Insegnare inglese al tempo dell’intelligenza artificiale

Intervista alla prof. Maria Saponaro a margine del rapporto Cambridge

Maria Saponaro insegna inglese alle scuole superiori da oltre 30 anni e da sempre si è distinta per un approccio innovativo che l’ha portata a partecipare a moltissime sperimentazioni didattiche, a lavorare per implementare il corso IGCSE Cambridge nel liceo scientifico Attilio Bertolucci di Parma dove oggi insegna, a connettere l’insegnamento/apprendimento della lingua inglese con i percorsi Erasmus+ coordinando decine di esperienze di internazionalizzazione e scambi short term in Europa.

A lei abbiamo chiesto di commentare il rapporto sull’IA pubblicato da Cambridge Assessment.

Ne è uscita una chiacchierata davvero interessante che si conclude con la narrazione di una esperienza che diventa condivisione di uno “strumento” AI che ogni docente può personalizzare e utilizzare. Un esempio di come sia possibile agire, in accordo e con il supporto degli studenti, quando si parla di percorsi di apprendimento AI mentored. E di come cambi la didattica quando il docente si trasforma mantenendo, nei confronti dell’AI,  il suo ruolo di Human as curator.

Maria, hai letto il Rapporto Cambridige Assessment: quali indicazioni utili hai trovato?

Si tratta di un rapporto stimolante che intercetta le tematiche più urgenti e rilevanti della ricerca e del dibattito sull’intelligenza artificiale con alcuni spunti interessanti  sull’impatto dell’AI sull’apprendimento e l’insegnamento di una lingua straniera.

Mi sono ritrovata nelle risposte dei colleghi intervistati e che stanno sperimentando l’IA nella didattica delle lingue, condividendo in pieno i 10 temi chiave emersi dalle interviste

Ho isolato l’uso della parola-concetto Agency che porta con sé un senso di empowerment e racchiude contemporaneamente autonomia decisionale, intenzionalità e responsabilità oltre alla capacità di trasformare. L’agency del docente che riprende il controllo attivo della didattica e decide intenzionalmente per costruire l’agency degli studenti, trasformandoli da fruitori passivi dell’IA a co-autori del proprio apprendimento, confluendo poi in una più ampia human agency che riafferma la centralità dell’uomo.

Condivido anche l’importanza assegnata al processo di crescita professionale continuo dei docenti, processo che mette comunque una pedagogia esperta, e non la tecnologia, al primo posto. Una pedagogia che si basa sul “vecchio” ed evolve e una tecnologia che si mette al servizio per una nuova. pedagogia

Il rapporto sottolinea come l’apprendimento delle lingue straniere beneficia enormemente dell’’affordance” dell’AI (parola che possiamo rendere con potenzialità d’uso, opportunità pedagogiche e inviti all’azione) in termini di multimodalità, varietà linguistica, creatività e contestualizzazione, altrimenti non impossibili ma molto faticosi.

Le life skills, declinate in un Cambridge Life Co Competences Framework, vengono individuate come essenziali per sviluppare competenze metacognitive così che gli studenti possano riflettere sul loro processo educativo, migliorarlo e valutarlo. Life skill e human-centred skill che dovrebbero essere obiettivi espliciti dei curricoli degli studenti; così come la valutazione del processo di apprendimento, il pensiero indipendente, e la capacità di riflessione dell’alunno dovranno poter trovare un spazio più ampio.

Il rischio di dipendenza e di un utilizzo passivo ed acritico (mindless use) dell’AI è troppo alto per essere ignorato. Questa modalità, oltre a non generare nuove abilità, finisce per erodere le competenze di base già consolidate, e rende gli studenti insicuri del proprio percorso di apprendimento presente e futuro.

Dal punto di vista culturale, è necessario tener presente nell’insegnamento di una lingua straniera che i modelli di IA riflettono i bias culturali presenti nei dati di addestramento, con il rischio concreto di replicarli e di cristallizzarli.

Infine un rilievo sulla necessità di continuare a garantire la language diversity per non amplificare disuguaglianze già esistenti e consentire la rappresentazione culturale e l’accesso alle opportunità. Se i modelli prediligono solo poche lingue egemoni, rischiamo di escludere intere comunità dal progresso tecnologico, accentuando il divario digitale e amplificando le disuguaglianze socio-culturali già esistenti.

Come cambia, nella tua esperienza, il rapporto tra studenti di inglese e apprendimento della lingua inglese ai tempi dell’IA?

L’apprendimento e l’insegnamento delle lingue stavano già cambiando da anni, ben prima dell’arrivo dell’IA. Pensiamo all’aumentata esposizione linguistica quotidiana su piattaforme di streaming, podcast, gaming online e community di giocatori, alle opportunità di comunicazione sui social, alle sempre più numerose esperienze di mobilità transnazionale, ecc.

Il docente, di fatto, ha da tempo perso il monopolio del sapere linguistico, la lingua oggi arriva da mille altre fonti, ed è diventato un esperto al loro fianco, uno “studente più avanzato” che fa da guida. L’Intelligenza Artificiale si inserisce in questo percorso come una risorsa potente in più, ma porta con sé una grande sfida: dobbiamo imparare a usarla in modo consapevole.

