{"id":901025,"date":"2026-10-28T18:48:17","date_gmt":"2026-10-28T17:48:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/?p=901025"},"modified":"2026-10-28T18:48:19","modified_gmt":"2026-10-28T17:48:19","slug":"italia-e-francia-a-confronto-tre-dati-per-capire-la-scuola-oltre-la-cronaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/2026\/10\/28\/italia-e-francia-a-confronto-tre-dati-per-capire-la-scuola-oltre-la-cronaca\/","title":{"rendered":"Italia e Francia a confronto: tre dati per capire la scuola oltre la cronaca"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>Le proteste francesi e italiane<\/em><em>\u00a0hanno riportato al centro la richiesta di risorse per l\u2019istruzione. I dati PISA 2025 e le statistiche europee mostrano un quadro pi\u00f9 articolato del previsto: la Francia presenta un divario sociale pi\u00f9 ampio e maggiori carenze percepite di personale, mentre l\u2019Italia non \u00e8 immune da fragilit\u00e0 strutturali.<\/em><br><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La protesta e i dati<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le immagini, ormai si sa, arrivano prima delle informazioni e dei dati: scuole occupate, cortei, vetrine spaccate e saccheggiate, scontri tra studenti e forze dell\u2019ordine nelle strade. Da un lato, la nuova stagione di proteste francesi e poi italiane ed europee ha riportato <strong>la scuola e le risorse per l\u2019istruzione<\/strong> al centro della cronaca; dall\u2019altro, lo storytelling mediatico del fenomeno <strong>rischia di ridurre il dibattito a una mera questione di ordine pubblico.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le immagini possono aiutare a raccontare, ridurre o amplificare l\u2019intensit\u00e0 del conflitto, ma non bastano a descrivere lo stato di un sistema educativo. Per approfondire il tema, occorre affiancare a caroselli e reels indicatori e metriche comparabili. Il <strong>confronto tra Francia e Italia<\/strong> pu\u00f2 offrirci uno spunto di osservazione utile: due grandi sistemi scolastici europei, dinamiche di protesta simili per problemi che non necessariamente coincidono, risultati che cambiano a seconda della dimensione analizzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chiarezza: i dati non sanciscono un rapporto causale tra condizioni del sistema scolastico e partecipazione alle proteste, ma ci consentono di <strong>ricostruire il contesto <\/strong>nel quale \u00e8 cresciuta e sta crescendo una parte degli adolescenti francesi e di confrontarlo con quello italiano.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le fonti utilizzate<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La principale fonte internazionale \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/en\/publications\/pisa-2025-results-volume-i_73451bc5-en.html\"><strong><em>PISA<\/em>, il Programme for International Student Assessment<\/strong><\/a> promosso dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/en.html\"><strong>OCSE<\/strong><\/a>, l\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L\u2019OCSE (in inglese <em>OECD &#8211; Organisation for Economic Co-operation and Development<\/em>) \u00e8 un\u2019organizzazione internazionale che produce analisi e indicatori comparabili per sostenere il confronto tra politiche pubbliche. PISA non valuta quanto gli studenti abbiano memorizzato uno specifico programma nazionale, ma rileva in che misura gli adolescenti scolarizzati sappiano utilizzare <strong>conoscenze e competenze di lettura, matematica e scienze<\/strong> per affrontare problemi e situazioni della vita reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rilevazione combina prove cognitive e questionari rivolti a <strong>dirigenti scolastici <\/strong>e a <strong>studenti e studentesse<\/strong> che, al momento della rilevazione, abbiano: un\u2019et\u00e0 compresa tra 15 anni e 3 mesi e 16 anni e 2 mesi, completato almeno sei anni di istruzione formale e risultino ancora iscritti a scuola.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi descrivono caratteristiche e risorse delle scuole, mentre i secondi restituiscono informazioni sul contesto familiare e sulle esperienze di apprendimento. I risultati consentono quindi confronti utili tra Paesi, pur non costituendo una valutazione n\u00e9 una graduatoria della qualit\u00e0 dei sistemi educativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rilevazione si basa su campioni statisticamente rappresentativi, non sull\u2019intera popolazione studentesca. In Italia hanno partecipato 8.946 studenti di 285 scuole, rappresentativi di <strong>circa l\u201988% della popolazione di riferimento.