Alessandro Catellani, nuovo Ashoka Fellow: «Cambiamo lo sguardo sui giovani»

Intervista ad Alessandro Catellani, fondatore di CASCO Learning, primo parmigiano nominato Ashoka Fellow 2026 per il suo impegno nell'innovazione educativa.

A ventidue anni studiava geologia. Poi, quasi per caso, Alessandro Catellani si è ritrovato a lavorare in un centro di aggregazione giovanile, in un quartiere che in molti, in città, chiamavano il «Bronx di Parma». Lì, dove gli altri vedevano solo ostacoli e “ragazzi difficili”, lui ha scoperto un tesoro fatto di nuove idee e energie. Ha capito che se i giovani trovano ascolto e fiducia, possono trasformare in meglio la vita del proprio quartiere e di chi lo abita.

Quell’esperienza è stata la prima di un percorso che lo ha portato a fondare CASCO Learning e a mettere in contatto scuole, associazioni, istituzioni, imprese e cittadini. Un lavoro che oggi riceve un riconoscimento importante: Catellani è stato nominato Ashoka Fellow 2026, primo imprenditore sociale parmigiano a entrare nella rete.

La nomina è stata annunciata il 25 ottobre a Parma, durante i Changemaker Days 2026 – Voices Across Generations, l’incontro dedicato alla partecipazione giovanile e al dialogo tra generazioni.

Fondata nel 1980 da Bill Drayton e attiva in Italia dal 2015, Ashoka sostiene persone che sviluppano nuove risposte ai problemi sociali. La sua rete comprende oltre quattromila Fellow impegnati in ambiti che vanno dall’educazione alla salute, dall’ambiente ai diritti. Tra i Fellow più conosciuti ci sono Muhammad Yunus, pioniere del microcredito e Premio Nobel per la Pace, e Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia. In Italia fanno parte della rete, tra gli altri, Rosy Russo, che con Parole Ostili promuove una comunicazione inclusiva e responsabile, Mariasole Bianco, impegnata con Worldrise nella protezione dei mari, e Francesco Tonucci, ideatore della Città dei Bambini.

Nelle motivazioni della nomina, Ashoka sottolinea come il lavoro di Catellani punti a rendere stabile la collaborazione tra scuola e territorio. Negli ultimi tre anni CASCO Learning ha coinvolto oltre 300 scuole e realizzato più di 450 percorsi educativi, lavorando, solo nell’ultimo anno, con circa 6.000 docenti e 4.700 studenti.

Catellani vede nella nomina un riconoscimento di squadra. Gli abbiamo chiesto cosa significa per lui questo traguardo e come dare più spazio e fiducia ai giovani.

Qual è la prima cosa che dobbiamo cambiare nel modo in cui pensiamo all’educazione?

Credo che la prima cosa da cambiare sia il nostro sguardo sui giovani e sul ruolo di noi adulti. Troppo spesso consideriamo i ragazzi un problema da risolvere, qualcuno da aiutare o da preparare per affrontare il futuro. Io penso invece che siano già oggi una risorsa straordinaria, persone capaci di portare idee, energie e cambiamento nelle nostre comunità.

Educare non significa solo trasmettere conoscenze, ma soprattutto far emergere le potenzialità di ciascuno, creare fiducia e aprire nuove possibilità.

Per questo non basta chiedere ai giovani di cambiare. Dobbiamo essere disposti a cambiare anche noi adulti, le nostre organizzazioni, le relazioni e le opportunità che offriamo loro. La vera domanda non è solo cosa devono imparare i ragazzi per stare al mondo, ma cosa siamo pronti a cambiare noi perché possano contribuire a trasformarlo.

Cosa diventerebbe possibile se tutta la comunità, non solo la scuola, si sentisse responsabile dell’educazione dei giovani?

Diventerebbe possibile costruire comunità in cui ogni giovane possa sentirsi accolto, riconosciuto e soprattutto utile, con qualcosa da dare agli altri.

La scuola è fondamentale, ma non può essere lasciata sola. L’educazione è un bene comune e una responsabilità di tutti: famiglie, associazioni, imprese, istituzioni e cittadini. Ognuno può mettere a disposizione qualcosa: tempo, competenze, spazi, relazioni e opportunità.

Ma non basta collaborare ogni tanto per realizzare un progetto. Dobbiamo imparare a condividere anche le decisioni e le responsabilità, costruendo legami che durino nel tempo.

È quello che stiamo sperimentando con CASCO e con RIZOMA: passare da tante realtà che lavorano ciascuna per conto proprio a una comunità che impara, progetta e agisce insieme. E soprattutto riconoscere che i giovani non sono soltanto destinatari delle nostre iniziative, ma possono essere protagonisti del cambiamento.

Cosa significa per te entrare in una comunità globale di innovatori sociali e quali nuove possibilità immagini per CASCO?

Entrare nella Fellowship Ashoka è una grande emozione, ma anche una responsabilità. Lo vivo come un riconoscimento collettivo, perché nulla di quello che abbiamo costruito sarebbe stato possibile senza le tante persone che hanno condiviso con me idee, sogni, fatiche e qualche sana follia.

Mi entusiasma soprattutto la possibilità di confrontarmi con persone che, in tante parti del mondo, stanno cercando di cambiare le cose alla radice. Significa imparare da esperienze diverse, mettere in discussione le nostre certezze e immaginare insieme nuove strade.

Per CASCO vedo l’opportunità di rafforzare il lavoro avviato a Parma con RIZOMA e, attraverso ETC, il Centro Italiano per l’Educazione Trasformativa, accompagnare altre comunità a costruire il proprio percorso di cambiamento.

Non sogno di aprire tanti CASCO uguali al nostro. Sogno che in tanti territori nascano comunità capaci di prendersi cura dell’educazione dei propri giovani e di continuare a innovare con le proprie forze.

In fondo, è questo il senso del messaggio di Ashoka, Everyone a Changemaker: ciascuno di noi può essere protagonista del cambiamento, se trova fiducia, spazio e la possibilità di agire insieme agli altri.


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