i giovani che non hanno passato l\u2019esame di fisica dicendo che lui e i suoi compagni di classe di quarta liceo scientifico (<em>ai suoi tempi\u2026)<\/em> l\u2019avrebbero superato senza alcuna fatica, la prof.ssa Viola ha dichiarato al Corriere della sera che la modalit\u00e0 di apprendimento dei ragazzi di oggi non passa pi\u00f9 attraverso lo scoglio della memoria, che le generazioni precedenti allenavano tenacemente:&nbsp;<strong>oggi la memoria \u00e8 esternalizzata, questo non rende le persone pi\u00f9 stupide, le rende diverse<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affermazione decisamente interessante che da un lato rimanda alla complessa teoria filosofica della mente estesa (<em>Extended Mind<\/em> \u2013 teoria filosofica dei filosofi&nbsp;Andy Clark&nbsp;e David Chalmers), dall\u2019altro ridisegna il rapporto tra studenti e tecnologie digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E Viola al riguardo tira in ballo sia la propria esperienza che la necessit\u00e0 di un diverso sguardo pedagogico: \u00ab<em>Io non sono una pedagogista ma una docente, la mia esperienza diretta \u00e8 che quando vedo uno studente o una studentessa in difficolt\u00e0 perch\u00e9 non ricorda qualcosa, riesco a capire se ha compreso l\u2019argomento introducendo un ragionamento: se la persona che ho davanti ha studiato il risultato si vede subito, e le risposte arrivano, certo mi rendo conto che non si pu\u00f2 fare un test orale a tutti i candidati che vogliono entrare a Medicina, ma credo che un team di pedagogisti dovrebbe essere in grado di predisporre un piano di apprendimento per gli studenti di oggi<\/em>\u00bb. (ne ho pi\u00f9 diffusamente parlato <a href=\"https:\/\/www.tecnicadellascuola.it\/antonella-viola-oggi-i-giovani-studiano-in-modo-diverso-chiedere-scusa-per-il-fallimento-del-test-di-medicina\">qui<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma entriamo allora pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella questione evidenziata da Antonella Viola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo tsunami. IA &amp; IO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il filosofo Riccardo Manzotti (di cui abbiamo scritto su Casco Open Magazine poche settimane fa a proposito della <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Gli-LLM-pensano-Il-Punto-di-Vista-di-Riccardo-Manzotti.pdf\">domanda su come e se gli LLM pensano)<\/a> e il neuroscienziato Simone Rossi, a due anni dall\u2019uscita di <a href=\"https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/catalogo\/io-ia\/\">IO &amp; IA. Mente, cervello e GPT<\/a> (Rubbettino 2023), si sono di nuovo ritrovati per dialogare (<em>solo fra loro o anche con chatGPT?)<\/em> e scrivere un nuovo saggio anomalo dal titolo <a href=\"https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/catalogo\/lo-tsunami-ia-io\/\"><em>Lo tsunami. IA &amp; IO<\/em><\/a>(Rubbettino 2025).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco propensi a ritenere l\u2019intelligenza artificiale sia solo una agency (come sostiene Floridi, si veda qui il <a href=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/2025\/12\/09\/c-paolucci-nati-cyborg\/\">dibattito gi\u00e0 avviato su Casco Magazine partendo dalla recensione al volume Nati Cyborg di Claudio Paolucci<\/a>) Manzotti e Rossi si chiedono cosa succeder\u00e0, di questo passo, al nostro cervello, alle nostre capacit\u00e0 cognitive, al nostro essere umani se l\u2019IA pensa. Saremo costretti solo a rincorrere in una gara che ha gi\u00e0 un probabile vincitore o potremo ancora governare con responsabilit\u00e0 e libert\u00e0 di azione le regole della competizione, se di competizione e non di cooperazione si deve parlare? Che succeder\u00e0 poi, quando l\u2018IA avr\u00e0 accesso diretto al mondo, senza passare dall\u2019uomo? Fine dell\u2019antropocentrismo? (che in certi casi, forse, neppure sarebbe un male).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra tutti gli argomenti affrontati nel loro volume mi voglio soffermare solo su un capitolo, il quinto, intitolato \u201c<em>Scuola, universit\u00e0 e formazione<\/em>\u201d (pp. 73 ss). Ovvero su cosa succede quando lo tsunami IA travolge il luogo di produzione e riproduzione del sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Manzotti e Rossi: dallo studio come competenza allo studio come frontiera del senso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel capitolo 5 Riccardo Manzotti e Simone Rossi prendono atto che l\u2019IA generativa ha infranto quella che per lungo tempo \u00e8 stata una barriera rassicurante: la coincidenza tra competenza e valore formativo. Se un sistema artificiale \u00e8 in grado di superare esami (<em>e nel loro precedente volume hanno dovuto ammettere loro malgrado che ChatGPT 3.5 avrebbe superato senza grandi problemi sia