Intervista alla psicologa Sara Tamborrino
Studiare ore e ore senza ottenere risultati soddisfacenti è un’esperienza comune a molti studenti. Ma spesso il problema non è la mancanza di impegno, bensì metodi di studio inefficaci. Leggere e rileggere i testi, sottolineare tutto, ripetere meccanicamente: strategie diffuse, ma poco produttive se non accompagnate da un’elaborazione attiva delle informazioni. Ne parliamo con Sara Tamborrino, psicologa clinica a orientamento cognitivo-comportamentale, che spiega come funziona davvero l’apprendimento e quali strumenti – pratici e validati dalle ricerche sulle neuroscienze – possono aiutare a studiare meglio, con meno stress e maggiore efficacia.
Quali sono gli errori più comuni che gli studenti commettono quando studiano?
Spesso, quando gli studenti incontrano difficoltà, la radice del problema risiede in alcune abitudini di studio poco efficaci. Il più diffuso è sicuramente lo “studio passivo”, alla base del quale c’è l’idea secondo cui leggere e rileggere un testo, o sottolineare ogni frase, sia sufficiente. In realtà, il cervello non sta elaborando attivamente le informazioni, ma le sta solo “scansionando”. Il risultato spesso è una comprensione superficiale e le informazioni non vengono trattenute nella memoria. Un altro scoglio frequente è la procrastinazione, pensare “lo farò domani” che porta a studiare all’ultimo minuto. Questo approccio in realtà sovraccarica la mente, aumenta lo stress e impedisce un apprendimento duraturo. Imparare è come costruire una casa: non puoi erigerla in un giorno, ma mattone
dopo mattone. Infine, molti studenti sottovalutano l’importanza del sonno e delle pause. Privarsi del sonno compromette le funzioni cognitive, come anche non fare pause adeguate riduce la concentrazione e l’efficienza dello studio.
Esiste un metodo di studio universale o ogni studente deve trovare quello più adatto a sé?
Non esiste un metodo di studio universale valido per tutti. Ogni studente è un individuo con stili di apprendimento, preferenze e ritmi diversi. Le scienze cognitive ci dicono che le strategie di studio più efficaci sono quelle che si adattano alle caratteristiche individuali
e al tipo di materiale da apprendere. L’obiettivo sarebbe quindi quello di sperimentare diverse tecniche e riflettere su quali funzionano meglio per sé, sviluppando un proprio “metodo personalizzato” che sia flessibile e adattabile a diverse esigenze.
Cosa dice la scienza sull’apprendimento?
Quale è il metodo più efficace per imparare?
L’apprendimento è da sempre al centro degli studi in psicologia, un campo che ha cercato di capire come la nostra mente acquisisce, elabora e conserva le informazioni. Dalle prime osservazioni, la scienza ha fatto molta strada, scoprendo che imparare non è certamente
un processo passivo, come spesso si potrebbe pensare. Per capire e ricordare davvero, il nostro cervello deve essere attivo ed esperienziale. In sostanza apprendiamo meglio quando ci impegniamo in strategie che ci costringono, in un certo senso, a “lavorare” con le informazioni. Ad esempio, non basta semplicemente leggere un testo; è
molto più efficace provare a richiamare le informazioni alla mente senza guardare il libro. Questo sforzo di “pescare” i concetti dalla memoria, un processo chiamato “recupero attivo”, li fissa molto più profondamente, come hanno ampiamente dimostrato le ricerche di Henry L. Roediger. In sintesi, l’apprendimento è un processo che funziona al meglio quando siamo parte attiva, non semplici spettatori. Il nostro cervello impara di più e meglio quando è stimolato a elaborare, connettere e recuperare le informazioni in un modo che sia il più
possibile “esperienziale” per la mente. Da qui si intuisce che il metodo di studio più efficace non è una singola tecnica, ma la combinazione di diverse strategie in base al
proprio modo di apprendere anche in base al tipo di nozioni da apprendere.

Quali sono le tecniche migliori per concentrarsi e evitare le distrazioni durante lo studio?
