{"id":900863,"date":"2026-10-14T07:40:59","date_gmt":"2026-10-14T05:40:59","guid":{"rendered":"https:\/\/staging1.cascolearning.it\/?p=900863"},"modified":"2026-10-14T07:45:44","modified_gmt":"2026-10-14T05:45:44","slug":"imprenditorialita-a-scuola-litalia-ferma-alla-teoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2026\/10\/14\/imprenditorialita-a-scuola-litalia-ferma-alla-teoria\/","title":{"rendered":"Imprenditorialit\u00e0 a scuola: l\u2019Italia ferma alla teoria\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019Europa riconosce da anni l\u2019imprenditorialit\u00e0 come una <strong>competenza per la vita, non soltanto come preparazione alla creazione d\u2019impresa.<\/strong> Ma quando dalle indicazioni curricolari si passa alla sperimentazione concreta, l\u2019accesso alla pratica di studenti e studentesse cambia profondamente da un sistema educativo all\u2019altro. In Italia la componente imprenditoriale delle attivit\u00e0 pratiche non \u00e8 obbligatoria in nessuno dei tre livelli scolastici analizzati da Eurydice.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di educazione imprenditoriale a scuola evoca facilmente business plan, startup e aspiranti imprenditori o imprenditrici. \u00c8 una lettura comprensibile, ma riduttiva. Nel <strong>quadro europeo<\/strong> <a href=\"https:\/\/joint-research-centre.ec.europa.eu\/scientific-activities\/key-competences-lifelong-learning\/entrecomp-entrepreneurship-competence-framework_en\"><strong>EntreComp<\/strong><\/a>, l\u2019imprenditorialit\u00e0 \u00e8 la <strong>capacit\u00e0 di trasformare idee e opportunit\u00e0 in azioni capaci di generare valore per gli altri.<\/strong> Un valore che pu\u00f2 essere economico, ma anche sociale, culturale o ambientale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019obiettivo non \u00e8 quindi convincere ogni studente ad aprire un\u2019impresa, ma trasmettere le capacit\u00e0 per sviluppare iniziativa, creativit\u00e0, capacit\u00e0 di collaborare, pianificare, affrontare l\u2019incertezza e mobilitare le risorse necessarie per realizzare un progetto. Competenze trasversali utili nel lavoro, nella partecipazione civica e nella vita quotidiana. Non riguarda quindi soltanto la creazione d\u2019impresa, ma una <strong>competenza trasversale applicabile alla vita personale, sociale e professionale.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quasi dieci anni dalla pubblicazione di EntreComp, il rapporto di Eurydice \u201c<a href=\"https:\/\/eurydice.indire.it\/pubblicazioni\/entrepreneurship-education-at-school-in-europe-2025\/\"><strong>Entrepreneurship education at school in Europe &#8211; 2025<\/strong><\/a>\u201d consente di osservare quanto questa impostazione sia entrata nelle politiche e nei curricoli scolastici ufficiali. E, soprattutto, quanto riesca a <strong>tradursi in esperienze concrete.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante il quadro che emerge sia in linea generale positivo, non possiamo che rilevare una frattura ancora evidente: pur comparendo nei curricoli di tutti i sistemi educativi analizzati, le <strong>occasioni per mettere in pratica<\/strong> l\u2019imprenditorialit\u00e0 risultano meno diffuse e raramente obbligatorie.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Che cosa misura il rapporto<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel report <em>Entrepreneurship Education at School in Europe &#8211; 2025<\/em> <strong>Eurydice<\/strong>, la rete europea di informazione sui sistemi e sulle politiche educative, coordinata dall\u2019Agenzia esecutiva europea per l\u2019istruzione e la cultura (EACEA), analizza l\u2019anno scolastico 2024\/2025 e prende in esame <strong>38 sistemi educativi di 36 Paesi<\/strong>: i 27 Stati membri dell\u2019Unione europea e altri nove Paesi europei (Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia). Il numero dei sistemi \u00e8 superiore a quello dei Paesi in quanto il rapporto analizza separatamente la Comunit\u00e0 fiamminga, la Comunit\u00e0 francese e la Comunit\u00e0 germanofona del Belgio. I dati dell\u2019Albania, pur rappresentati nel rapporto, non risultano validati al momento della pubblicazione.