l\u2019esame di filosofia teoretica che quello di neuroscienze, ovvero i loro insegnamenti all\u2019universit\u00e0<\/em>) , redigere tesi, produrre articoli e organizzare conoscenze meglio o pi\u00f9 rapidamente di uno studente, allora il problema non \u00e8 che l\u2019IA \u201craggiunga\u201d l\u2019umano, ma che i criteri con cui valutiamo l\u2019apprendimento siano riduttivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo questa prospettiva, la scuola e l\u2019universit\u00e0 hanno progressivamente identificato lo studio con lo sviluppo di competenze operative e misurabili: saper collegare informazioni, strutturare testi, applicare procedure. L\u2019IA dimostra che tali attivit\u00e0 sono in larga misura automatizzabili e che, pertanto, non possono pi\u00f9 costituire il cuore dell\u2019educazione. Da qui la tesi secondo cui si \u00e8 passati dall\u2019et\u00e0 dell\u2019informazione digitale all\u2019et\u00e0 della conoscenza digitale, in cui il confine tra ci\u00f2 che ha valore e ci\u00f2 che non lo ha pi\u00f9 si sposta.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>La conoscenza, prima prerogativa degli esseri umani e dei loro strumenti (libri e articoli), \u00e8 stata conquistata grazie al linguaggio da parte di IA. Oggi non basta pi\u00f9 sapere o essere esperti di qualche ambito culturale, le macchine sanno tanto e pi\u00f9 di noi. Ed \u00e8 un grave errore continuare a cullarsi nell&#8217;illusione secondo cui ci sia una differenza essenziale tra il nostro sapere e quello delle macchine, tra il vero pensiero (il nostro) e il pensiero delle macchine. Non ci sono differenze sostanziali, come non ci sono tra una persona che fa calcoli a mente e una calcolatrice<\/em>\u201d (pag 78).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Manzotti e Rossi, l\u2019essere umano non si distingue dall\u2019IA per una presunta superiorit\u00e0 cognitiva o per un accesso privilegiato alla conoscenza, ma per il suo collocarsi costantemente sul confine tra il gi\u00e0 noto e l\u2019inedito. <strong>L\u2019umano \u00e8 colui che esplora l\u2019ignoto, che compie \u201csalti nel buio\u201d<\/strong>, che produce significato l\u00e0 dove non esistono ancora criteri stabilizzati. La critica all\u2019educazione contemporanea \u00e8 radicale: test, tesi e valutazioni standardizzate tendono a <strong>premiare la ripetizione del prevedibile, mentre scoraggiano proprio quella capacit\u00e0 di interrogare il senso<\/strong> che oggi rappresenta il vero discrimine rispetto alle macchine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo quadro, studiare non significa pi\u00f9 acquisire conoscenze o competenze, ma confrontarsi con la dimensione del valore. L\u2019IA viene descritta come una conoscenza senza valore: capace di manipolare contenuti, ma incapace di coglierne il significato esistenziale. L\u2019educazione, allora, non pu\u00f2 limitarsi a trasmettere sapere, ma deve aiutare gli studenti a interrogarsi su ci\u00f2 per cui vale la pena studiare, vivere e scegliere.<br><br><em>\u201c\u2026 un essere umano non \u00e8 soltanto un sistema cognitivo, ma \u00e8 la causa di quel sistema cognitivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se una macchina sa fare conti, l&#8217;essere umano \u00e8 la causa di quei conti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La tradizione umanistica &#8211; intesa non in senso storico, ma in quanto apertura alla realt\u00e0 umana nel suo senso pi\u00f9 ampio &#8211; \u00e8 oggi afflitta dalla mancanza di un&#8217;adeguata ontologia della persona. <strong>Non sappiamo pi\u00f9 che cosa siamo<\/strong> e, purtroppo, IA e scienze cognitive ci hanno convinto di non essere altro che processi computazionali o cognitivi. Se questo \u00e8 vero, come dicevamo poc\u2019anzi, non c&#8217;\u00e8 speranza: le macchine stanno diventando, o gi\u00e0 lo sono, meglio di noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Hanno pi\u00f9 memoria, pi\u00f9 tempo, pi\u00f9 risorse, pi\u00f9 velocit\u00e0 e, non dimentichiamolo mai, meno acciacchi e lasciti complicati dal nostro passato animale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>L&#8217;universit\u00e0 e l&#8217;educazione, quindi, devono interrogarsi su un concetto chiave che, per motivi politici, \u00e8 diventato in molte sedi un vero e proprio tab\u00f9: il concetto di valore.