La sostenibilità è ormai riconosciuta come una competenza educativa centrale, ma trasformare il consenso collettivo in pratica quotidiana resta la parte più difficile.
Parlare di sostenibilità a scuola non significa più soltanto spiegare l’effetto serra o organizzare la raccolta differenziata. L’educazione alla transizione verde e al cambiamento climatico, almeno nelle intenzioni delle politiche europee, dovrebbe mettere studenti e studentesse nelle condizioni di comprendere problemi complessi, collegare ambiente, economia e società, immaginare alternative e agire nelle proprie comunità. Questa, almeno sulla carta, è la direzione tracciata dal GreenComp, il quadro europeo delle competenze per la sostenibilità, e dalla Raccomandazione del Consiglio UE del 2022, che invita a considerare l’apprendimento per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile una priorità delle politiche educative.
La domanda a questo punto è: in che misura questa direttiva è già entrata nella quotidianità delle nostre scuole?
Una prima risposta arriva dalla Survey on promoting education for sustainability, pubblicata il 19 giugno 2024 sulla European School Education Platform. La rilevazione ha raccolto 863 risposte, inserite prevalentemente da insegnanti di scuola primaria e secondaria provenienti da Italia, Spagna, Turchia e Romania. Nel dettaglio, il 43% dei rispondenti insegna nella secondaria e il 22% nella primaria; seguono docenti dell’educazione della prima infanzia, della formazione professionale, dirigenti e altre figure del sistema educativo.
È un aspetto metodologico da tenere presente fin dall’inizio: i dati raccolti descrivono le percezioni e le esperienze di chi ha partecipato volontariamente alla survey, non la verità assoluta né quella rivelata sul fenomeno oggetto della nostra analisi.
Tutti d’accordo sulla sostenibilità (o quasi)
Il primo grafico ci aiuta a misurare la distanza tra il valore attribuito all’educazione alla sostenibilità e la sua integrazione effettiva nella vita scolastica.
Sul piano dei principi il consenso è molto ampio. L’88% dei rispondenti concorda sul fatto che l’educazione alla sostenibilità favorisca responsabilità, cura e resilienza. L’81% ritiene che consenta di affrontare sfide globali che vanno oltre il solo cambiamento climatico, come disuguaglianze sociali e sicurezza alimentare; il 79% la collega alla collaborazione con la comunità locale e il 78% alle discussioni su giustizia sociale ed equità.
La fotografia cambia leggermente quando dalle finalità si passa all’organizzazione della didattica. Il 75% dice che la sostenibilità è presente in attività e progetti extracurricolari, il 74% nei piani di sviluppo delle scuole e il 73% attraverso un approccio trasversale alle discipline. Solo il 61%, però, la considera già parte integrante del curriculum.
E c’è un dato che merita particolare attenzione: il 45% concorda con l’affermazione secondo cui la sostenibilità viene trattata in modo inadeguato o inefficace durante le lezioni. La formulazione della domanda è negativa, quindi quel 45% non misura sostegno alla sostenibilità, ma una valutazione critica sulla qualità della sua presenza in classe.
Il tema sembra avere conquistato legittimità culturale, ma questo non significa che sia già diventato una componente ordinaria, strutturata e valutabile dell’apprendimento. In altre parole: al momento gli insegnanti concordano sull’importanza della sostenibilità ma non trovano nella maggior parte dei casi il modo, il tempo e gli strumenti per insegnarla.
Progetti, uscite e attività: si fa molto ma si misura pochissimo
La sostenibilità entra soprattutto attraverso esperienze pratiche e interdisciplinari. Tra le attività più indicate dai rispondenti alla survey (che consentiva risposte multiple), troviamo:
- uscite sul campo e attività all’aperto legate ad ambiente e conservazione (73%);
- progetti e compiti su temi di sostenibilità in più discipline (71%);
- integrazione tra scienze, studi sociali, economia e altre materie (51%);
- club e attività ambientali guidati dagli insegnanti (47%);
- docenti o task force incaricati di coordinare la sostenibilità (37%);
- volontariato e attività di servizio alla comunità (35%);
- corsi o moduli specifici sulla sostenibilità (32%).
Restano invece meno diffuse le iniziative guidate direttamente dagli studenti (24%) e, soprattutto, la valutazione delle competenze di sostenibilità (15%). Qui un gap da non sottovalutare: molte scuole sembrano attivare esperienze e progetti, ma più raramente trasformano quelle attività in competenze strutturate, osservabili e misurabili.
Sul piano organizzativo prevalgono ancora interventi relativamente semplici da attivare. Le pratiche più citate sono:
- raccolta differenziata e riciclo (83%);
- piantumazione, rewilding o riforestazione (54%);
- orti scolastici e iniziative sugli spazi verdi (52%);
- riduzione della plastica monouso (44%);
- partnership con organizzazioni ambientali o imprese locali (38%);
- gruppi o consigli dedicati alla sostenibilità (35%).
Più indietro restano le misure che richiedono cambiamenti strutturali o il coinvolgimento di più attori: mobilità sostenibile (30%), programmi di risparmio energetico (28%) e offerta alimentare sostenibile nelle mense (28%). Il quadro suggerisce quindi un passaggio ancora incompleto dalle singole iniziative green a un approccio che coinvolga insieme didattica, edifici, mobilità, alimentazione e comunità scolastica.
Il vero ostacolo? Il tempo che non c’è
È qui che il secondo grafico completa la restituzione dei risultati della survey.
Alla domanda sulle principali difficoltà nell’insegnare sostenibilità, il 54% indica la mancanza di tempo. Subito dopo viene la priorità assegnata alle altre discipline, citata dal 50%. Al terzo posto, con il 38%, troviamo indicazioni o risorse didattiche insufficienti.
