Mariarosaria Taddeo, Codice di guerra. Etica dell’intelligenza artificiale nella difesa, Cortina ed. 2025
“Sullo sfondo di eventi laceranti (Ucraina, Gaza) non ho potuto fare a meno di domandarmi se un libro come questo avesse, in definitiva, qualche utilità”. E’ così che, quasi scorata, Mariarosaria Taddeo scrive – a luglio 2025 – nelle prime righe dell’Epilogo del suo lungo, complesso, ricchissimo e urticante saggio su intelligenza artificiale e difesa. Su IA e guerra.
E continua: “l’uso di sistemi IA per identificare bersagli umani a Gaza (fa riferimento al sistema Lavender ) e le conseguenti violazioni dei principi di proporzionalità, distinzione e necessità, sembrano a loro volta testimoniare l’irrilevanza di un’etica dell’IA nella difesa” (p.261).
Eppure, “dopo un iniziale momento di scoramento, la cruda realtà di questi confitti mi ha spinto, se non altro, a tentare di fare la differenza. Come ha scritto Michael Walzer (uno dei massimi filosofi e politologi che con uno scritto del 1977 ha cercato di aggiornare la teoria della guerra giusta di san Tommaso d’Acquino, ndr) è dalle limitazioni della guerra che germogliano semi di pace” (p.262).
Viviamo nel tempo dei predatori come ha scritto Giuliano Da Empoli. Tempo nel quale torna prepotentemente alla ribalta la gunboat diplomacy, la diplomazia delle cannoniere. “Questa forma anacronistica di diplomazia – scrive Taddeo – sfida il principio alla base del diritto internazionale, ovvero l’interdizione agli Stati di annettere manu militari territori appartenenti a terzi” (p. 262).
E come darle torto osservando la politica internazionale odierna dove chi ha forza ritiene anche di avere il diritto di pretendere territori, risorse, ricchezze (si pensi ai recenti casi del Venezuela e alla discussione sulla Groenlandia per non dire dell’Ucraina e di moltissime altre situazioni simili).
L’alleanza contro il diritto internazionale
Ma a tutto questo si aggiunge un altro elemento, che è alla base dello studio di Mariarosaria Taddeo. L’impiego di sistemi IA nelle operazioni di difesa, in assenza di una regolamentazione adeguata, introduce una zona grigia in cui gli Stati possono eluderne sistematicamente i principi senza incorrere in sanzioni formali.
Questa zona grigia è “utile” sia agli Stati liberali che agli stati autoritari. In assenza di regole internazionali entrambi possono perseguire i propri obiettivi strategici senza rendere conto a nessuna istituzione internazionale. La convergenza tra diplomazia delle cannoniere e assenza di regole sulla trasformazione della difesa innescata dalla IA è uno scenario preoccupante perché costituisce una opportunità strategica per quegli attori che percepiscono il diritto internazionale come un ostacolo e non come una garanzia di stabilità sistemica (p.263).
L’ipocrisia che regna sovrana
A dicembre 2025 l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, già capo di stato maggiore della difesa e da inizio 2025 presidente del comitato militare della Nato, sollevò un polverone internazionale con una sua intervista al Financial Times dove, in sostanza, sosteneva che la Nato «sta valutando tutto. Sul versante cyber siamo in un certo senso reattivi. Stiamo pensando a essere più aggressivi o più proattivi». Il Manifesto sintetizza così: “l’idea di fondo, veicolata in poche frasi, è che in materia di cybersicurezza (attacchi informatici o sabotaggi) possa essere necessario cambiare approccio, dirigendosi verso modalità più «assertive». Pur continuando a considerare un «attacco preventivo» come una «azione difensiva. È qualcosa di lontano dal nostro normale modo di pensare e comportarci». Il messaggio, in ogni caso diffuso a mezzo stampa, è per stessa ammissione di Cavo Dragone, un invito alla riflessione per i membri dell’alleanza, anche perché – ha detto – al momento esistono «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, per motivi etici, legali e giuridici».
L’ammiraglio a dicembre fu criticato da tutti e la presidente del consiglio disse che sarebbe necessaria maggiore prudenza quando si trattano questi argomenti e, in sostanza, che era meglio se Dragone avesse taciuto. In realtà, poi, Giorgia Meloni ha utilizzato lo stesso argomento di Cavo Dragone per giustificare l’intervento USA in Venezuela (difesa preventiva contro attacco ibrido, qualunque cosa questa frase voglia dire). Insomma l’ipocrisia regna sovrana.