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La formazione non \u00e8 solo trasmissione di competenze e di informazione, ma l&#8217;apertura verso la dimensione di valore e di significato che rende la vita umana degna di essere vissuta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;universit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 un diplomificio n\u00e9 una sorta di istituto professionale di livello avanzato, ma deve rappresentare il luogo dove gli esseri umani, che passano dalla condizione dell&#8217;adolescenza a quelle della maturit\u00e0 culturale e sociale, acquistano quella sensibilit\u00e0 che permette di dare un senso alle scelte. Parlare di valori \u00e8 sempre molto complicato perch\u00e9 ogni valore identifica invariabilmente quella parte del corpo sociale che ne ha fatto la propria ragion d&#8217;essere. Tuttavia, la soluzione, spesso praticata, di dare una formazione neutra rispetto all&#8217;esistenza dei valori \u00e8 messa in discussione proprio dall&#8217;IA che rappresenta, per definizione, la conoscenza senza valore\u201d (pag. 80)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019IA generativa ci mostra quello che credevamo fosse l&#8217;obiettivo dell&#8217;educazione e della formazione e invece non lo era. Il fine dell&#8217;universit\u00e0 non \u00e8 solo quello di ottenere finanziamenti, salire nei ranking, moltiplicare le pubblicazioni, aumentare gli iscritti. <strong>L&#8217;obiettivo della formazione \u00e8 incoraggiare gli studenti a diventare persone capaci di trovare il senso delle cose che fanno<\/strong>. Al contrario, in Italia ma anche in Europa, la politica della ricerca sembra avere per obiettivo quello di ridurre i docenti ad automi privi di valori. (pag. 84).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In un recente saggio, la filosofa americana Megan Fritts ha rivendicato l&#8217;irriducibilit\u00e0 della componente umana dell&#8217;esistenza che sola pu\u00f2 dare significato all&#8217;attivit\u00e0 accademica. Ha sottolineato come negli atenei si sia perso di vista il senso ultimo della formazione universitaria, accecati o distratti dalle lusinghe dell&#8217;efficienza, e si sia dimenticato che <strong>il fine dell&#8217;accademia \u00e8 la formazione di persone dotate di senso e non l&#8217;accumulo di conoscenza<\/strong>. Secondo Fritts, \u00abse lo scopo dell&#8217;accademia \u00e8 la formazione di esseri umani, allora il vero pericolo posto dall&#8217;IA non \u00e8 quello della perdita di posti di lavoro, ma qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e interamente diverso\u00bb, e cio\u00e8 la degradazione della persona a semplice esperto e l&#8217;educazione a semplice trasmissione di informazioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Insomma, crediamo che, alla fine, sia tutto riassunto in questa domanda. Nell&#8217;accademia si usano gli esseri umani per produrre conoscenza o si usa la conoscenza per produrre esseri umani?<\/em><\/strong><em> La seconda alternativa ci pare pi\u00f9 degna.<\/em> (pag. 85).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Direi chiaro, chiarissimo (<a href=\"https:\/\/thepointmag.com\/examined-life\/a-matter-of-words\/\">qui<\/a> una interessante riflessione di Megan Fritts per continuare la riflessione) . E il ragionamento non vale solo per l\u2019universit\u00e0 ma di certo anche per le scuole secondarie di secondo grado, le scuole superiori. Ed \u00e8 qui, in questo contesto, che Manzotti e Rossi riportano la frase di Gayatri Spivak che ha definito l\u2019educazione come la \u00ab<strong><em>rieducazione non coercitiva del desiderio<\/em><\/strong>\u00bb. Ma su questa scheggia di luce torneremo in chiusura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Luciano Floridi: dal distant writing alla responsabilit\u00e0 progettuale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luciano Floridi \u00e8 intervenuto il 3 gennaio 2025, <a href=\"https:\/\/www.raiplaysound.it\/audio\/2026\/01\/Eta-Beta-del-03012026-c43b06e5-8574-429e-8279-4eadaf96f231.html\">nella prima puntata di Eta Beta del 2026,<\/a> intervistato da Massimo Cerofolini, &nbsp;affrontando il tema del futuro dell\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno della lunga intervista Floridi ha affrontato il concetto di \u201c<em>distant writing<\/em>\u201d individuando una trasformazione strutturale della scrittura e, pi\u00f9 in generale, della produzione di conoscenza. Secondo lui la delega all\u2019IA della realizzazione materiale del testo non rappresenta semplicemente una scorciatoia o una perdita di competenze, ma un mutamento del ruolo umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Floridi, l\u2019autore non \u00e8 pi\u00f9 un amanuense che fatica sulla frase, ma un architetto dei contenuti: colui che progetta l\u2019architettura concettuale, definisce la struttura, assume la responsabilit\u00e0 finale del prodotto. L\u2019analogia con l\u2019architettura \u00e8 centrale: come non si attribuisce al muratore la responsabilit\u00e0 di un edificio mal progettato, cos\u00ec non si pu\u00f2 attribuire all\u2019IA la responsabilit\u00e0 di un contenuto concettualmente scorretto o eticamente problematico. <strong>La propriet\u00e0 intellettuale e morale dell\u2019opera si sposta dunque dal lavoro manuale alla responsabilit\u00e0 del design.