Primi di ottobre sulla spiaggia di Baratti, con un sole generoso che regala scorci di pieno luglio. Sui teli da mare si accomoda un gruppo eterogeneo che, a prima vista, ricorda una gita scolastica. Se non fosse per le età, che scompaginano completamente le parti: chi è il professore e chi lo studente fuori corso?
C’è chi sfoggia un look all’ultima moda e chi indossa un costume che sembra la tovaglia di un’osteria. Chi si tuffa in acqua senza pensarci due volte e chi resta piantato sulla sabbia, rigorosamente in maglietta.
Una coppia di turisti — lei olandese, lui tedesco — osserva la scena incuriosita. Si avvicina e rompe gli indugi:
«Chi siete?»
La risposta richiede qualche secondo in più del previsto. Il gruppo si chiama Casco Learning, arriva da Parma e si occupa di educazione, innovazione e formazione.
I due turisti ascoltano sorpresi, e poi rispondono a modo loro: «Very nice community!»
Quando i formatori diventano studenti
Sullo sfondo, il mare di Baratti e il profilo di Populonia. Per due giorni la community di Casco ha organizzato un team building speciale, dedicato interamente a se stessa, ai propri soci e collaboratori.
Un momento di pausa e ritrovo ospitato dal resort Poggio all’Agnello, immerso nel verde delle colline toscane. La stessa struttura dove, di solito, è proprio Casco a progettare e guidare percorsi di formazione per aziende ed enti.
Questa volta, però, le parti si sono invertite: le tante anime della cooperativa sono diventate gli ospiti.
Chi normalmente forma si è trovato a partecipare. Chi costruisce esperienze per gli altri ha avuto finalmente l’occasione di viverne una pensata per sé. Un piccolo ribaltamento dei ruoli, che per una realtà nata attorno all’educazione ha anche qualcosa di simbolico.
Un mosaico di storie e linguaggi
Casco è prima di tutto un mosaico di storie differenti.
Sono passati tre anni dall’inaugurazione della sede di via Udine a Parma. Nel frattempo sono nati progetti a largo raggio come Rizoma, che raccoglie oltre cinquanta realtà del territorio insieme a Fondazione Cariparma attorno al tema della transforming education. Ci sono i percorsi sul digitale consapevole rivolti a studenti, docenti ed educatori, il supporto quotidiano alle famiglie e molte altre attività accomunate dalla ricerca di nuovi modi per educare e formare.
La scritta incisa sulle pareti della sede — Educhiamo al futuro, formiamo innovatori — non è rimasta uno slogan, ma è una pratica quotidiana.
Dentro la cooperativa si incrociano traiettorie professionali anche molto lontane. C’è chi si è laureato in ingegneria gestionale, ha poi lavorato in grandi imprese, e infine ha scelto di lavorare con i giovani. C’è chi arriva dall’informatica, chi dalle lettere e dall’arte, e così il codice si unisce alla creatività per sviluppare videogiochi educativi creati dagli studenti, come Jungle Maze, nato per riscoprire il territorio.
A loro si affiancano psicologi alla ricerca di nuovi linguaggi per diffondere e raccontare il benessere emotivo e professionisti dei media — video, podcast, radio — capaci di portare ritmo e risate anche a microfoni spenti.
Competenze diverse, percorsi diversi, linguaggi diversi. Ma sintonizzati sulla stessa modalità: curiositas, desiderio di imparare.



Stonate, archeologia e il Mitico Cinturone
Il valore della due giorni sta tutto nell’equilibrio spontaneo tra bellezza, risate e scambi autentici.
A cominciare dalla passeggiata nella storia guidata da Mariarosa Lommi, che ha accompagnato il gruppo tra le sale del Museo di Piombino e il Parco archeologico di Populonia, l’unica necropoli etrusca adagiata direttamente sul mare.
Una parentesi culturale che ha fatto da cornice a momenti per ascoltarsi, immaginare i prossimi passi e lanciare idee per nuove sfide (e anche, inevitabilmente, qualche idea di video reel da cestinare al volo).
In questo clima di festa non è mancato il momento d’affetto per Alessandro Catellani, referente della community, sorpreso con un regalo tanto ironico quanto azzeccato: il «Mitico Cinturone di Alessandro il Grande». Una scatola personalizzata in perfetto stile epico-western racchiude un cinturone da lavoro equipaggiato di pennarelli, forbici e Tratto Pen. Un omaggio a chi coordina i processi creativi e deve essere sempre pronto a sfoderare lo strumento giusto al primo brainstorming complesso.
La serata si è chiusa con il classico karaoke, in cui ognuno ha trovato la propria voce. Tra acuti capaci di far fuggire i gabbiani della costa, solo la voce da cantante professionista di Silvia è riuscita a incantare davvero la platea. Ma anche una stecca sul finale diventa un’ottima scusa per ridere insieme.
Una classe senza campanella
Forse è proprio questo Casco. Assomiglia a una classe viva, che sperimenta, cambia linguaggio e trova strade nuove per affrontare problemi complessi. La campanella è suonata da un pezzo. Ma questa classe non ha alcuna intenzione di smettere di imparare.