Codice di guerra e teoria della guerra giusta
Il tema è decisamente molto interessante e, con tutta onestà, le parole di Cavo Dragone non mi hanno per nulla stupito. E cercherò di spiegare qui il perché. E perché sono rilevanti anche per il mondo della formazione.
Per farmi capire devo però fare alcune brevissime – e personali – premesse.
- il mio interesse per l’intelligenza artificiale è collegato in primo luogo alle dimensioni etiche e in secondo luogo alla connessione tra processi educativi / didattica e intelligenza artificiale
- da 50 anni sono impegnato nel mondo nonviolento e dell’impegno per la pace, i diritti umani e la solidarietà internazionale
- i due punti precedenti, messi in interazione, mi hanno portato a leggere con grandissimo interesse, e avidamente, il volume scritto di cui stiamo parlando, scritto da una delle più importanti filosofe italiane del digitale, Mariarosaria Taddeo, che insegna ad Oxford Digital Ethics and Defence Technologies e che è discepola di Luciano Floridi
Il volume della Taddeo affronta esattamente il tema del rapporto tra intelligenza artificiale, politiche e sistemi di difesa, Teoria della Guerra Giusta in tutti i tre diversi aspetti riassumibili in tre diversi ambiti di discussione:
jus ad bellum, che riguarda le giustificazioni per entrare in guerra;
jus in bello, che si concentra sulle regole che governano la guerra stessa;
jus post bellum, che tratta delle norme per la pace e la giustizia dopo il conflitto.
Ricordiamo qui di passaggio che il punto di partenza per la teoria della guerra giusta è la Summa Theologiae di san Tommaso d’Aquino e nello specifico la Pars Secunda Secundae Quaestio 40 che affronta quattro quesiti:
1. Se ci sia una guerra lecita;
2. Se ai chierici sia lecito combattere;
3. Se sia lecito ai belligeranti usare imboscate;
4. Se sia lecito combattere nei giorni festivi
Qui si può leggere integralmente una delle pagine più importanti della filosofia e dell’etica della guerra, anche se a prima vista pare che le questioni trattate siano decisamente risibili se non ridicole…. Eppure…. .. provate a leggere !
Intelligenza artificiale, difesa e pace
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo con cui si concepiscono e si combattono le guerre ma al potenziale dell’IA si accompagnano ovviamente seri rischi etici, sociali e legali, che spaziano dalle difficoltà di attribuire la responsabilità per le azioni compiute dai sistemi IA, alla loro limitata predicibilità e sicurezza, al problematico rapporto tra uso dell’IA nella difesa e Teoria della Guerra Giusta.
Se la difesa – scrive la presentazione del volume – è il banco di prova del rispetto dei valori democratico-liberali, l’adozione dell’IA in questo settore non può prescindere da una valutazione di tipo etico per un suo sviluppo responsabile.
Una IA per la pace
Il volume della Taddeo è importante perché traccia la cornice delle questioni etiche e si impegna a nell’individuare valori, principi, teorie del valore e persino linee guida per implementare innovativi quadri di riferimento nelle politiche della difesa.
La sfida è “accettare che la governance etica dell’IA nella difesa debba essere tanto completa e profonda quanto i cambiamenti che questa tecnologia comporta. Alla fine questa è l’unica via per garantire che l’IA funzioni come una tecnologia per la stabilità e, possibilmente, per la pace, per evitare che sia un mero strumento di guerra e che finisca per facilitare il ritorno di posture anacronistiche e antitetiche ai valori che, a caro prezzo, abbiamo eletto a fondamento delle democrazie liberali dopo la fine della seconda guerra mondiale” (p. 265).
Ecco la sfida: una intelligenza artificiale per la pace.
Problemi etici nell’uso dell’IA per la difesa

Lo schema qui sopra riprodotto (ripreso da p. 42 del volume) riassume in maniera precisa l’insieme di rischi connessi con l‘uso dell’IA nella difesa.
Cruciale è la distinzione tra conflitto cinetico (dove due forze riconoscibili si fronteggiano: è l’idea del duello che è la matrice del nostro immaginario di guerra) e non cinetico.
