{"id":4300,"date":"2026-09-04T06:36:03","date_gmt":"2026-09-04T04:36:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/?p=4300"},"modified":"2026-09-04T06:36:05","modified_gmt":"2026-09-04T04:36:05","slug":"ragazzi-di-vita-tutti-sanno-ballare-il-woke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2026\/09\/04\/ragazzi-di-vita-tutti-sanno-ballare-il-woke\/","title":{"rendered":"Ragazzi di vita \u2013 Tutti sanno ballare il woke?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ragazzi di vita \u2013 Spazi dell\u2019educare, sguardi per riflettere sul mondo giovanile, pensieri e pratiche per \u201cstare\u201d con i ragazzi oggi. N. 15 <\/strong> <strong>&#8211; Tutti sanno ballare il woke?<\/strong><br><br>In questo periodo la parola \u201cwoke\u201d \u00e8 diventata trend per le prese di posizione di alcuni politici e come succede spesso, una sfilza di \u201cesperti\u201d hanno detto la loro sul tema, seguendo ovviamente il google trend. Bene, il tema \u00e8 interessante, e lo era anche prima, in questa rubrica lo sguardo si rivolge al mondo giovanile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Woke \u00e8 una di quelle parole che gli adulti hanno cominciato a pronunciare quando i ragazzi avevano gi\u00e0 cominciato a fare altro. Prima sono arrivati i corpi, i capelli colorati, lo smalto sulle unghie dei ragazzi, vestiti che attraversano con una certa indifferenza ci\u00f2 che per molto tempo abbiamo chiamato maschile e femminile, i nomi scelti, qualche pronome diverso, le amicizie, gli amori, le appartenenze meno ordinate delle nostre definizioni, la richiesta, a volte gentile e a volte furiosa, di non essere immediatamente collocati dentro una casella. Poi sono arrivate le parole degli adulti: woke, gender, politicamente corretto, cancel culture, identit\u00e0. E improvvisamente abbiamo trasformato qualcosa che stava gi\u00e0 accadendo nei corpi e nelle relazioni in una battaglia culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 interessante perch\u00e9, in fondo, accade spesso cos\u00ec con gli adolescenti: prima modificano il mondo attraverso i comportamenti, poi arriviamo noi adulti e costruiamo le categorie per spiegarli. O, qualche volta, per difenderci da quello che non comprendiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito italiano delle ultime settimane sembra essersi improvvisamente accorto della parola woke. Ma pi\u00f9 che un movimento organizzato, il cosiddetto woke raccoglie una costellazione di questioni differenti, dal razzismo alle discriminazioni, dall\u2019orientamento sessuale alla disabilit\u00e0, dall\u2019identit\u00e0 di genere al linguaggio, tenute insieme dalla ricerca dell\u2019equit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 probabilmente questo il primo equivoco. Parliamo del woke come se esistesse da qualche parte un comitato centrale del wokismo, con un programma, una tessera e magari una riunione il marted\u00ec sera. Naturalmente non esiste. Esistono invece persone che chiedono di non essere discriminate, donne che continuano a interrogare il potere e il linguaggio, persone omosessuali e transessuali che chiedono riconoscimento, ragazzi nati in Italia che frequentano le nostre scuole, parlano la nostra lingua, tifano le nostre squadre e che giuridicamente continuano a non essere italiani. Esistono soprattutto corpi, biografie e conflitti reali, che diventano molto pi\u00f9 difficili da liquidare quando smettiamo di considerarli soltanto categorie ideologiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una parte del mondo conservatore, compreso un settore dell\u2019associazionismo cattolico pro-life, legge invece proprio queste trasformazioni come il sintomo di una deriva culturale. Pro Vita &amp; Famiglia, per esempio, descrive il woke come una sorta di nuovo bigottismo secolare, collegandolo alla crisi dell\u2019autorit\u00e0, della figura paterna e di un\u2019idea di verit\u00e0 considerata stabile. \u00c8 una posizione che va ascoltata, anche quando non la si condivide, perch\u00e9 dietro la critica al woke esiste anche una paura reale: la sensazione che alcune coordinate culturali si stiano dissolvendo troppo velocemente, che il linguaggio cambi prima che le persone abbiano avuto il tempo di comprenderne le ragioni, che la libert\u00e0 di espressione possa essere sostituita dalla sorveglianza reciproca, che ogni errore linguistico diventi una colpa morale. Sono domande legittime. Ma una domanda legittima non rende automaticamente legittima qualsiasi risposta e, soprattutto, non pu\u00f2 cancellare le persone reali che stanno dietro quelle trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prendiamo, ad esempio, la cittadinanza. Qui il dibattito diventa improvvisamente molto meno astratto. In Italia la materia continua a poggiare principalmente sullo <em>ius sanguinis<\/em> e non abbiamo introdotto n\u00e9 uno <em>ius soli<\/em> generalizzato n\u00e9 uno <em>ius scholae<\/em> capace di riconoscere nell\u2019esperienza scolastica e sociale una forma di appartenenza. Eppure basta entrare in una scuola italiana per accorgersi che la vita \u00e8 molto pi\u00f9 avanti delle nostre leggi. Ci sono ragazzi che sono nati qui, hanno studiato qui, pensano e parlano in italiano, condividono riferimenti culturali, musica, sport, linguaggi e aspirazioni con i loro coetanei e che pure scoprono, a un certo punto, di appartenere giuridicamente a un altro luogo, magari a un Paese che conoscono pochissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qualcosa che avevo gi\u00e0 provato a raccontare parlando dei \u201c<a href=\"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2025\/12\/03\/ragazzi-di-vita-i-nomi-degli-invisibili\/\">nomi degli invisibili<\/a>\u201d: possiamo organizzare tutte le giornate dell\u2019intercultura che vogliamo, ma