<\/strong> In Francia il campione comprendeva 6.501 studenti di 289 scuole, anche in questo caso pari all\u201988% della popolazione di riferimento. I risultati pubblicati dall\u2019OCSE sono ponderati affinch\u00e9 ciascun partecipante rappresenti una determinata quota della popolazione nazionale: le percentuali mostrate nei grafici non corrispondono quindi al semplice conteggio delle risposte raccolte nel campione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda fonte \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.education.gouv.fr\/sites\/default\/files\/document\/enc-2026pdf-519886.pdf\"><em><strong>L\u2019\u00c9ducation nationale en chiffres 2026<\/strong><\/em><\/a>, una pubblicazione statistica di sintesi realizzata dalla <strong>DEPP<\/strong>, la Direzione per la valutazione, la previsione e la performance del Ministero francese dell\u2019Istruzione. A differenza di PISA, non nasce da un\u2019unica indagine campionaria, ma riunisce dati amministrativi, rilevazioni nazionali e statistiche provenienti da diverse fonti istituzionali (tra cui Eurostat, INSEE e i servizi statistici dei ministeri francesi). Il rapporto fotografa le <strong>principali dimensioni del sistema educativo<\/strong>: studenti e apprendisti, personale, istituti, finanziamento dell\u2019istruzione, dimensione delle classi, inclusione degli alunni con disabilit\u00e0, risultati delle valutazioni nazionali e internazionali, diplomi, abbandono scolastico e inserimento lavorativo. I dati non si riferiscono tutti allo stesso anno: la pubblicazione combina le informazioni pi\u00f9 recenti disponibili, prevalentemente relative agli anni scolastici 2025\/2026 e 2023\/2024 e all\u2019anno finanziario 2024. Salvo diversa indicazione, il perimetro principale comprende le scuole pubbliche e quelle private sotto contratto con lo Stato francese.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il peso dell\u2019origine sociale<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per <strong>misurare le disuguaglianze<\/strong>, PISA usa un indice di status economico, sociale e culturale, basato su istruzione e occupazione dei genitori e risorse disponibili in casa. In ogni Paese, gli studenti vengono ordinati e divisi in quattro gruppi: il divario equivale alla differenza tra il punteggio medio in scienze del quarto pi\u00f9 avvantaggiato e quello del quarto pi\u00f9 svantaggiato. Non misura direttamente la povert\u00e0 della famiglia, ma <strong>la correlazione tra condizioni familiari e distanza nei risultati.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo dato visualizzato riguarda il <strong>divario nei risultati di scienze tra il quarto di studenti pi\u00f9 avvantaggiato e il quarto pi\u00f9 svantaggiato dal punto di vista economico, sociale e culturale<\/strong>. Nel 2025 la distanza \u00e8 di circa 100 punti PISA in Francia, contro 80 in Italia e 83 nella media del gruppo costante di 23 Paesi OCSE con dati confrontabili nei quattro cicli considerati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cento punti rimandano una differenza non proprio marginale: nel sistema francese, la <strong>posizione sociale della famiglia <\/strong>continua a influire con forza sui risultati scolastici. Lo status socioeconomico spiega il 14% della variazione dei risultati in scienze in Francia, rispetto all\u201911% in Italia e al 12% nella media OCSE.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/30684524\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><noscript><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/visualisation\/30684524\/thumbnail\" width=\"100%\" alt=\"chart visualization\" \/><\/noscript><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La serie storica aggiunge per\u00f2 una sfumatura importante: <strong>in Francia il divario si \u00e8 ridotto rispetto al 2015<\/strong>, quando sfiorava i 118 punti. L\u2019OCSE precisa che il restringimento deriva dal<strong> calo dei risultati tra gli studenti avvantaggiati<\/strong>, mentre quelli degli studenti svantaggiati sono rimasti sostanzialmente stabili. Una distanza pi\u00f9 contenuta, quindi, non equivale automaticamente a un miglioramento generale, ma pu\u00f2 dipendere anche dall\u2019arretramento di coloro che partono pi\u00f9 facilitati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia il divario oscilla nel tempo, ma pu\u00f2 essere considerato stabile nell\u2019arco 2015-2025. Nel 2025 resta inferiore a quello francese e vicino alla media dei Paesi OCSE. Anche la quota di studenti svantaggiati che riesce a collocarsi nel quarto superiore dei risultati nazionali \u00e8 simile nei due Paesi: 12% in Italia e 11% in Francia, a fronte del 12% medio OCSE. Il confronto suggerisce che l<strong>a Francia affronta una selettivit\u00e0 sociale pi\u00f9 marcata,<\/strong> ma conferma che nessuno dei due sistemi ha neutralizzato l\u2019effetto delle condizioni di partenza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le carenze percepite di risorse umane e materiali<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo grafico sposta l\u2019attenzione dalle performance alle <strong>condizioni di lavoro delle scuole<\/strong>. PISA chiede ai dirigenti se l\u2019insegnamento sia ostacolato, in una certa misura, dalla <strong>mancanza di docenti, personale di supporto, materiale didattico o infrastrutture.