Come educare all’utilizzo di smartphone e social, una guida per i giovani

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e dice Salve ragazzi. Comè l’acqua?I due giovani pesci continuano a nuotare per un po, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede Che cavolo è l’acqua?” David Foster Wallace*

Nel mondo contemporaneo la tecnologia è talmente pervasiva da essere divenuta una realtà indistinguibile, proprio come l’acqua per i pesci della metafora di Wallace. Viviamo in ambienti digitali, tanto da non percepirli più come separati o esterni, e siamo immersi in una rete di connessioni che ci rendono potenzialmente raggiungibili in qualsiasi momento: una condizione che è stata sintetizzata dal filosofo Luciano Floridi con il neologismo onlife. Per aiutare a comprenderla meglio, l’autore ricorre all’efficace immagine delle mangrovie: queste piante vivono in acque salmastre, dolci e salate assieme, e allo stesso modo, nella società contemporanea, l’umanità vive in un mondo dove non si distingue più tra offline e online, anzi non è più ragionevole chiederselo. Cosa può fare quindi l’adulto per aiutare i nati (e non nativi, è bene ricordarlo) digitali a orientarsi in una realtà così piena di potenziale ma anche così complessa da abitare?

Certamente è bene essere attrezzati, almeno con gli “strumenti” di base. L’età del minore con cui si entra in relazione comporta inevitabilmente gradi diversi di competenza e conseguente autonomia nell’utilizzo degli strumenti digitali e nella permanenza in rete. Si possono tuttavia individuare alcune direttrici che consentono di assumere un atteggiamento mediattivo, caratterizzato cioè da attenzione alle pratiche, apertura al dialogo e capacità di occuparsi e interessarsi ai media, compreso ciò che i bambini e i ragazzi provano nell’utilizzarli. Sicuramente il contributo fornito dallo psichiatra francese Serge Tisseron consente di avere delle direttrici da seguire, delle direzioni che ciascun adulto (che sia genitore, docente o in generale figura di riferimento) può percorrere, secondo la propria modalità. La nota formula delle 3 A, da lui elaborata, individua tre indicazioni: accompagnamento, alternanza e autoregolazione. La prima, accompagnamento, non significa che l’adulto debba essere sempre presente fisicamente, né condividere ogni singolo momento di consumo mediale, dal momento che sarebbe irrealistico, oltre che inefficace. Si tratta piuttosto di essere presenti con lo sguardo e con l’ascolto, facendo emergere eventuali pensieri ed emozioni (tra cui, molto importanti, eventuali paure che il minore può provare navigando il mondo digitale). Si tratta quindi di assumere una prospettiva in cui il digitale non sia un territorio da vietare, ma uno spazio da esplorare insieme, con fiducia reciproca. Con alternanza si intende promuovere la varietà mediale, esattamente come ci si comporta per una dieta alimentare: questo significa mostrare la possibilità di passare dal videogioco al gioco all’aperto, dal video online alla lettura condivisa. Non si tratta di assumere una prospettiva tecnofobica, ma integrativa: il digitale, infatti, ha senso solo se si inserisce dentro un contesto più ampio, che comprende il corpo, i sensi e le relazioni reali. La terza A, infine, indica l’autoregolazione, che sarebbe il vero obiettivo dell’educazione digitale: non una logica del divieto, dunque, ma un invito a costruire le condizioni affinché bambini e ragazzi possano sviluppare un pensiero critico, una consapevolezza autonoma e, di conseguenza, una capacità di scelta. A queste tre “A” la riflessione del Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica ne ha aggiunte altre due: attivazione, vale a dire non fermarsi in superficie di ciò che appare in rete, ma essere in grado di cogliere quanto soggiace agli algoritmi e agli effetti che comportano nella vita contemporanea; attivare nuove prassi, evitando passività di fronte ai media. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante, perché gli strumenti tecnologici e la rete possono essere abitati con maggior senso critico etico ed estetico non solamente se si conoscono ma anche se ci si pone in modo attivo al loro interno, conoscendone le dinamiche, i bias e le possibilità.

Come mettere in pratica concretamente tutto questo? Come adulti possiamo stare accanto ai più giovani mettendoci in gioco in prima persona, non solo nel consumare contenuti ma anche nel produrli in modo creativo, ad esempio realizzando piccole grafiche (es. cartoline di auguri), giochi interattivi, pixel art, micro-storie illustrate ecc. Partiamo scegliendo qualcosa che piaccia a entrambi (di cui non dobbiamo essere necessariamente esperti, impareremo assieme a loro!): cerchiamo di staccarci dalla performance, dal risultato, perché non dobbiamo creare un prodotto perfetto, ma goderci i momenti trascorsi assieme ai nostri bambini e ragazzi, scoprendo e imparando assieme come abitare la contemporaneità del digitale.

* Trascrizione del discorso svolto da David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon College, 21 maggio 2005, pubblicato nel volume Questa è l’acqua, Giulio Einaudi Editore, Milano, 2009.

Una selezione…

Per la lettura

Tisseron S., Rivoltella P.C. (ed.) (2024), 3-6-9-12. Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali, Scholé, Brescia 2016

Per scaricare una breve presentazione delle indicazioni di Serge Tisseron in base alle diverse fasce d’età cliccare qui

Per l’ascolto

Segnalo due podcast di Popotus, pensati per accompagnare bambini (e adulti) alla scoperta del digitale con un linguaggio chiaro e una modalità accessibile. Nel primo, “Alla scoperta del digitale” il podcast risponde alle domande più frequenti su internet, social media e nuove tecnologie: dai siti più visitati agli influencer, dal ruolo dei social nell’informazione alla storia di WhatsApp. Nel secondo, Viaggio al centro dellIntelligenza Artificiale, si affrontano origine, funzionamento e implicazioni dell’IA, invitando all’uso consapevole e critico. Entrambi sono realizzati da Avvenire in collaborazione con il CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica): un ottimo punto di partenza per educare all’ascolto e alla comprensione del mondo digitale.

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