C’è un momento, in ogni laboratorio ben riuscito, in cui la tecnica smette di essere solo tecnica e diventa relazione. È accaduto il 18 aprile all’Istituto Giordani, nella classe 3A della prof.ssa Paola Romanini, durante un incontro dedicato alla registrazione di una puntata radio progettata e in parte già scritta dagli studenti.
Per una mattinata, dalle 8.30 alle 12.30, l’aula si è trasformata in uno studio itinerante. La classe aveva già scritto e immaginato il proprio podcast, trattando argomenti generali legati alla loro vita quotidiana.
Il lavoro del laboratorio è stato quello di renderla più solida: dare maggiore struttura al programma, distribuire i ruoli, fare prove, correggere tempi e passaggi, imparare a gestire la voce, l’attesa, l’imprevisto. Speaker, regia, contenuti, domande, quiz, interviste: ogni elemento ha trovato posto dentro un processo comune.
È proprio qui che il laboratorio incontra il senso più profondo di RIZOMA, l’ecosistema collaborativo territoriale per la transforming education. Il nome richiama una radice che cresce orizzontalmente, senza un centro unico né una gerarchia rigida, capace di generare nuovi germogli in più direzioni. Una metafora perfetta per un progetto che vuole intrecciare scuole, enti pubblici, imprese, terzo settore e comunità in un processo educativo condiviso.
RIZOMA nasce come rete aperta, informale e innovativa. Non si limita a “erogare servizi”, ma attiva relazioni, competenze e risorse già presenti nel territorio, trasformandole in nuove progettualità e valore condiviso. Il progetto, sostenuto da Fondazione Cariparma attraverso il bando “PAT.T.O. per il Territorio”, ha una durata triennale e coinvolge oltre 6.000 beneficiari, tra studenti, docenti, cittadini, giovani, bambini, educatori, operatori, persone fragili e realtà del territorio. La rete comprende 63 partner, tra istituzioni, scuole, università, centri di ricerca, enti del terzo settore, imprese e associazioni.
La sua missione è promuovere azioni di transforming education capace di rendere giovani e comunità protagonisti di un cambiamento sistemico, attraverso fiducia, partecipazione autentica e visioni condivise. Le direttrici di intervento sono quattro: inclusione sociale e digitale, innovazione didattica, orientamento e riduzione dello skills mismatch, changemaking e protagonismo giovanile.
Il laboratorio radio realizzato con la 3A del Giordani racconta bene questa visione. Un impegno che ha portato a traguardi concreti: il progetto degli studenti dell’istituto è infatti risultato fra i finalisti del progetto B Corp School di Invento Lab.
Gli studenti lo hanno colto con immediatezza. Una ragazza ha descritto l’esperienza come “molto impegnativa, ma allo stesso tempo veramente bella”, perché ha permesso alla classe di lavorare insieme e collaborare. Un altro studente, inizialmente convinto che l’attività potesse essere noiosa, ha cambiato idea assumendo il ruolo di regista e imparando a registrare “anche in maniera divertente”. C’è chi ha sottolineato il valore formativo dell’essere speaker, chi ha parlato di un’atmosfera “molto collaborativa ed efficace”, chi ha riconosciuto nella puntata “la parte di ognuno di noi”.
A colpire non è stata soltanto la possibilità di usare strumenti professionali, ma la scoperta del lavoro nascosto dietro un prodotto apparentemente semplice. “La cosa che mi ha colpito maggiormente è tutta la preparazione che ci vuole dietro un semplice episodio radio”, ha scritto uno studente. Un altro ha raccontato la soddisfazione di trasformare le idee in “qualcosa di concreto come il podcast”. Altri ancora hanno ricordato l’emozione del risultato finale, il piacere di usare un mixer, la sorpresa nel riascoltare una registrazione riuscita.
Sono parole che restituiscono un apprendimento difficile da misurare solo con una verifica: imparare che la comunicazione richiede preparazione, che la creatività ha bisogno di organizzazione, che dietro un microfono ci sono ruoli diversi e tutti necessari. Alcuni studenti hanno immaginato che queste competenze possano tornare utili in futuro, per il lavoro di gruppo, per la comunicazione, per registrare contenuti personali o professionali, per comprendere meglio come funziona il mondo della radio e dei podcast.
Anche la prof.ssa Romanini ha riconosciuto il valore dell’esperienza, definendola “molto arricchente, costruttiva e divertente”. All’inizio, racconta, c’era qualche timore: la reazione dei ragazzi, la necessità di svolgere tutto a scuola e non nello studio di CASCO Learning, il tempo limitato. Ma la classe si è messa subito in gioco, ascoltando, applicando le nozioni di base e cercando di ottenere il miglior risultato possibile. “L’aspetto più bello e gratificante è stato vedere i ragazzi all’opera”, ha scritto la docente.
Secondo l’insegnante, un’esperienza di questo tipo aiuta i ragazzi su più fronti: insegna a non improvvisare, perché un buon risultato nasce dalla pianificazione; rafforza la collaborazione, perché “se il lavoro è diviso pesa meno su tutti”; valorizza le diversità, permettendo a ciascuno di esprimersi secondo le proprie capacità; e invita a non mollare, anche quando il progetto è impegnativo.
In questo senso, il laboratorio radio non è stato solo una registrazione. È stato un esercizio di fiducia, un’occasione per mettere in circolo talenti diversi, una prova concreta di quella educazione trasformativa che RIZOMA vuole far crescere nel territorio. Un progetto che, come una radice orizzontale, procede intrecciando persone, scuole, competenze e comunità.