{"id":3834,"date":"2026-06-11T12:28:39","date_gmt":"2026-06-11T10:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/?p=3834"},"modified":"2026-06-11T15:44:17","modified_gmt":"2026-06-11T13:44:17","slug":"quando-i-bambini-restano-soli-il-buco-nero-del-welfare-che-non-vogliamo-vedere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2026\/06\/11\/quando-i-bambini-restano-soli-il-buco-nero-del-welfare-che-non-vogliamo-vedere\/","title":{"rendered":"Quando i bambini restano soli: il buco nero del welfare che non vogliamo vedere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Purtroppo pu\u00f2 essere vero. Ma resta inaccettabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a certe tragedie familiari, a certe storie di bambini lasciati soli dentro case, relazioni e silenzi che avrebbero dovuto essere intercettati molto prima, la tentazione pi\u00f9 comoda \u00e8 sempre la stessa: considerarli episodi isolati. Una famiglia problematica, due adulti fragili, una concatenazione imprevedibile di eventi. Ma questa spiegazione non basta pi\u00f9. Non basta soprattutto quando, attorno a quella famiglia, c\u2019erano comunit\u00e0, servizi, istituzioni, vicini, parenti, scuole, medici, reti formali e informali che avrebbero dovuto vedere, intuire, ascoltare, intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo sistematicamente disinvestito nella cura, nell\u2019assistenza socio-sanitaria, nella prevenzione, nei servizi territoriali. E il risultato \u00e8 che, davanti alle fragilit\u00e0 pi\u00f9 profonde \u2014 o, in alcuni casi, davanti a vere atrocit\u00e0 che \u00e8 difficile derubricare a semplice debolezza \u2014 i primi a cadere nel vuoto sono i bambini. Poi gli anziani non autosufficienti. Poi le donne esposte a violenza, isolamento, dipendenza economica, solitudine. Sempre gli stessi corpi, sempre le stesse vite considerate sacrificabili da un sistema che interviene troppo tardi, quando ormai il danno \u00e8 compiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei miei anni di lavoro nel sociale, una delle esperienze che pi\u00f9 mi ha colpita riguarda gli iter di affido e adozione. Gli aspiranti genitori vengono letteralmente guardati al microscopio. Assistenti sociali, psicologi, giudici e istituzioni entrano nella loro vita con un livello di profondit\u00e0 che pochi altri percorsi prevedono. Si valuta la casa, il lavoro, la stabilit\u00e0 economica, la relazione di coppia, la formazione personale, la rete familiare, il modo in cui si usa il tempo, la capacit\u00e0 di affrontare l\u2019imprevisto, persino la tenuta emotiva davanti a domande che spesso non hanno una risposta certa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si entra nell\u2019intimit\u00e0 individuale e di coppia. Si osservano le relazioni allargate. Si chiedono garanzie, consapevolezza, motivazioni, equilibrio. Ed \u00e8 giusto che un bambino gi\u00e0 ferito dalla vita venga protetto con la massima attenzione. Ma resta una domanda enorme: perch\u00e9 tanta cura, tanta severit\u00e0 e tanta vigilanza vengono riservate a chi chiede di accogliere un figlio, mentre nessun sistema \u00e8 davvero in grado di accompagnare, sostenere e monitorare chi un figlio lo mette al mondo naturalmente?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A una donna e a un uomo che possono procreare non viene chiesto nulla di tutto questo. Nessuno valuta la loro capacit\u00e0 educativa, la loro stabilit\u00e0 psicologica, la qualit\u00e0 delle loro relazioni, la presenza di una rete, il contesto in cui quel bambino crescer\u00e0. Naturalmente non si tratta di immaginare controlli invasivi sulla genitorialit\u00e0 biologica. Sarebbe pericoloso e profondamente sbagliato. Ma il punto \u00e8 un altro: una societ\u00e0 che dice di mettere al centro l\u2019infanzia non pu\u00f2 comparire solo quando c\u2019\u00e8 da giudicare, allontanare, certificare o punire. Deve esserci prima. Deve esserci vicino. Deve esserci ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I numeri raccontano una realt\u00e0 che non possiamo pi\u00f9 ignorare. In Italia, nel 2024, oltre un milione e 283 mila bambini e adolescenti vivevano in povert\u00e0 assoluta. Sempre nel 2024, pi\u00f9 di un quarto dei bambini e ragazzi sotto i 16 anni viveva in famiglie a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale. Non sono percentuali astratte: sono bambini che crescono in case dove manca stabilit\u00e0, dove l\u2019accesso alle cure, all\u2019educazione, allo sport, alla socialit\u00e0 e al sostegno psicologico dipende troppo spesso dal reddito, dal territorio, dalla fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge una sanit\u00e0 pubblica sempre pi\u00f9 