prima o poi un ragazzo ci chieder\u00e0 perch\u00e9 gli diciamo da quando \u00e8 bambino che siamo tutti cittadini del mondo e poi, quando arriva il momento dei documenti, scopre che alcuni sono cittadini un po\u2019 pi\u00f9 degli altri. \u00c8 woke chiedere di discutere di <em>ius soli<\/em> o <em>ius scholae<\/em>? Se lo \u00e8, allora bisognerebbe forse domandarsi perch\u00e9 questa parola dovrebbe essere necessariamente un insulto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso accade quando arriviamo al corpo. Il corpo adolescente \u00e8 sempre stato un luogo politico, anche quando fingevamo che non lo fosse. Lo erano i capelli lunghi degli anni Sessanta, le minigonne, il punk, i piercing, i tatuaggi, le culture hip hop, il modo di camminare, di ballare, di mostrare o nascondere il corpo. Oggi a cambiare non sono soltanto l\u2019abbigliamento o l\u2019estetica. Sta cambiando anche la semantica con cui molti ragazzi leggono il corpo. Sesso, genere, identit\u00e0, orientamento, desiderio: parole che per le generazioni precedenti tendevano spesso a sovrapporsi vengono sempre pi\u00f9 frequentemente separate, interrogate, ricombinate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non significa affatto che tutti i giovani siano progressisti, inclusivi e fluidi. Sarebbe una rappresentazione falsa e persino consolatoria. Nelle nostre scuole esistono ancora omofobia, sessismo, razzismo, bullismo e violenza. La generazione giovane non \u00e8 moralmente migliore di quelle precedenti. \u00c8 semplicemente immersa in un paesaggio simbolico differente, esposta a linguaggi differenti e costretta a confrontarsi molto prima di noi con questioni che un tempo potevano essere nascoste dentro la famiglia, il quartiere o il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo educare alle emozioni, alle relazioni, al consenso, al rispetto dei corpi e delle differenze non dovrebbe essere considerato un vezzo ideologico. Dovrebbe essere educazione. E invece anche l\u2019educazione affettiva e sessuale continua a diventare terreno di scontro politico. \u00c8 uno dei tanti paradossi del nostro tempo: i ragazzi vivono relazioni, pornografia digitale, innamoramenti, stereotipi, identit\u00e0, violenza verbale, consenso e rifiuto ogni giorno, mentre gli adulti continuano a discutere se sia opportuno parlarne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito centra l\u2019attenzione su un presunto disequilibrio tra diritti e uguaglianze economiche, io credo che il percorso debba essere parallelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non basta rispettare il pronome di un ragazzo se quel ragazzo non pu\u00f2 permettersi una seduta dallo psicologo. Non basta dire a una ragazza che pu\u00f2 diventare ci\u00f2 che desidera se il luogo in cui nasce continua a determinare in modo cos\u00ec pesante le sue opportunit\u00e0. Non basta celebrare la diversit\u00e0 se l\u2019accesso allo sport, alla cultura, alla mobilit\u00e0, alla formazione e perfino a molti luoghi di socializzazione dipende dal reddito della famiglia. Non basta essere inclusivi nel linguaggio se poi siamo escludenti nell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma naturalmente vale anche il contrario. Non basta aumentare un salario se continuiamo a considerare alcune persone meno degne di altre. Non basta costruire case popolari se dentro quelle case una ragazza deve avere paura di dichiarare chi ama. Non basta parlare di classe sociale se ignoriamo che la classe si intreccia continuamente con il genere, la provenienza, il colore della pelle, la disabilit\u00e0. Il pronome e l\u2019affitto non sono avversari politici. Appartengono, in modi differenti, alla stessa domanda di dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che anche una parte della critica proveniente dalla sinistra al wokismo pone una questione importante: che cosa accade quando una politica progressista sembra parlare perfettamente il linguaggio del riconoscimento ma non riesce pi\u00f9 a offrire protezione economica, welfare, casa, salari, servizi? \u00c8 una domanda seria, soprattutto in un Paese dove i giovani continuano a sperimentare precariet\u00e0, disuguaglianze territoriali, difficolt\u00e0 nell\u2019ingresso nel lavoro e nell\u2019accesso alla casa. Ma sarebbe singolare concluderne che, siccome abbiamo parlato troppo poco di disuguaglianza economica, allora dobbiamo smettere di parlare di discriminazioni. La risposta alla separazione non \u00e8 scegliere uno dei due pezzi, ma ricomporli. Un diritto civile che ignora le condizioni materiali rischia di diventare fragile, un diritto sociale che ignora le identit\u00e0 rischia di diventare cieco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il vero problema non \u00e8 capire se il woke abbia vinto o perso, ma capire se siamo ancora capaci di tenere insieme tutte queste domande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sul termine &#8220;woke&#8221; spesso trasforma in aspro scontro ideologico ci\u00f2 che i giovani vivono gi\u00e0 quotidianamente. Tra diritti civili, ius scholae ed educazione affettiva, la sfida non \u00e8 contrapporre identit\u00e0 e giustizia sociale, ma unirle per garantire vera dignit\u00e0 alle nuove generazioni.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4305,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[415,229,298,573],"class_list":["post-4300","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa","tag-diritti","tag-giovani","tag-ragazzi-di-vita","tag-woke"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4300"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4310,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300\/revisions\/4310"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4305"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}