Seguono lo scarso interesse degli insegnanti e l’insufficiente formazione iniziale sui temi della sostenibilità, entrambi al 30%, e l’assenza di un requisito formale che imponga di insegnarla, al 29%. Il 23% segnala poche opportunità di sviluppo professionale e il 20% la difficoltà di valutare le competenze di sostenibilità degli studenti.
Molto meno frequentemente vengono indicati il supporto insufficiente della leadership scolastica, al 15%, i pregiudizi degli insegnanti, al 14%, e una scarsa fiducia nella propria capacità di insegnare questi argomenti, all’11%.
Dal grafico possiamo quindi evincere, da un lato, che il corpo docente non sia unanimemente pronto e formato; dall’altro, che gli ostacoli più citati sono soprattutto strutturali: tempo, gerarchie curriculari e disponibilità di risorse. Forse il problema non è quindi aggiungere un altro tema a programmi già densi, ma capire come fare della sostenibilità una lente attraverso cui leggere le discipline esistenti.
È anche ciò che suggeriscono gli stessi rispondenti quando viene chiesto quali strategie potrebbero rendere più efficace questo insegnamento: attività pratiche come giardinaggio, riciclo o progetti sull’energia sono indicate dal 54%; visite e volontariato in luoghi legati alla sostenibilità dal 51%; collaborazione con comunità e organizzazioni locali e maggiore disponibilità di risorse per integrare il tema nelle lezioni dal 43% ciascuna.
Tre strumenti già pronti per l’applicazione in aula
La mancanza di materiali indicata dalla survey non significa che si debba partire da zero. Esistono già progetti che mettono a disposizione kit, attività e percorsi utilizzabili dagli insegnanti, con livelli diversi di complessità. Di seguito, ve ne riportiamo tre:
- Generation Carbon – Guida al cambiamento climatico è stato progettato per le classi terze, quarte e quinte della primaria e per le prime due classi della secondaria di primo grado. Il percorso affronta carbonio e combustibili fossili, effetto serra, differenza tra meteo e clima e alcune cause delle emissioni, dall’allevamento intensivo alla fast fashion, dal cemento al traffico. I contenuti alternano spiegazioni, esperimenti e proposte di azione e il sito continua a rendere disponibile un kit didattico digitale. È un esempio utile soprattutto per chi cerca un ingresso relativamente strutturato al tema senza dover costruire da zero materiali, sequenze e attività.
- Il toolkit Le storie del clima, sviluppato all’interno del progetto “Sentinelle Climatiche. In movimento per la difesa del clima” di Training for Change, propone un approccio diverso: partire dalla memoria e dal territorio. Studenti e studentesse sono invitati a ricercare fotografie storiche, ricostruire eventi climatici estremi avvenuti localmente e intervistare abitanti della comunità per raccogliere percezioni dei cambiamenti ambientali osservati nel tempo. Il materiale accompagna l’intero processo: progettazione dell’indagine, realizzazione e archiviazione delle interviste, analisi e scrittura creativa. Il progetto Sentinelle Climatiche, promosso da A Sud con diversi partner e finanziato da AICS, mette inoltre a disposizione strumenti per la preparazione agli eventi estremi, una mappatura partecipata e materiali per attività su economia circolare e resilienza. Il programma è rivolto in particolare alle scuole secondarie e punta a collegare conoscenza scientifica, esperienza locale e cittadinanza attiva.
- Teaching Green è un’iniziativa internazionale rivolta agli educatori che lavorano con giovani tra 6 e 19 anni. La piattaforma raccoglie strumenti per educazione ambientale, clima e biodiversità, con materiali sviluppati anche attraverso progetti Erasmus+. Per il cambiamento climatico propone attività di monitoraggio pratico degli impatti sul territorio, esempi di buone pratiche provenienti da quattro Paesi europei, un corso online per docenti e questionari per valutare atteggiamenti e percezioni degli studenti. La sezione più ampia sull’educazione ambientale include inoltre un manuale per insegnanti, indicatori per monitorare la qualità dell’ambiente locale e percorsi formativi. È particolarmente interessante perché prova a colmare due dei vuoti che emergono dalla survey: fornire strumenti pronti all’uso e rendere osservabili e valutabili alcuni risultati dell’apprendimento.
Da attività a metodo di apprendimento
Dai dati della European School Education Platform, la sostenibilità sembra avere già vinto una prima battaglia: quella della legittimità educativa. Molti dei rispondenti alla survey europea la considerano parte della formazione dei cittadini e la collegano non soltanto al clima, ma a responsabilità, equità e partecipazione.
La fragilità emerge nel passaggio successivo, ovvero quando la sostenibilità deve trovare spazio stabile nei curricula, essere coordinata, collegarsi alle discipline, diventare oggetto di formazione professionale e produrre competenze che possano essere valutate, il percorso appare meno maturo.
Il rischio è quello di una sostenibilità molto visibile ma intermittente: il giorno dell’albero, la raccolta differenziata, il laboratorio annuale. Sono iniziative che possono avere valore, ma da sole non costruiscono necessariamente la capacità di leggere sistemi complessi, valutare alternative e prendere decisioni informate.
La prospettiva più interessante indicata dai dati è quindi quella di passare dalla sostenibilità come attività alla sostenibilità come metodo di apprendimento: interdisciplinare, legato ai territori, basato su problemi reali, capace di coinvolgere studenti e comunità. Educare alla sostenibilità non dovrebbe significare aggiungere l’ennesimo argomento al programma, ma imparare a guardare con strumenti nuovi problemi che sono già entrati, da tempo, nella vita quotidiana dei nostri studenti e studentesse.