Simone Lanza – L’attenzione contesa

L’attenzione contesa. Come il tempo schermo modifica l’infanzia
Armando, Roma, 2024

È più pericoloso dare a un bambino di tre anni un bicchiere di vetro o uno smartphone?

La bambina sulla giostra – immagine di copertina del volume – che farà? Dedicherà la sua attenzione allo smartphone o si concentrerà sull’esperienza del cavalcare il cavallo della giostra?

Ed è da queste due domande che prende avvio lo studio di Simone Lanza – docente di scuola primaria e ricercatore – pubblicato da Armando Editore (https://www.armandoeditore.it/catalogo/lattenzione-contesa/)

Presentando il volume l’editore scrive che l’intensificazione del tempo schermo in età infantile rischia di pregiudicare lo sviluppo delle piene potenzialità di apprendimento umano in sempre più bambine/i a partire dalla capacità cognitiva e relazionale di prestare attenzione. Benché le neuroscienze non riescano a descrivere esattamente l’attenzione, essa resta pedagogicamente essenziale per l’apprendimento e si sviluppa soprattutto in modo congiunto e relazionale.

Tornando alla bambina della copertina Simone Lanza ha chiarito, in una bella intervista a Bicocca News (l’università dove ha svolto il dottorato di ricerca), che l’immagine è la metafora dell’infanzia di oggi, che nel momento in cui vive un’esperienza è al tempo stesso distolta da quell’esperienza dall’uso che lei stessa o gli adulti di riferimento fanno dello schermo.

Che cosa sta facendo in quel momento la bambina? Probabilmente entrambe le esperienze contemporaneamente, ma in un certo senso né l’una né l’altra.

Erleben vs Erfahrung

Per chiarire la situazione Lanza analizza i due termini che la lingua tedesca utilizza per dire “esperienza”.  Erleben è – secondo Walter Benjamin –  vivere qualcosa in misura superficiale e non in quella dimensione profonda che permette che l’esperienza si depositi, duri, diventi apprendimento.

Il termine tedesco Erfahrung – che contiene in sé anche il significato di viaggio – descrive invece l’esperienza che dura, si deposita, arricchisce e può essere raccontato.

Vivere un’esperienza digitale attraverso un piccolo schermo significa in primo luogo deprivare la dimensione multisensoriale, l’ampiezza dell’esperienza, in secondo luogo comporta anche una grande omologazione perché tutti vivono quasi le stesse sensazioni. Per la Montessori per esempio è un punto cruciale il ruolo dei sensi nello sviluppo delle funzioni cognitive superiori, prime fra tutte l’attenzione e il linguaggio.

Ripartire da Montessori

Lanza, ripartendo proprio da Maria Montessori e altri studiosi, dedica ben tre capitoli a discutere del concetto di attenzione, sottolineando la distinzione tra attenzione congiunta, fondamentale per lo sviluppo del linguaggio umano, e attenzione disgiunta di cui l’immagine di copertina è lampante esempio

La mutazione odierna dell’attenzione infantile è data dalla «mutazione della temporalità». E qui entra in gioco il concetto di tempo schermo. Il “tempo schermo” non conta però solo a livello di quantità e minutaggio: si tratta infatti di una forma di temporalità che secondo Lanza deve essere confrontata con le altre infantili quali il tempo di sonno, di gioco, di lettura, di studio, il tempo all’aria aperta; e il confronto non deve essere fatto solo in termini quantitativi bensì qualitativi.

«E i contenuti che passano sui video fruiti su smartphone e tablet o tv sono per la maggior parte video ripetitivi, poveri e pensati con altre finalità, non certo quella di favorire l’apprendimento – spiega Lanza -. Prendiamo il caso del linguaggio: ormai le ricerche hanno dimostrato in modo chiaro che tra 0 e 5 anni non s’impara a parlare attraverso uno schermo. L’apprendimento di una lingua passa per un canale emotivo e multisensoriale, che si attiva soltanto mediante lo scambio diretto con una persona in carne e ossa. Anche in altri ambiti si è sperimentato quello che gli scienziati chiamano “video-deficit” ovvero il fatto che da soli davanti allo schermo non s’impara nulla, c’è sempre la necessità dell’accompagnamento e della mediazione di un adulto. Andando avanti con l’età, invece, le cose cambiano e l’utilizzo del video può avere effetti diversi».

Gli schermi, in realtà, servono soprattutto per tranquillizzare (anestetizzare?) i piccoli e proprio perché hanno un enorme potere di attrazione vengono utilizzati senza molta consapevolezza da parte degli adulti cui sono affidati i bambini.

Ma catturare l’attenzione non significa svilupparla. Va sfatato il mito che gli schermi possano servire a imparare: «non esistono – scrive l’autore – studi a sostegno del fatto che un’esposizione precoce o eccessiva agli schermi sia funzionale allo sviluppo dell’attenzione. Più ci si ritrova a ridosso della nascita (0-3, 0-6, 0-10 anni), più è vero il contrario: il tempo schermo compromette lo sviluppo e le potenzialità di apprendimento umano».
«Un bicchiere di vetro dato in mano a un bambino di tre anni è in grado di sviluppare l’attenzione, come sosteneva Maria Montessori. – spiega Lanza –. E lo fa meglio di qualsiasi dispositivo tecnologico perché spinge il piccolo a rendersi conto di quanto avviene attorno a lui e aver cura degli oggetti che si trova maneggiare, per evitare di combinare disastri».

Che fare?

In primo luogo è necessario che gli adulti scelgano le tecnologie per i bambini selezionandole « sulla base di criteri etici prima che industriali».

In secondo luogo evitare l’uso degli schermi prima dei tre anni

In terzo luogo discutere e seguire le indicazioni che vengono dagli esperti e dalla mobilitazione che caratterizza, ad esempio, i cosiddetti patti digitali (vedi https://pattidigitali.it/ )

Da ultimo….. non temere i bicchieri di vetro….


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