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo spostamento non alleggerisce il carico educativo, ma lo rende pi\u00f9 esigente. Se l\u2019IA solleva dall\u2019onere della produzione meccanica, aumenta la responsabilit\u00e0 di chi progetta, seleziona e approva. <strong>Studiare, in questa prospettiva, non significa pi\u00f9 esercitarsi nella scrittura in quanto tale, ma acquisire una padronanza linguistica estesa alle diverse \u201clingue dell\u2019informazione\u201d.<\/strong> L\u2019educazione viene ridefinita come sviluppo di competenze di lettura, scrittura, progettazione e controllo metalinguistico nei diversi sistemi simbolici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Floridi insiste inoltre sul concetto di capitale semantico: l\u2019insieme delle risorse di significato che una societ\u00e0 accumula e trasmette. L\u2019IA, lungi dall\u2019essere un semplice strumento, diventa un ambiente in cui questo capitale viene prodotto, rielaborato e condiviso. Apprendere, allora, significa diventare capaci di contribuire attivamente a tale capitale, non come consumatori passivi, ma come progettisti consapevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le tre fasi del processo di apprendimento in Floridi: la metafora di Alice<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno della prospettiva di Luciano Floridi, un ruolo centrale \u00e8 svolto dalla metafora di <em>Alice<\/em>, utilizzata per descrivere le <strong>tre fasi (o ruoli) del processo di apprendimento<\/strong> nell\u2019epoca dell\u2019informazione digitale e dell\u2019intelligenza artificiale. Floridi ha presentato il suo punto di vista sull\u2019educazione e sulla formazione intervenendo con un breve testo al <a href=\"https:\/\/www.tecnicadellascuola.it\/giubileo-degli-educatori-ia-e-educazione-parla-luciano-floridi-educazione-civica-in-diretta-il-6-novembre-ore-11-iscrivi-la-classe\">Giubileo degli educatori a fine ottobre 2025<\/a> poi riproposto poi <a href=\"https:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=5654551\">in forma pi\u00f9 estesa sulla piattaforma SSRN<\/a>. <strong>\u00c8<\/strong>qui che presenta le tre figure di Alice, una articolazione che per\u00f2 non rappresenta una sequenza cronologica, ma una progressione di profondit\u00e0 e responsabilit\u00e0 nel rapporto con la conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima figura \u00e8 <strong><em>Alice the User<\/em><\/strong>. In questa fase, l\u2019apprendente \u00e8 colui che sa <em>usare<\/em> correttamente le regole di un determinato sistema di conoscenza. Alice-User padroneggia strumenti, linguaggi e procedure: sa giocare il \u201cgioco della conoscenza\u201d secondo le regole date. \u00c8 il livello dell\u2019alfabetizzazione funzionale, del saper fare efficace, che permette di operare con successo all\u2019interno di un dominio. Nell\u2019educazione tradizionale, gran parte dell\u2019insegnamento si \u00e8 concentrato quasi esclusivamente su questo livello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda figura \u00e8 <strong><em>Alice the Intellectual<\/em><\/strong>. Qui l\u2019apprendente non si limita pi\u00f9 a usare il sistema, ma diventa capace di <em>osservarlo criticamente<\/em>. <em>Alice-Intellectual<\/em> studia il gioco stesso: ne analizza i presupposti, i limiti, le implicazioni. \u00c8 il livello della riflessione metacognitiva e critica, in cui si sviluppa la capacit\u00e0 di interrogare il sapere, di valutarne le condizioni di validit\u00e0 e di riconoscerne gli effetti culturali e sociali. In termini educativi, questa fase corrisponde allo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza epistemologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La terza figura \u00e8 <strong><em>Alice the Designer<\/em><\/strong>. In questa fase, l\u2019apprendente acquisisce la capacit\u00e0 di <em>ripensare e riprogettare<\/em> il gioco della conoscenza. <em>Alice-Designer<\/em> non si limita a criticare i sistemi esistenti, ma \u00e8 in grado di crearne di nuovi, di modificarne le regole, di progettare strutture di senso alternative. \u00c8 il livello pi\u00f9 alto del processo educativo, in cui conoscenza e creazione si ricompongono. Qui si colloca pienamente la nozione di educazione come padronanza delle \u201clingue dell\u2019informazione\u201d e come contributo attivo al capitale semantico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel contesto dell\u2019intelligenza artificiale generativa, questa tripartizione assume un significato particolarmente rilevante. L\u2019IA pu\u00f2 facilmente sostituire Alice the User, ed \u00e8 in parte in grado di simulare alcune funzioni di Alice the Intellectual. <strong>Ci\u00f2 che l\u2019IA non pu\u00f2 sostituire \u00e8 Alice the Designer, cio\u00e8 la capacit\u00e0 umana di attribuire senso, definire fini e assumere responsabilit\u00e0 progettuali<\/strong>. Da qui deriva l\u2019esigenza, per Floridi, di un\u2019educazione che non si arresti all\u2019uso competente degli strumenti, ma che accompagni gli studenti verso i livelli della riflessione critica e della progettazione responsabile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"803\" height=\"448\" src=\"https:\/\/cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/image.