Cura, città, intelligenza artificiale

Durante l’Assemblea nazionale delle città per la pace, organizzata a Perugia il 9 e 10 ottobre 2026 dal Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, un gruppo di lavoro è stato dedicato al tema della “Cura delle città e dell’intelligenza artificiale”. Hanno guidato i lavori Susanna Sancassani del Metid di Milano e Aluisi Tosolini. 

Ambiente cognitivo come nuovo ambiente urbano

La problematica è stata affrontata partendo da un assunto decisamente inusuale, ovvero dal fatto che l’IA introduce per le amministrazioni un “ambiente cognitivo” come una nuova e significativa dimensione che si colloca al di sopra delle componenti tradizionali di cui le amministrazioni  tradizionalmente si occupano (vedi immagine sotto).

La prima ed immediata conseguenza di questa prospettiva riguarda la relazione tra IA e umano tra etica e “nuovo sapere”. E la prospettiva che è stata presentata è senz’altro innovativa.

IA etica e nuovi saperi

Il perché di questa scelta è legata all’interrogativo su come la produzione di artefatti tramite l’IA stia mutando la nostra relazione col sapere sia in termini di consapevolezza che di responsabilità. Quando si utilizza l’IA per scrivere una circolare, chiedere una informazione, effettuare una ricerca si è certi dell’output che viene prodotto? si è in grado di comprendere come lo ha elaborato? quali implicazioni contiene? si è consapevoli che, utilizzandolo, se ne è totalmente responsabili?

Human as curator è la dimensione che Susanna Sancassani vuole porre al centro attraverso un percorso che mostra in modo tanto semplice quanto articolato la rivoluzione etico-epistemica portata avanti dall’inserimento dell’IA nella nostra relazione col sapere.

Nonostante l’IA crei artefatti apparentemente svincolati da fonti, autori, discipline producendo una conoscenza che potremmo definire nuova, non è responsabile di quanto produce. Un’affermazione apparentemente ovvia, ma che di fatto non lo è.

Vigilanza epistemica e responsabilità cognitiva

La responsabilità cognitiva sull’uso dell’IA resta dell’umano che deve avere cura di verificare cosa e come è stato prodotto. 

L’illusorietà della fluidità di ciò che l’IA produce non è garanzia di veridicità.

La verifica è sempre necessaria, la “vigilanza epistemica” resta dell’umano come anche la valutazione etica di ciò che viene creato tramite il supporto dell’IA

Ne consegue che la responsabilità intellettuale diviene etica oltre che epistemica.

Cosa è condivisibile eticamente? cosa è stato marginalizzato dall’IA? la neutralità degli applicativi e dei data set è illusoria: l’addestramento avviene per lo più su lingue occidentali e culture maggioritarie: la possibilità di una “ingiustizia epistemica” è presente. 

L’epistemia – descritta da Walter Quattrociocchi come la tendenza confortante ed illusoria di considerare vero il prodotto dell’interazione tra IA generativa e LLM alimentata dalla fluidità apparente e dalla coerenza linguistica – rischia di modificare il nostro sapere portandoci a ritenere di conoscere solo grazie a ciò che gli LLM in modo coerente, corretto e professionale ci raccontano. Il rischio è quello non solo di acquisire informazioni false e riprodurle, ma anche quello della delega cognitiva e della diffusione epidemica di una episteme che ben si distanzia dalla concezione greca di “conoscenza assoluta razionalmente fondata”.

Per una Ecologia cognitiva dell’I.A

A partire da questi elementi – cui prestare attenzione e di cui prendere consapevolezza – Sancassani propone una “Ecologia cognitiva dell’IA” dove l’approccio antropocentrico si interseca con un uso consapevole dell’IA che non è né mero strumento né ente cui delego determinate attività, ma è un agente che supporta il percorso di elaborazione di artefatti guidato dal soggetto (umano) e dalle skills che il soggetto ritiene di dover implementare. 

Si crea così un ambiente cognitivo integrato in cui l’umano osserva, regola, guida quello che è un agente proattivo di intelligenza artificiale il cui modo di operare viene orientato dal soggetto stesso. 

In tal modo, non ci si limita ad operare una verifica sull’output fornito dall’IA, ma si va a sviluppare una nuova competenza etico-epistemica che opera su due diversi versanti:

  • versante epistemologico: perimetrare la conoscenza, verificare l’output e la sua qualità in relazione a progetto, skills, fonti cui ha attinto;
  • versante etico: ci si può assumere la responsabilità di quanto è stato prodotto? per rispondere a questa domanda occorre riflettere sulla reale comprensione dell’output e la consapevolezza di cosa è rimasto marginalizzato/escluso dall’IA

Il noto non è conosciuto

In questo modo si va oltre l’etica e l’epistemologia, le si integra in un ecosistema cognitivo nuovo dove il soggetto umano resta al centro (human as creator) ed oltre a generare e validare assume la responsabilità del prodotto con assoluta consapevolezza (human as creator).

Il sapere come Bekannt ed Erkannt di hegeliana memoria (Hegel sostiene che ciò che è noto –Bekannt, proprio perché è noto, non è conosciuto – Erkannt) tende dunque a fluidificarsi ed a veicolarsi in una sintesi eticamente centrata cui protagonista resta un umano le cui competenze cognitive si arricchiscono progressivamente di una competenza epistemica nuova, integrando intelligenza umana e artificiale in una prospettiva proattiva, creativa, responsabile. 

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