<\/strong> I risultati sono ponderati per il numero di studenti: il 45% rilevato per la Francia, per esempio, significa che il 45% degli studenti frequenta scuole nelle quali i dirigenti segnalano una carenza di insegnanti. Non significa che il 45% delle scuole sia privo di docenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <strong>pressione sul personale emerge soprattutto in Francia<\/strong>. Nel 2025 il 45% degli studenti frequenta scuole in cui la carenza di docenti ostacola l\u2019attivit\u00e0 didattica, contro il 31% in Italia e il 39% nella media OCSE. Per il personale di supporto le quote salgono al 47% in Francia, al 36% in Italia e al 39% nella media OCSE.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/30684695\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><noscript><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/visualisation\/30684695\/thumbnail\" width=\"100%\" alt=\"chart visualization\" \/><\/noscript><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La correlazione si rovescia in parte quando si osservano le infrastrutture. La quota italiana, 32%, \u00e8 quasi identica alla media OCSE del 33% e supera quella francese, pari al 25%. Per il materiale didattico, invece, entrambi i Paesi si collocano sotto la media OCSE: 13% in Italia, 20% in Francia e 27% nella media dei Paesi dell\u2019organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche qui la tendenza conta. Tra il 2022 e il 2025 la carenza percepita di docenti \u00e8 diminuita dal 67% al 45% in Francia e dal 49% al 31% in Italia. Nello stesso periodo, in Francia sono aumentate le segnalazioni relative a materiali e infrastrutture; in Italia la criticit\u00e0 infrastrutturale \u00e8 scesa dal 43% al 32%. Il dato pi\u00f9 recente fotografa quindi un miglioramento sul personale rispetto al picco del 2022, ma mostra ancora una pressione francese superiore alla media OCSE.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come sempre, questi indicatori richiedono una certa cautela al momento di trarre conclusioni. Sono valutazioni dei dirigenti, non un inventario fisico delle risorse, e possono risentire di aspettative, culture organizzative e differenti interpretazioni delle domande. Rimangono tuttavia rilevanti in quanto <strong>misurano quanto le carenze siano percepite come un ostacolo concreto all\u2019insegnamento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quanti alunni per docente<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo indicatore permette di osservare la struttura dei sistemi scolastici da un\u2019altra prospettiva. Nell\u2019anno scolastico 2023\/2024, nella scuola primaria francese si contano 17,9 alunni per docente. Il rapporto scende a 13,3 nell\u2019Unione europea e a 10,5 in Italia. \u00c8 il divario pi\u00f9 netto dell\u2019intera mappa di calore. Nella secondaria inferiore la distanza si riduce: 14,7 alunni per docente in Francia, 11,7 nell\u2019Unione europea e 10,4 in Italia. Nella secondaria superiore i valori convergono: 11,5 in Francia, 11,3 nella media europea e 10,6 in Italia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"flourish-embed flourish-heatmap\" data-src=\"visualisation\/30691543\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><noscript><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/visualisation\/30691543\/thumbnail\" width=\"100%\" alt=\"heatmap visualization\" \/><\/noscript><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>rapporto tra alunni e docenti <\/strong>non coincide con la dimensione media delle classi, ma divide il numero complessivo degli studenti per quello degli insegnanti e risente dell\u2019organizzazione del sistema, della distribuzione territoriale delle scuole, dell\u2019orario di lavoro e delle categorie di personale incluse. Non permette quindi di concludere, da solo, che gli studenti italiani lavorino sempre in gruppi pi\u00f9 piccoli o ricevano automaticamente pi\u00f9 attenzione individuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, il dato ci aiuta a leggere la pressione organizzativa dei due sistemi scolastici. Nella primaria francese ogni docente corrisponde, in media, a un numero di alunni molto pi\u00f9 elevato rispetto all\u2019Italia e alla media europea. Questa differenza \u00e8 coerente con il quadro PISA sulle carenze di personale, pur senza dimostrare un nesso causale diretto tra i due indicatori.