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3037\" srcset=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/image.jpg 803w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/image-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/image-768x428.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 803px) 100vw, 803px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parallelismo tra la metafora di Alice e la posizione di Manzotti &#8211; Rossi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il modello delle tre figure di Alice proposto da Floridi consente di rendere<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">esplicito il confronto con la posizione di Manzotti e Rossi. In particolare, \u00e8 possibile leggere le loro riflessioni come una critica radicale a un sistema educativo rimasto bloccato quasi esclusivamente sul livello di <strong>Alice the User<\/strong>. La scuola e l\u2019universit\u00e0, secondo Manzotti e Rossi, hanno privilegiato per decenni la formazione di soggetti capaci di giocare correttamente il gioco della conoscenza: applicare procedure, riorganizzare contenuti, dimostrare competenze secondo criteri stabiliti. L\u2019intelligenza artificiale rende evidente che questo livello \u00e8 ormai facilmente automatizzabile e, quindi, non pi\u00f9 sufficiente a giustificare il valore formativo dello studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura di <strong>Alice the Intellectual<\/strong> trova un primo punto di contatto con la critica di Manzotti\/Rossi ai test, alle tesi e ai dispositivi valutativi che premiano il prevedibile. Anche per Manzotti e Rossi, infatti, la formazione autentica richiede la capacit\u00e0 di interrogare il sapere, di metterne in discussione i presupposti e di riconoscerne i limiti. Tuttavia, mentre in Floridi questa fase rimane parte di un percorso strutturato di alfabetizzazione avanzata alle lingue dell\u2019informazione, in Manzotti e Rossi essa assume un carattere pi\u00f9 esistenziale: la riflessione critica non \u00e8 solo epistemologica, ma investe direttamente il senso dello studio e della conoscenza nella vita umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 nella figura di <strong>Alice the Designer<\/strong> che il parallelismo diventa pi\u00f9 profondo e, al tempo stesso, pi\u00f9 rivelatore delle differenze. Per Floridi, Alice-Designer \u00e8 colei che progetta nuovi sistemi di significato e si assume la responsabilit\u00e0 del design informazionale. Per Manzotti e Rossi, questa stessa capacit\u00e0 coincide con l\u2019attitudine umana a stare sul confine tra il noto e l\u2019ignoto, a generare senso laddove non esistono ancora criteri codificati. Ci\u00f2 che Floridi descrive come progettazione e contributo al capitale semantico, Manzotti e Rossi lo interpretano come produzione di valore esistenziale, non delegabile alle macchine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso, le due prospettive possono essere lette come complementari: Floridi offre una grammatica concettuale per comprendere i livelli dell\u2019apprendimento nell\u2019ecosistema informazionale, mentre Manzotti e Rossi radicalizzano il livello pi\u00f9 alto di tale grammatica, insistendo sul fatto che senza una riflessione sul valore e sul desiderio anche la progettazione rischia di ridursi a una nuova forma di competenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Convergenze e divergenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto tra Manzotti e Rossi, da un lato, e Floridi, dall\u2019altro, mostra convergenze significative. Tutti riconoscono che l\u2019IA rende inadeguato un modello educativo centrato sulla riproduzione di contenuti e competenze standard. Tutti sottolineano che il valore dell\u2019educazione non pu\u00f2 pi\u00f9 essere cercato nella semplice prestazione cognitiva, facilmente replicabile dalle macchine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le divergenze emergono per\u00f2 nel modo in cui viene concettualizzata la relazione tra umano e artificiale. Manzotti e Rossi tendono a enfatizzare una frattura ontologica ed esistenziale: l\u2019IA come conoscenza senza valore, l\u2019umano come luogo del senso e della scelta. Floridi, pur riconoscendo la centralit\u00e0 della responsabilit\u00e0 umana, insiste maggiormente sulla continuit\u00e0 funzionale e sulla necessit\u00e0 di riprogettare ruoli e competenze all\u2019interno di un ecosistema