È ormai impensabile mantenere il modello tradizionale del “ti spiego, fai gli esercizi a casa, me li porti e io li correggo”. I ragazzi oggi devono potersi “allenare” a casa per poi svolgere compiti pratici e complessi in classe (task), insieme. Il nostro ruolo si è evoluto in quello di un facilitatore, un mentore, un allenatore di competenze, e un motivatore che li aiuta anche a muoversi con consapevolezza nell’enorme flusso di stimoli e strumenti oggi a loro disposizione.

Purtroppo, la tentazione per il docente di trasformarsi in un “controllore” é forte. Con l’IA il fenomeno del cheating si è estremamente perfezionato: i ragazzi possono chiedere di generare testi con un livello specifico, includendo persino imprecisioni verosimili per non farsi scoprire. Un insegnante esperto riconosce quasi sempre queste produzioni, ma trasformare la didattica in una caccia alle streghe è fallimentare.

Domanda Come è cambiato il tuo modo di insegnare inglese in relazione all’IA?

Ho dovuto sicuramente mettere in discussione  la mia “teacher agency”;  la  chiara percezione di un velocissimo cambiamento di paradigma ha reso urgente ripensare il modo di insegnare dal momento che le dinamiche stesse di apprendimento degli studenti stavano cambiando. Il problema era che mentre io ero stata colta un po’ di sorpresa, i miei studenti stavano già correndo.

Ricordo ancora la prima volta che Riccardo, qualche anno fa, mi consegnò un saggio perfetto. Non era la solita scopiazzatura da un sito piuttosto che un altro, era qualcosa di più, ma troppo “di più”, evidentemente di “più”. Ovviamente lui lo ha ammesso solo dopo anni.

Da allora ho cominciato a seguire corsi, a lavorare e sperimentare personalmente e con tanta curiosità per capire questo “super strumento”, per poi realizzare che non era solo uno strumento.

Gli studenti sono rimasti piuttosto sorpresi quando, un po’ di tempo dopo, li ho invitati a un AI coming out, l’obiettivo era mettere le cose in chiaro per trasformare l’Ai in un terreno di lavoro condiviso. Non vedevo altre possibilità.

E da qui abbiamo cominciato a progettare, sperimentare, valutare opportunità per migliorare il mio insegnamento e il loro apprendimento dell’inglese.

Raccontaci della tua ultima esperienza e della costruzione di un assistente virtuale AI Gem dedicato

Lo scorso quadrimestre una delle mie classi doveva prepararsi per un esame di certificazione, i risultati del mock test evidenziavano ancora difficoltà nella prova di writing. Avevamo quindi velocemente bisogno di uno strumento efficace, taylorato e sostenibile, che ci aiutasse a migliorare questa abilità. A quel tempo stavo seguendo un corso dove il formatore era Ivano Stella di Casco e che, fra le altre cose, insegnava tecnicamente come creare assistenti virtuali e a pensare poi come spenderli per la didattica. Ho pensato allora di proporre alla classe di costruirne uno insieme, un Gem che agisse come esaminatore basandosi sulla conoscenza, creata su Notebook, del syllabus e dei criteri di valutazione della certificazione stessa oltre al Digcomp3.0,  per garantire un ambiente di lavoro sicuro per gli studenti.

La Gem doveva redigere la traccia e successivamente verificare la coesione morfosintattica e la coerenza logico argomentativa del testo prodotto dallo studente. Non doveva solo fornire le correzioni ma verificare la completezza e l’organizzazione del testo e produrre attività di rinforzo, di espansione del vocabolario e una riflessione sulle strategie di apprendimento.

Una parte molto interessante è stata la definizione condivisa (alla lavagna) del prompt e il successivo confronto con il prompt migliorato/modificato da Gemini stesso.

Alla fine delle attività gli studenti hanno valutato individualmente i feedback ricevuti sui propri lavori e successivamente abbiamo valutato insieme testo prodotto e feedback.

Ho trovato questa attività molto interessante per la molteplicità di competenze su cui ha consentito di lavorare, per la condivisione con gli studenti della pianificazione e realizzazione dello strumento, per l’interesse e la motivazione dimostrate dagli studenti stessi. Abbiamo creato insieme uno tool utile e efficace per migliorare le competenze di produzione scritta in L2 su un target specifico, in autoapprendimento e autovalutazione, quindi un prezioso supporto sempre a disposizione degli studenti. Allo stesso tempo un “facilitatore” per l’insegnante che ovviamente ha continuato con la verifica personale e l’avanzamento di queste skills specifiche.

Puoi regalare ai lettori dell’Open Magazine  di Casco Learning il prototipo/modello del vostro Gem?

Certo ! In allegato è possibile scaricare un file che contiene non solo la descrizione, le istruzioni (ovvero la precisa declinazione degli obiettivi, delle funzionalità, dello stile e del tono delle risposte,…)e la base di conoscenza utilizzata ma l’intero processo di strutturazione del Gem, due esempi concreti basati sulla reale iterazione tra due studenti e l’assistente virtuale e il processo metacognitivo e di valutazione che abbiamo fatto con gli studenti.

Ovviamente è un esempio e sarebbe del tutto erroneo utilizzarlo “copiandolo” senza modificarlo in base al nuovo contesto in cui utilizzarlo.

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