Rossella Lombardozzi

Esperta di progettazione, orientamento e community building. In ART-ER lavora su iniziative per attrarre e valorizzare capitale umano ad elevata specializzazione, sviluppando progettualità con stakeholder pubblici e privati sul territorio regionale.

In precedenza, ha co-fondato Officine On/Off (coworking e FabLab a Parma) e BeCrowdy (piattaforma di crowdfunding culturale), occupandosi di project management per l’innovazione sociale.

Nel 2025 si è laureata con lode in Giornalismo e comunicazione multimediale con una tesi sul Data Journalism per esplorare competenze, spazi di lavoro e traiettorie giovanili.

In Europa la percentuale di studenti con bisogni educativi speciali varia ampiamente, dal 9,4% della Finlandia al 5,2% dell'Italia. Le distanze riflettono regole e procedure nazionali diverse, non solo reali differenze di necessità. La vera sfida resta tradurre tali dati in supporto concreto.
I dati dell'indagine IARD 2025 evidenziano che, sebbene le violenze fisiche verso i docenti restino al 2,1%, l'8,1% subisce insulti e il 78,5% ne percepisce un aumento. Il problema principale emerge nell'erosione delle relazioni umane e nel conflitto quotidiano con studenti e famiglie.
Il Rapporto INVALSI 2026 segna un recupero rispetto al 2025, ma Italiano e Matematica restano sotto i livelli pre-Covid. Ci sono anche buone notizie: la dispersione scolastica scende al livello più basso dell’intera serie storica.
Sostenibilità a scuola: le buone intenzioni ci sono, ma priorità e risorse frenano il passaggio dalle idee alla pratica reale.
Tra titoli allarmistici e dati meno lineari, la violenza giovanile in Italia emerge come un fenomeno reale ma complesso. I numeri ridimensionano l’idea di un’emergenza generalizzata e mostrano legami frequenti con conflitti relazionali, rischio, cyberbullismo e fragilità sociali da non ignorare.
In dieci anni l’Italia ha quasi dimezzato i NEET (15-29 anni), passati dal 25,7% del 2015 al 13,3% del 2025, rimanendo però sopra la media UE (11%). I dati del Rapporto Toniolo mostrano che l'inattività non nasce dal disinteresse, ma da offerte precarie e sottopagate (33,8%), mancanza di lavori stimolanti (29,8%) e carichi familiari (14,6%). Per ridurre il divario serve puntare sulla qualità dell'occupazione. (396 battute, spazi inclusi)
Secondo Eurydice, i presidi italiani vantano il 4° stipendio di partenza in Europa. Tuttavia, il nostro modello è rigido: la crescita salariale è debole e mancano premi per il merito o la complessità dell'istituto. Al contrario, Paesi come Svezia o Olanda usano sistemi manageriali e dinamici, pagando di più in base alle reali difficoltà della scuola e valorizzando meglio le responsabilità.
L'analisi dei dati europei sugli stipendi degli insegnanti mostra che l’Italia resta indietro rispetto a molti Paesi UE. Gli stipendi iniziali sono più bassi e la crescita nel tempo è lenta. Gli aumenti più consistenti arrivano solo verso la fine della carriera, dopo molti anni di servizio. Questo rende la professione meno attrattiva per i giovani e solleva una domanda: quanto è davvero valorizzato il ruolo di chi forma le nuove generazioni?
Un recente seminario sulle politiche giovanili lancia una sfida: con ragazzi meno numerosi e in cerca di indipendenza, i centri di aggregazione non possono essere solo luoghi di ritrovo. Devono diventare spazi vivi e organizzati, capaci di offrire supporto e opportunità reali per il loro futuro.
Via gli smartphone dalle classi. Ma funziona davvero? Il report UE smonta le facili illusioni, e analizza il caso italiano. Più che limitarsi a spegnere gli schermi, la vera sfida è organizzativa ed educativa.