informazionale condiviso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini educativi, ci\u00f2 si traduce in accenti diversi. Per Manzotti e Rossi, la sfida principale \u00e8 sottrarre l\u2019educazione alla logica della competenza misurabile e restituirla alla dimensione del valore e del desiderio. Per Floridi, la sfida \u00e8 formare soggetti capaci di progettare, governare e assumere responsabilit\u00e0 nei processi di produzione del significato mediati dall\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E qui torna la citazione di Spivak: il desiderio al centro dell\u2019educazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manzotti e Rossi, all\u2019interno del loro ragionamento, buttano l\u00ec, senza neppure indicarne la fonte, la frase di una delle pi\u00f9 importanti studiose e teoriche degli studi post-coloniali. Per Spivak, dicono Manzotti e Rossi, l\u2019educazione \u00e8 &#8220;<strong><em>rieducazione non coercitiva del desiderio<\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma cosa significa questa frase? Andiamo con ordine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In primo luogo andiamo all\u2019originale e chiariamo che la filosofa e teorica postcoloniale\u00a0Gayatri Chakravorty Spivak  <a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0 definisce l&#8217;educazione nelle discipline umanistiche (<em>Humanities<\/em>) come:<strong>&#8220;<em>An uncoercive rearrangement of desires<\/em>&#8220;<\/strong>\u00a0(Una riorganizzazione non coercitiva dei desideri).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso in italiano la citazione viene tradotta come&nbsp;<em>&#8220;rieducazione non coercitiva del desiderio&#8221;,<\/em> ma il termine originale usato da Spivak \u00e8&nbsp;<em>rearrangement<\/em>&nbsp;(risistemazione\/riorganizzazione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Spivak, questa definizione (che appare nel testo&nbsp;<em>&#8220;Righting Wrongs&#8221;<\/em>&nbsp;pubblicato originariamente nel 2004 sulla rivista&nbsp;<em>South Atlantic Quarterly<\/em>&nbsp;e successivamente incluso in diverse raccolte di saggi tra cui <em>Other Asias<\/em>&nbsp;&#8211; Blackwell Publishing, 2008) \u00e8 centrale per il ruolo delle discipline umanistiche nella societ\u00e0 contemporanea e nel processo di democratizzazione globale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I punti chiave del suo pensiero al riguardo possono cos\u00ec riassumersi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Contro la coercizione:<\/strong>\u00a0L&#8217;educazione non deve imporre valori dall&#8217;alto o attraverso la forza (sociale, politica o economica). Non si tratta di &#8220;addestramento&#8221;.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Agire sulle strutture profonde:<\/strong>\u00a0Il compito dell&#8217;insegnante non \u00e8 solo trasmettere nozioni, ma lavorare sulla &#8220;struttura del desiderio&#8221; dell&#8217;individuo. L&#8217;obiettivo \u00e8 far s\u00ec che le persone desiderino spontaneamente la giustizia, l&#8217;equit\u00e0 e la democrazia, anzich\u00e9 perseguire solo il profitto o il potere individuale.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>La democrazia richiede tempo:<\/strong>\u00a0Spivak sostiene che la vera democrazia non si esporta con le elezioni o con le riforme strutturali veloci, ma si coltiva attraverso questo lungo e lento processo di &#8220;riorganizzazione del desiderio&#8221;, che permette di riconoscere l&#8217;altro come un proprio pari.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>I soggetti subalterni:<\/strong>\u00a0 Spivak riflette su come questo tipo di educazione sia fondamentale soprattutto per chi lavora con le popolazioni subalterne, per evitare che l&#8217;aiuto umanitario si trasformi in una nuova forma di colonialismo culturale.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa significa \u201crieducazione non coercitiva del desiderio\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capirlo dobbiamo scomporre la frase:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&nbsp;\u201cDesiderio\u201d<\/strong>: Qui Spivak usa <em>desiderio<\/em> non nel senso psicologico individuale (come \u201cvoglio X\u201d), ma come insieme di orientamenti, inclinazioni e motivazioni che una persona ha \u2014 molte delle quali sono modellate dalla cultura, dall\u2019educazione, dal potere e dalle strutture sociali. In pedagogia critica questo \u201cdesiderio\u201d include cose come: cosa uno <em>crede di volere, <\/em>quali obiettivi sente suoi, cosa \u00e8 motivante per uno studente, quali identit\u00e0 e aspirazioni si interiorizzano L\u2018educazione non \u00e8 solo <em>trasferire informazioni<\/em>, ma <em>aiutare le persone a trasformare i loro orientamenti desideranti<\/em> \u2014 cio\u00e8 ci\u00f2 che ritengono degno di valore o