Per migliorare la concentrazione e ridurre le distrazioni, è fondamentale creare un ambiente di studio ottimale, che sia silenzioso, ordinato e ben illuminato. È fondamentale eliminare le distrazioni digitali, mettendo il telefono in modalità aereo o chiudendo le schede non necessarie sul computer. La “Tecnica del Pomodoro” che alterna ad esempio 25 minuti di studio intenso a 5 di pausa, può essere un valido aiuto per mantenere alta la concentrazione e prevenire l’affaticamento mentale. Inoltre, stabilire obiettivi chiari e raggiungibili prima di ogni sessione di studio fornisce una direzione precisa, aumentando l’efficacia.
Come organizzarsi nello studio includendo le pause?
La chiave è integrare strategicamente le pause: non sono una perdita di tempo, ma un “investimento” su concentrazione e memoria, permettendo alla mente di riposare e di consolidare le informazioni. Durante queste brevi interruzioni, sarebbe meglio evitare attività che richiedono ulteriore sforzo mentale; piuttosto è utile alzarsi, sgranchirsi o bere dell’acqua. Infine, non è da sottovalutare il sonno adeguato perché è proprio mentre si dorme che il cervello fissa i ricordi.
Ripetere a voce alta, fare schemi, sottolineare: quali sono le strategie più efficaci per memorizzare le informazioni?
Queste strategie di studio sono valide e potenti se usate attivamente. Ripetere a voce alta, ad esempio, spiegando i concetti come se li stessimo insegnando a qualcun altro, è un metodo potentissimo. Questo approccio costringe la mente a organizzare e recuperare attivamente le informazioni, il che rafforza notevolmente i ricordi. Anche creare schemi e mappe concettuali è estremamente utile. Sono strumenti visivi che aiutano a organizzare il sapere, rendendo più chiare le connessioni tra i concetti e facilitando il recupero. Sottolineare, invece, è una pratica la cui efficacia dipende molto da come viene
usata. È utile solo se fatta individuando davvero solo le informazioni chiave che poi verranno rielaborate. Se si sottolinea troppo, questa tecnica perde efficacia. Le strategie che funzionano meglio quindi sono quelle che prevedono un coinvolgimento attivo con il materiale di studio, che sia parlando, visualizzando o recuperando le informazioni.
Come affrontare lo stress prima di un’interrogazione o un esame?
Sentire un po’ di stress prima di un’interrogazione o un esame è del tutto normale e, entro una certa finestra di tolleranza, può persino essere una risposta adattiva e funzionale. Questo significa che una giusta dose di tensione può aiutarci a essere più concentrati e pronti alla sfida. Tuttavia, quando lo stress diventa eccessivo, può bloccarci e compromettere la nostra performance. Affrontarlo in modo efficace è cruciale per poter dare il meglio. La migliore strategia per contenere lo stress è una preparazione adeguata. Sentirsi sicuri di aver studiato a fondo solitamente riduce l’ansia.
È importante anche imparare a gestire i pensieri negativi. Spesso, la mente tende a creare scenari catastrofici (“andrà malissimo”, “mi bloccherò”). Imparare a riconoscere questi pensieri e a sostituirli con affermazioni più realistiche e costruttive (“ho studiato, farò del mio meglio”, “posso affrontare questa prova”) può fare una grande differenza.
Ci sono strumenti digitali per migliorare l’organizzazione dello studio?
Per la pianificazione e l’organizzazione generale, potrebbero essere utili agende digitali o timer per programmare le sessioni di studio, lezioni e scadenze. A volte, può essere molto utile anche registrarsi mentre si ripassa o si espongono dei concetti a voce alta. Riascoltare queste registrazioni permette di darsi un feedback immediato su ciò che si è compreso bene e, soprattutto, su quali aspetti è necessario ripassare o approfondire meglio

In conclusione, studiare bene non significa passare più tempo sui libri, ma usare meglio quel tempo. Conoscere i meccanismi dell’apprendimento, evitare gli errori più comuni e sperimentare strategie attive può fare la differenza tra uno studio faticoso e uno efficace. E imparare a imparare è una delle competenze più preziose per tutta la vita.