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Due sistemi a confronto, nessun vincitore<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I tre grafici non ci dicono se un sistema sia migliore o peggiore dell\u2019altro, ma mostrano due sistemi sottoposti a pressioni e problematiche diverse. La Francia presenta un divario socioeconomico pi\u00f9 ampio, una maggiore incidenza delle carenze percepite di personale e un rapporto alunni-docenti particolarmente elevato, soprattutto nella primaria. L\u2019Italia registra distanze sociali pi\u00f9 contenute e meno segnalazioni sul personale, ma resta vicina alla media OCSE per le criticit\u00e0 infrastrutturali, e un minor numero di alunni per docente non cancella queste fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le proteste francesi hanno reso visibile una domanda &#8211; necessaria &#8211; di risorse e condizioni di studio e di apprendimento diverse, migliori, pi\u00f9 adeguate ai bisogni attuali e futuri delle nuove generazioni. Parallelamente, anche se non spiegano da soli perch\u00e9 una mobilitazione esploda, n\u00e9 autorizzano a ridurre il conflitto a un singolo indicatore,<strong> i dati ci permettono di distinguere la cronaca dal contesto<\/strong>: al di l\u00e0 delle immagini degli scontri, emergono disuguaglianze e difficolt\u00e0 organizzative misurabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per entrambi i Paesi la priorit\u00e0 non dovrebbe essere inseguire un confronto episodico, ma <strong>collegare dimensioni che troppo spesso vengono osservate separatamente<\/strong>: <em>risultati degli studenti, condizioni socioeconomiche, distribuzione del personale, qualit\u00e0 degli ambienti scolastici e continuit\u00e0 degli investimenti<\/em>. Solo cos\u00ec un dato apparentemente positivo &#8211; come la riduzione di un divario o di una carenza percepita &#8211; pu\u00f2 essere interpretato alla luce del processo che lo ha generato. Il caso francese \u00e8 emblematico: il divario tra studenti avvantaggiati e svantaggiati si \u00e8 ridotto anche perch\u00e9 sono peggiorati i risultati di chi partiva avvantaggiato. Allo stesso modo, un rapporto pi\u00f9 favorevole tra alunni e docenti non garantisce automaticamente classi meno affollate, maggiore qualit\u00e0 dell\u2019insegnamento o un sostegno pi\u00f9 efficace agli studenti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati diventano realmente utili quando permettono di individuare dove si concentrano le fragilit\u00e0, verificare nel tempo gli effetti delle politiche e trasformare le richieste che emergono dalla cronaca in obiettivi misurabili. \u00c8 quindi nel <strong>passaggio dall\u2019emergenza al monitoraggio e dal monitoraggio alle decisioni<\/strong> che Italia e Francia si giocano la capacit\u00e0 dei propri sistemi scolastici di <strong>rispondere alle disuguaglianze prima che diventino strutturali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le proteste in Francia e Italia svelano le fragilit\u00e0 della scuola, misurate dai dati PISA. 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Servono riforme mirate, non solo risposte all&#8217;emergenza.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":901032,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[15,452,525,629],"tags":[498,675,229,644,159],"tipologia":[],"area-casco":[545],"class_list":["post-901025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-apprendimento","category-data-journalism","category-generazioni","category-giovani","tag-data-journalism","tag-francia","tag-giovani","tag-scontri","tag-scuola","area-casco-edu"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/901025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=901025"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/901025\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":901132,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/901025\/revisions\/901132"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/901032"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=901025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=901025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=901025"},{"taxonomy":"tipologia","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tipologia?post=901025"},{"taxonomy":"area-casco","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cascolearning.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/area-casco?post=901025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}