utile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cRearrangement\u201d <\/strong>(riordinare)<em>Rearrangement of desires<\/em> indica che l\u2019educazione non dovrebbe imporre di desiderare qualcosa di nuovo, ma piuttosto aiutare le persone a capire come i loro desideri si sono formati, riflettere sulle loro origini e, se necessario, <em>ricollocarli in modi meno influenzati da coercizioni culturali, economiche o politiche<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cNon coercitivo\u201d: <\/strong>Il cuore dell\u2019espressione \u00e8 qui: <em>non coercitivo<\/em> significa che l\u2019educazione non deve forzare, manipolare, o addestrare, non deve <em>imporre valori o desideri dall\u2019esterno<\/em>.Spivak \u2014 come nel suo lavoro postcoloniale \u2014 \u00e8 molto critica verso le forme di potere che aggrediscono l\u2019autonomia soggettiva e modellano i desideri al di fuori delle scelte consapevoli della persona (come il colonialismo, l\u2019educazione imperialista, il razzismo culturale).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, la frase indica <strong>una forma di educazione etica e liberatoria<\/strong>, che non forza gli studenti a desiderare ci\u00f2 che l\u2019insegnante o la societ\u00e0 vuole, aiuta gli studenti a <em>esaminare<\/em> i loro desideri, offre strumenti per <em>scoprire quali desideri sono propri<\/em>, e quali sono imposti o condizionati e da ultimo promuove l\u2019autonomia e la responsabilit\u00e0 individuale nel desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non abbiamo qui modo di approfondire il legame tra questa posizione e le premesse <em>postcolonial<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a> <\/em>della Spivak. Ci basti riassumere prendendo atto che questa definizione di Spivak sposta radicalmente l\u2019idea di educazione da un <em>meccanismo di controllo sociale<\/em> (cio\u00e8 educare \u00e8 indottrinare) a un <em>meccanismo di riflessione e trasformazione soggettiva<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spivak suggerisce che il fine dell\u2019educazione non \u00e8 fare \u201cbuoni cittadini\u201d secondo un modello prestabilito, ma <em>accompagnare qualcuno a capire perch\u00e9 desidera certe cose e come pu\u00f2 scegliere di desiderare diversamente<\/em> \u2014 in modo non coercitivo e critico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ragionamento che, svolto in un tempo in cui non si parlava ancora di intelligenza artificiale generativa, vale ancora di pi\u00f9 proprio oggi in un tempo in cui l\u2019intelligenza artificiale e il digitale si sono aggiunti con forza alle culture, ai poteri e alle istituzioni che influenzano ci\u00f2 che riteniamo desiderabile. Da qui la necessit\u00e0 e l\u2019impellente richiesta di favorire l\u2019autonomia e la responsabilit\u00e0 nella costruzione dei propri desideri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per chiudere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quanto sin qui detto emerge la necessit\u00e0 di ripensare le pratiche di valutazione: se l\u2019IA pu\u00f2 produrre testi e soluzioni, allora valutare il prodotto finale perde di senso. Diventa centrale valutare il processo, le scelte, le domande poste, la capacit\u00e0 di orientare strumenti potenti verso fini significativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In secondo luogo, lo studio non pu\u00f2 pi\u00f9 essere giustificato solo in termini di utilit\u00e0 o spendibilit\u00e0. Sia nella prospettiva del valore esistenziale sia in quella della responsabilit\u00e0 progettuale, l\u2019apprendimento richiede spazi di riflessione, di incertezza e di esplorazione che difficilmente si lasciano ridurre a indicatori quantitativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il ruolo del docente cambia profondamente: non pi\u00f9 solo trasmettitore o valutatore di competenze, ma facilitatore di senso, progettista di ambienti di apprendimento, guida nella riorganizzazione non coercitiva del desiderio di conoscere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019apprendimento significativo si colloca sempre pi\u00f9 sul piano della riflessione, della progettazione e dell\u2019attribuzione di senso, livelli che nessun sistema artificiale pu\u00f2 sostituire integralmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, la funzione formativa della scuola e dell\u2019universit\u00e0 non viene indebolita dall\u2019IA, ma resa pi\u00f9 esigente, perch\u00e9 spostata dal controllo della competenza alla cura del senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale non segna quindi la fine dello studio, ma la fine di una certa idea di studio. Per la scuola e l\u2019universit\u00e0, la sfida non \u00e8 difendere pratiche ormai superate, ma ripensare radicalmente il senso dell\u2019educazione come formazione di esseri umani capaci di orientarsi, scegliere e progettare in un mondo in cui le macchine sanno sempre di pi\u00f9, ma non sanno perch\u00e9. Ma colonizzano i nostri desideri. E cos\u00ec, ancora una volta, educazione significa liberazione. Scarto di lato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">_________<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ps.