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indagine riguarda la scuola primaria e l\u2019istruzione secondaria generale, corrispondenti ai <strong>livelli ISCED 1, ISCED 2 e ISCED 3<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel documento, Eurydice prende in esame strategie, curricoli ufficiali, formazione dei docenti, misure di supporto alle scuole ed esperienze imprenditoriali pratiche previste dalle autorit\u00e0 responsabili dell\u2019istruzione a livello nazionale o regionale. \u00c8 un perimetro da tenere presente nella lettura dei dati: il rapporto rileva quindi <strong>ci\u00f2 che compare formalmente nei documenti ufficiali che orientano i sistemi educativi<\/strong>, non misura quante scuole realizzino davvero le attivit\u00e0, quanti studenti vi partecipino o quale sia la loro qualit\u00e0. Un Paese classificato nella categoria \u201cnon prevista\u201d pu\u00f2 comunque avere progetti locali o iniziative extracurricolari non incorporate nel curricolo ufficiale analizzato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dalle competenze economiche alla capacit\u00e0 di agire<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo dato rilevante \u00e8 in linea generale positivo: <strong>tutti i sistemi educativi analizzati includono in qualche forma l\u2019educazione imprenditoriale nei propri curricoli.<\/strong> Nella maggior parte dei casi viene trattata come tema trasversale, sia inserito in pi\u00f9 discipline che ricondotto a materie specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, la sua presenza cresce con il livello scolastico. Nella scuola primaria prevale l\u2019integrazione in discipline gi\u00e0 esistenti; nella secondaria superiore diventano pi\u00f9 frequenti gli insegnamenti dedicati all\u2019imprenditorialit\u00e0, all\u2019economia o al mondo dell\u2019impresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa diffusione non implica per\u00f2 che tutte le dimensioni della competenza ricevano la stessa attenzione. Tra le sei componenti analizzate da Eurydice, l\u2019alfabetizzazione finanziaria ed economica \u00e8 quella maggiormente presente. Sono <strong>meno diffuse competenze come la capacit\u00e0 di costruire una visione, riconoscere opportunit\u00e0 e affrontare incertezza, ambiguit\u00e0 e rischio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 un\u2019educazione imprenditoriale che, in molti curricoli, conserva un\u2019impronta prevalentemente economica e conoscitiva. La dimensione pi\u00f9 creativa e trasformativa <em>(immaginare o sperimentare un cambiamento, imparare anche dagli errori<\/em>) fatica di pi\u00f9 a trovare spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia alcuni elementi di imprenditorialit\u00e0 sono presenti nei diversi gradi di istruzione soprattutto <strong>attraverso l\u2019educazione civica.<\/strong> Nella primaria gli alunni affrontano la gestione di piccole disponibilit\u00e0 economiche e la costruzione di semplici piani di spesa e risparmio. Nella secondaria di primo grado compaiono la pianificazione delle risorse, i budget e l\u2019organizzazione delle spese. Nella secondaria superiore si approfondiscono anche il ruolo di banche, assicurazioni e intermediari finanziari, insieme alle opportunit\u00e0 e ai rischi delle diverse forme di investimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il curricolo italiano non \u00e8 dunque privo di contenuti riconducibili all\u2019imprenditorialit\u00e0. Tuttavia, la situazione cambia quando osserviamo se e come i nostri studenti e studentesse siano chiamati a trasformare quelle conoscenze in azione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>In quali gradi di istruzione l\u2019esperienza pratica rientra nel curricolo?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Eurydice, un\u2019esperienza imprenditoriale pratica non coincide con una generica attivit\u00e0 laboratoriale, una visita aziendale o un periodo di lavoro, ma <strong>deve permettere agli studenti di elaborare idee, selezionarne una e trasformarla in un progetto concreto.<\/strong> Deve inoltre prevedere apprendimento attraverso l\u2019azione, un risultato tangibile e il coinvolgimento di soggetti esterni, cos\u00ec da mantenere un legame con problemi e contesti reali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possono rientrare in questa definizione una mini-impresa, un progetto sviluppato per un\u2019organizzazione, un\u2019iniziativa sociale o ambientale realizzata con associazioni e comunit\u00e0 locali. Il valore prodotto non deve necessariamente essere commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come possiamo osservare dal primo grafico, la geografia europea di queste esperienze \u00e8 tutt\u2019altro che omogenea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"flourish-embed flourish-map\" data-src=\"visualisation\/30450433\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><noscript><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/visualisation\/30450433\/thumbnail\" width=\"100%\" alt=\"map visualization\" \/><\/noscript><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella scuola primaria soltanto 8 sistemi educativi su 38 prevedono esperienze imprenditoriali pratiche all\u2019interno del curricolo ufficiale: in 4 sono obbligatorie e in altri 4 opzionali. Nei restanti 30 sistemi non ne viene rilevata la