La guerra non cinetica, e in particolare gli attacchi cibernetici, complicano la tradizionale distinzione tra attacco e difesa. In un contesto in cui le informazioni e le infrastrutture digitali sono sempre più vulnerabili, un attacco cibernetico può essere percepito come una forma di difesa strategica. La crescente dipendenza dalla tecnologia rende le società più suscettibili a cyber attacchi, il che implica che la protezione delle risorse informatiche diventa cruciale.
Inoltre, la natura anonima dei perpetratori di attacchi cibernetici rende difficile attribuire responsabilità e legittimità. Questo porta a una situazione in cui le nazioni possono sentirsi giustificate nel rispondere a minacce percepite con attacchi cibernetici, anche se questi ultimi possono essere considerati attacchi offensivi in un’altra luce.
Le implicazioni di considerare un attacco cibernetico come forma di difesa si estendono oltre la teoria etica. Esse influenzano le politiche di sicurezza nazionale, i protocolli di risposta alle crisi e la legislazione internazionale riguardante la sovranità digitale. In un contesto in cui gli attacchi cibernetici possono facilmente sfuggire al controllo e assumere forme devastanti, la definizione della legittimità di tali azioni diventa centrale per le strategie di difesa.
Ci sono ulteriori aspetti davvero molto interessanti nel volume della Taddeo che qui non possiamo che elencare
- È pensabile un nuovo modello di cyberdeterrenza basato sull’IA? La risposta (teorica) è sì, e trova il suo fondamento nell’articolo 26 dello statuto delle Nazioni Unite che definisce il mandato del consiglio di sicurezza che deve “formulare piani per l’istituzione di un sistema di disciplina degli armamenti”. Come succede per le armi chimiche, batteriologiche, atomiche. Ma non per i sistemi d’arma basati su AI.
- Definizione e tipologia dei sistemi d’arma autonomi (AWS – autonomous weapont system) che comprendono sia sistemi sotto il controllo umano che sistemi d’arma autonomi letali (LAWS, di cui viene dichiarata l’inammissibilità etica – pag 231). Il nodo qui è comprendere appieno le 4 caratteristiche chiave di tali sistemi: autonomia, capacità di apprendimento, intervento e controllo umano, scopo d’uso.
- La responsabilità morale allargata connessa all’uso degli AWS. E’ uno snodo chiave: chi è il responsabile nell’uso dell’AWS? Si tratta di una responsabilità distribuita solo lungo la catena di comando? O riguarda anche progettisti, informatici, costruttori, gestori? Taddeo parla ad esempio di scommessa morale e accettazione volontaria della responsabilità morale connessa all’uso di AWS. Ma su questo non possiamo che rimandare alla lettura del testo.
- Esiste la possibilità di coniugare teoria delle guerra giusta e ammissibilità di sistemi d’arma autonomi? E se si a che condizioni
Conclusione: educazione alla pace e AI
La lettura del volume ci costringe a fare i conti con il fatto che oggi l’intelligenza artificiale, o la agency digitale come la chiama Floridi, genera inedite sfide chiedendo in risposta pensieri altrettanto inediti. E se questo ragionamento vale per la difesa, puoi credere quanto valga anche per il sistema formativo e per l’educazione. Educare, ed educare alla pace, non può quindi più prescindere dal fare i conti con le sfide che l’IA pone oggi all’umano.
Ed è per questo che sono forse necessari pensieri sovraumani.
Ne avremo il coraggio?
Il libro
Mariarosaria Taddeo, Codice di guerra. Etica dell’intelligenza artificiale nella difesa, Cortina editore, Milano 2025
Per approfondire
Aluisi Tosolini e Mara Fornari – MOOC – Intelligenza artificiale e la sfida dell’educazione alla pace nel percorso di educazione civica – Percorso asincrono che certifica e riconosce a docenti e dirigenti 15 ore di aggiornamento. I docenti e i dirigenti possono iscriversi gratuitamente sulla piattaforma de MIM scuola futura (link al percorso – codice del percorso 428112.
Il mooc è stato realizzato per il Polo Formativo Nazionale 2024-26 Isi Pertini di Lucca con cui Casco Learning collabora nella produzione di percorsi e materiali formativi.
Si tratta del primo percorso di educazione alla pace e educazione civica incentrato sull’intelligenza artificiale.
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