<\/strong> Ci sarebbero altre due questioni immediatamente connesse con quanto qui scritto. Le affronter\u00f2 a breve ma qui intanto le anticipo.<\/p>\n\n\n\n<ol style=\"list-style-type:lower-alpha\" class=\"wp-block-list\">\n<li>Qual \u00e8 il DNA delle competenze? Che relazione esiste tra esperto e novizio? Come si apprende nella relazione? I computer, i robot, l\u2019intelligenza artificiale possono essere parte della soluzione? Lo faremo studiando il volume di Matt Beane intitolato <em>Il dna delle competenze. Come salvare l\u2019abilit\u00e0 umana nell\u2019era delle macchine intelligenti<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Come stanno muovendosi davvero le scuole italiane (in particolare le scuole superiori) nei confronti dell\u2019inserimento dell\u2019IA generativa a scuola dopo la pubblicazione delle linee guida del MIM? Ad oggi la risposta \u00e8 deprimente. Ne riparleremo.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> E\u2019 stata per me davvero un\u2019enorme sorpresa trovare nel testo di Manzotti \u2013 Rossi la frase di Spivak. Ho \u201cincontrato\u201d Spivak moltissimi anni fa grazie a Davide Zoletto e alla rivista Aut-Aut (<a href=\"https:\/\/autaut.ilsaggiatore.com\/2011\/07\/312-2002\/#:~:text=aut%20aut%2C%20rivista%20di%20filosofia%20diretta%20da,edita%20dal%20Saggiatore%2C%20esce%20a%20cadenza%20trimestrale.\">numero 312\/2002<\/a> tutto dedicato a &#8220;<em>Gli equivoci del multiculturalismo<\/em>&#8220;. Una frase della Spivak costituisce il perno attorno cui gira sia un suo volume (<em>A Critique of Postcolonial Reason. Toward a History of the Vanishing Present<\/em>, Harvard Univ. Press) quanto anche buona parte del numero di Aut Aut: &#8220;<em>la conoscenza dell\u2019altro soggetto \u00e8 teoricamente impossibile<\/em>&#8220;. Ho scritto su questo tema nel lontanissimo 2003 (<a href=\"https:\/\/www.pavonerisorse.it\/intercultura\/2002\/multiculturalismo.htm\">e qui si pu\u00f2 leggere la mia riflessione di allora<\/a>) e poi ancora nel volume pubblicato da <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books\/about\/A_scuola_di_intercultura_Cittadinanza_pa.html?id=ADHawAEACAAJ&amp;redir_esc=y\">Erickson del 2007<\/a> <em>A scuola di intercultura. Cittadinanza, partecipazione, interazione: le risorse della societ\u00e0 multiculturale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Spivak attinge da psicoanalisi, decostruzione e marxismo per sostenere che il desiderio umano non \u00e8 naturale, ma formato da sistemi di potere, sapere e linguaggio. Questo \u00e8 un tema centrale nel pensiero postcoloniale, dove le <strong>identit\u00e0 colonizzate<\/strong> sono viste come <strong>prodotto di desideri imposti<\/strong>. Ovvero: a) il colonizzato desidera ci\u00f2 che il colonizzatore vuole che desideri; b) il soggetto interiorizza modelli culturali, linguistici, morali estranei come propri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso, <strong>il \u201c<em>Rearrangement<\/em>\u201d il desiderio<\/strong> \u00e8 un atto di liberazione simbolica. Significa <em>disfare<\/em> quelle formazioni interiorizzate che riproducono diseguaglianza, subordinazione o conformismo culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019educazione diventa cos\u00ec una pratica etica perch\u00e9 \u00e8 chiamata a <em>interrompere<\/em> il circuito desiderio-potere, ma \u00e8 sfidata a farlo <strong>senza violenza epistemica<\/strong>. Per Spivak, ogni relazione educativa ha un <strong>potenziale coloniale<\/strong>: l\u2019insegnante ha potere. La vera sfida \u00e8 <em>agire eticamente dentro questa asimmetria<\/em>, costruendo una relazione che non <em>plasma<\/em>, ma <em>accompagna la trasformazione autonoma<\/em> dell\u2019altro. Ricordo che nel saggio <em>Can the Subaltern Speak? (<\/em>1985 poiColumbia University Press, New York 2010), Spivak afferma che il subalterno non pu\u00f2 parlare perch\u00e9 la sua voce \u00e8 sempre tradotta, distorta, assorbita nei codici dominanti. Allora educare significa ascoltare chi \u00e8 ai margini, ma senza sovrapporre la propria voce. E\u2019 accogliere l\u2019altro nel suo enigma, nel suo silenzio, nel suo desiderio non ancora detto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intelligenza artificiale rende obsoleto il modo con cui si \u00e8 studiato negli ultimi secoli. Ma cosa significa studiare? E educare? \u00a0Un confronto che sfida in profondit\u00e0 la scuola e i docenti. 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