sotto pressione. La spesa sanitaria pubblica italiana resta sotto la media dei Paesi OCSE e sotto quella europea. Le liste d\u2019attesa si allungano, la medicina territoriale fatica, la salute mentale \u00e8 ancora trattata come una questione secondaria, i consultori sono insufficienti o depotenziati, i servizi sociali comunali lavorano spesso con organici ridotti e carichi impossibili. Cos\u00ec il welfare di prossimit\u00e0, quello che dovrebbe intercettare il disagio prima che diventi emergenza, si trasforma in un presidio fragile, discontinuo, diseguale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 proprio qui: abbiamo costruito un sistema che sa essere minuzioso quando deve valutare una coppia adottiva, ma spesso non riesce a essere presente nella vita quotidiana delle famiglie pi\u00f9 vulnerabili. Sappiamo chiedere relazioni, certificazioni, colloqui e prove di idoneit\u00e0 a chi vuole accogliere, ma non sappiamo garantire ascolto, sostegno psicologico, assistenza domiciliare, educatori, consultori, pediatri, servizi per la salute mentale e reti comunitarie sufficienti a chi \u00e8 gi\u00e0 dentro una situazione di rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, quando accadono tragedie che ci sconvolgono, ci chiediamo com\u2019\u00e8 stato possibile che nessuno si fosse accorto di nulla. Ma forse la domanda pi\u00f9 scomoda \u00e8 un\u2019altra: chi avrebbe dovuto accorgersene? Con quali strumenti? Con quali tempi? Con quali risorse? Con quale continuit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le persone pi\u00f9 prossime spesso non vedono, o non vogliono vedere. I servizi, quando ci sono, arrivano gi\u00e0 travolti dalle urgenze. La scuola segnala ma non sempre trova interlocutori tempestivi. I medici intercettano frammenti. I comuni fanno quello che possono con risorse spesso insufficienti. E intanto le fragilit\u00e0 si accumulano dentro le case, diventano isolamento, trascuratezza, violenza, abbandono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo Paese \u00e8 in crisi e i segnali sono ovunque. Non solo nelle grandi tragedie che finiscono sui giornali, ma nella normalit\u00e0 silenziosa di migliaia di famiglie lasciate sole. L\u2019assenza di un welfare sanitario e sociale di prossimit\u00e0 \u00e8 un buco nero. E dentro quel buco nero cadono prima di tutto i bambini, gli anziani fragili e ancora troppe donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La politica, di qualunque colore sia, dovrebbe avere il coraggio di riconoscere le proprie responsabilit\u00e0. Non basta commuoversi dopo. Non basta indignarsi per qualche giorno. Non basta invocare punizioni pi\u00f9 severe quando il fallimento \u00e8 gi\u00e0 avvenuto. Serve ricostruire una rete territoriale capace di prevenire, accompagnare, sostenere e proteggere. Servono assistenti sociali in numero adeguato, consultori funzionanti, servizi di salute mentale accessibili, educatori di comunit\u00e0, pediatria territoriale, sostegno alla genitorialit\u00e0, assistenza domiciliare, scuole con strumenti reali per non essere lasciate sole davanti al disagio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni tragedia umana di questo tipo non \u00e8 solo una storia privata. \u00c8 un sintomo pubblico. \u00c8 la crepa visibile di un sistema che da anni arretra, taglia, delega alle famiglie, scarica sulle donne, affida alla buona volont\u00e0 dei singoli ci\u00f2 che dovrebbe essere responsabilit\u00e0 collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una societ\u00e0 si misura da come protegge chi non ha voce. E i bambini non possono aspettare che il sistema si accorga di loro quando \u00e8 troppo tardi. La cura non \u00e8 un costo accessorio. \u00c8 l\u2019infrastruttura morale e politica di un Paese. Senza cura, senza presenza, senza prossimit\u00e0, nessuna comunit\u00e0 pu\u00f2 dirsi davvero civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo non possiamo pi\u00f9 limitarci a dire \u201cnessuno poteva immaginare\u201d. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che spesso non immaginiamo perch\u00e9 non guardiamo, non ascoltiamo, non investiamo, non costruiamo pres\u00ecdi capaci di stare vicino alle persone prima che precipitino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quando a precipitare sono i bambini, il fallimento non \u00e8 mai soltanto familiare. \u00c8 collettivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sulla bimba di 2 anni morta a Bordighera. Una societ\u00e0 si misura da come protegge chi non ha voce. Dietro le tragedia ci sono crepe di un sistema, c&#8217;\u00e8 una responsabilit\u00e0 collettiva. 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