presenza curricolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella secondaria inferiore i sistemi che le includono salgono a 12: 6 le rendono obbligatorie e 6 opzionali. Alla secondaria superiore diventano 16, dei quali 7 con esperienze obbligatorie e 9 con attivit\u00e0 opzionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La progressione \u00e8 evidente, ma non modifica il dato di fondo. Anche nell\u2019ultimo livello scolastico analizzato, la scuola secondaria di secondo grado, meno della met\u00e0 dei sistemi inserisce queste esperienze nei curricoli ufficiali. Soltanto 7 su 38 le rendono obbligatorie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mappa consente di esplorare i tre livelli e mostra come non emerga un modello geografico unico. Paesi vicini possono adottare soluzioni molto diverse; all\u2019interno dello stesso Paese, inoltre, la posizione pu\u00f2 cambiare passando dalla primaria alla secondaria superiore. L\u2019educazione imprenditoriale pratica appare quindi legata alle infrastrutture curricolari, alle autonomie scolastiche e alle scelte delle singole autorit\u00e0 educative pi\u00f9 che a una divisione lineare tra aree europee.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il caso italiano: obbligatorio il percorso, ma non l\u2019imprenditorialit\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel confronto europeo, <strong>risalta quindi un\u2019Italia in cui le esperienze imprenditoriali pratiche non sono previste nei curricoli ufficiali <\/strong>della scuola primaria e della secondaria di primo grado, mentre nella secondaria superiore compaiono invece come componente opzionale. Il secondo grafico rende visibile questa posizione rappresentando 38 cerchi per ciascun livello scolastico. Ogni cerchio rappresenta un sistema educativo; la croce identifica l\u2019Italia. Nei primi due livelli la \u201ccroce\u201d italiana ricade tra i sistemi in cui l\u2019esperienza pratica non \u00e8 prevista. All\u2019ISCED 3 si sposta tra quelli che la considerano opzionale, senza raggiungere il gruppo dei sistemi che la rendono obbligatoria.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"flourish-embed flourish-scatter\" data-src=\"visualisation\/30451438\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><noscript><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/visualisation\/30451438\/thumbnail\" width=\"100%\" alt=\"scatter visualization\" \/><\/noscript><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto richiama in particolare i <em>Percorsi per le competenze trasversali e per l\u2019orientamento<\/em>, i PCTO. Nei licei italiani studenti e studentesse devono partecipare a questi percorsi, che possono comprendere attivit\u00e0 collegate al mondo produttivo e professionale, comprese simulazioni d\u2019impresa. Ma, mentre il PCTO \u00e8 obbligatorio, la sua eventuale componente imprenditoriale resta opzionale. Non tutti gli studenti, quindi, incontrano necessariamente un\u2019esperienza nella quale siano chiamati a ideare e realizzare un progetto imprenditoriale nel significato ampio adottato da EntreComp.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sarebbe corretto concludere che nelle scuole italiane queste attivit\u00e0 non esistano. Mini-imprese, hackathon, cooperative scolastiche, laboratori e progetti promossi da associazioni o imprese sono sicuramente diffusi nei territori. Il dato Eurydice ci dice qualcosa di diverso, ovvero che <strong>il loro accesso non \u00e8 garantito attraverso un obbligo curricolare nazionale comune.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che si apre la questione dell\u2019equit\u00e0. Se l\u2019esperienza dipende dall\u2019iniziativa della singola scuola, dalla presenza di docenti formati, dalle reti territoriali o dalla capacit\u00e0 di trovare partner esterni, <strong>le opportunit\u00e0 possono distribuirsi in modo diseguale<\/strong>. Alcuni studenti incontrano contesti ricchi di progetti e collaborazioni; altri possono terminare il percorso scolastico senza avere mai trasformato un\u2019idea in un risultato concreto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dal curricolo all\u2019opportunit\u00e0 reale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due grafici raccontano dimensioni complementari. La mappa mostra dove le esperienze pratiche sono formalmente riconosciute nei curricoli. Il dot plot mette in evidenza quanto sia ancora ristretto il gruppo dei sistemi che le rendono obbligatorie e consente di collocare immediatamente l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambi, per\u00f2, fotografano le regole e non la vita quotidiana delle scuole. Un obbligo curricolare non garantisce automaticamente una buona esperienza; allo stesso modo, l\u2019assenza di un obbligo non esclude la presenza di iniziative eccellenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire davvero l\u2019efficacia delle politiche servirebbe un secondo livello di dati: <strong>partecipazione degli studenti, durata e continuit\u00e0 dei percorsi, soggetti coinvolti, competenze sviluppate, distribuzione territoriale e caratteristiche sociali dei partecipanti.<\/strong> Il rapporto non fornisce queste informazioni e invita implicitamente a colmare la distanza tra ci\u00f2 che i documenti prevedono e ci\u00f2 che gli studenti sperimentano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa Eurydice evidenzia altri due punti deboli. Solo un terzo circa dei sistemi offre indicazioni specifiche per adottare un approccio che coinvolga l\u2019intera scuola. Sono ancora meno frequenti incentivi economici, certificazioni e riconoscimenti capaci di sostenere questo cambiamento. Inoltre, i riferimenti espliciti all\u2019educazione imprenditoriale nei quadri delle competenze professionali dei docenti sono molto rari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza pratica, insomma, non pu\u00f2 essere aggiunta al curricolo come un\u2019attivit\u00e0 isolata. Richiede progettazione, tempo, docenti preparati, leadership scolastica, rapporti continuativi con imprese, organizzazioni sociali, istituzioni e comunit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sfida per il futuro<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l\u2019Italia il passaggio successivo potrebbe non consistere nell\u2019aggiungere una nuova materia: piuttosto il tema \u00e8 rendere sistematica e accessibile la possibilit\u00e0 di imparare attraverso progetti autentici e validati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I PCTO offrono gi\u00e0 una cornice potenzialmente utile, ma il rapporto mostra che la dimensione imprenditoriale non \u00e8 garantita a tutti. Rafforzarla significherebbe andare oltre la semplice esposizione al mondo del lavoro e affidare agli studenti un ruolo attivo: identificare un bisogno, elaborare una soluzione, confrontarsi con vincoli e interlocutori reali, sperimentare, correggere gli errori e produrre un risultato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 anche necessario <strong>allargare l\u2019idea stessa di valore.<\/strong> Un progetto imprenditoriale scolastico pu\u00f2 riguardare un prodotto o un servizio, ma anche la riqualificazione di uno spazio, una risposta a un bisogno sociale, una soluzione ambientale o un\u2019iniziativa culturale. In questa prospettiva, <strong>l\u2019educazione imprenditoriale pu\u00f2 diventare uno strumento di cittadinanza e innovazione sociale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Europa ha ormai riconosciuto l\u2019imprenditorialit\u00e0 come competenza chiave. La nuova frontiera \u00e8 fare in modo che non rimanga una formula nei curricoli o un\u2019opportunit\u00e0 riservata alle scuole pi\u00f9 attive. Per <strong>imparare davvero a trasformare le idee in valore<\/strong>, agli studenti non basta \u201csapere\u201d come si fa: devono poterlo fare in maniera eguale ed equa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo il rapporto Eurydice 2025, l&#8217;educazione all&#8217;imprenditorialit\u00e0 in Europa \u00e8 ancora troppo teorica. Intesa come competenza trasversale per trasformare idee in valore, fatica a tradursi in pratica. In Italia, lo studio teorico \u00e8 presente (es. educazione civica), ma l&#8217;applicazione pratica nei curricoli scolastici non \u00e8 mai obbligatoria, creando cos\u00ec disuguaglianze tra gli studenti.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":900901,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[15,452],"tags":[498,639,286],"tipologia":[],"area-casco":[],"class_list":["post-900863","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-apprendimento","category-data-journalism","tag-data-journalism","tag-imprenditorialita","tag-studenti"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/900863","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=900863"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/900863\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":900906,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/900863\/revisions\/900906"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/900901"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=900863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=900863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=900863"},{"taxonomy":"tipologia","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tipologia?post=900863"},{"taxonomy":"area-casco","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/area-casco?post=900863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}