La Conoscentica – Conoscere nell’epoca della computazione intelligente

La modernità educativa si è sviluppata attorno a un presupposto fondamentale: la conoscenza era un patrimonio relativamente stabile che poteva essere trasmesso da chi sapeva a chi doveva apprendere.

Questo paradigma ha prodotto istituzioni straordinarie e ha contribuito alla diffusione dell’alfabetizzazione e della cultura scientifica. Tuttavia, nel XXI secolo mostra evidenti limiti.

Le informazioni si aggiornano continuamente, i confini disciplinari diventano sempre più permeabili e le tecnologie cognitive modificano i processi di accesso e produzione del sapere.

La conoscenza non coincide più con l’accumulo di contenuti. Diventa invece capacità di selezionare, interpretare, collegare e attribuire significato. Questo concetto è magistralmente trattato nel libro di Sancassani e Casiraghi “Il potere di imparare”.

In altre parole, il valore non risiede più principalmente nel possesso dell’informazione, ma nella capacità di trasformarla in comprensione.

Questa trasformazione richiama la prospettiva della complessità proposta da Morin che afferma: «La conoscenza non può essere considerata come un attrezzo ready made, che si può utilizzare senza esaminarne la natura». La conoscenza non è mai una semplice rappresentazione del reale, ma un processo dinamico di costruzione che coinvolge soggetti, contesti, strumenti e relazioni.

L’intelligenza artificiale rende oggi evidente ciò che la teoria della complessità aveva già anticipato: conoscere significa organizzare e interpretare, non semplicemente accumulare dati.

La Conoscentica come paradigma emergente

Il termine Conoscentica nasce dall’esigenza di nominare una realtà nuova.

Quando un sistema di intelligenza artificiale genera un testo, sintetizza informazioni o individua correlazioni all’interno di enormi quantità di dati, non sta semplicemente eseguendo operazioni meccaniche. Sta partecipando a un processo che coinvolge strutture di rappresentazione della conoscenza, modelli probabilistici, inferenze e capacità di contestualizzazione.

Naturalmente ciò non significa attribuire coscienza o intenzionalità alle macchine. Significa riconoscere che i processi computazionali contemporanei assumono un ruolo sempre più rilevante nella costruzione sociale della conoscenza.

La Conoscentica studia precisamente questo spazio di interazione.

Essa analizza il percorso che conduce:

  • dal dato all’informazione;
  • dall’informazione alla conoscenza;
  • dalla conoscenza alla decisione;
  • dalla decisione all’azione responsabile.

In questa prospettiva l’intelligenza artificiale non sostituisce il soggetto umano, ma ne amplia le possibilità cognitive, generando nuove opportunità e nuove responsabilità.

Conoscentica è lo studio dei processi di generazione, organizzazione e applicazione della conoscenza nell’interazione tra intelligenza umana e sistemi computazionali.

Formare nell’era dell’intelligenza artificiale

Se cambia il modo di conoscere, deve necessariamente cambiare anche il modo di educare.

Per secoli il ruolo dell’insegnante è stato associato alla trasmissione del sapere. Oggi questo ruolo si evolve verso una funzione diversa: facilitare processi di costruzione della conoscenza.

L’educatore contemporaneo non è soltanto colui che fornisce risposte. È colui che aiuta a formulare domande significative, in questo richiamando l’antico insegnamento socratico, chiudendo il cerchio semantico del conoscere.

La qualità dell’apprendimento dipende sempre più dalla qualità delle domande che siamo capaci di porre.

In un contesto caratterizzato dall’accesso immediato alle informazioni, il compito pedagogico consiste nel promuovere capacità interpretative, riflessive e metacognitive.

L’intelligenza artificiale può sostenere questo processo, ma solo se viene integrata all’interno di una progettazione educativa che mantenga al centro il pensiero umano.

La vera innovazione non consiste nell’utilizzare l’IA per fare più velocemente ciò che già facevamo, ma nel ripensare i processi formativi alla luce delle nuove possibilità cognitive che essa rende disponibili.

Bias algoritmico e Critical AI Literacy

Uno dei temi centrali della Conoscentica riguarda il rapporto tra conoscenza, potere e tecnologia.

Il bias algoritmico non rappresenta soltanto un problema tecnico. Esso costituisce una questione politica, epistemologica ed etico-sociale.

Ogni algoritmo incorpora criteri di selezione, priorità e classificazione. Dietro ogni modello esistono dati, scelte progettuali, visioni del mondo e interessi culturali.

L’illusione della neutralità tecnologica rischia quindi di generare nuove forme di inconsapevolezza cognitiva.

Per questa ragione la risposta educativa non può limitarsi all’alfabetizzazione tecnologica.

Sul piano tecnico si può introdurre una distinzione, vicina alla prospettiva “accottiana”, tra diversi livelli di AI.

L’AI generativa non è riducibile a un “pappagallo stocastico”: produce costrutti linguistici e culturali con cui l’umano interagisce, che rielabora e trasforma. In questo senso, l’umano agisce come human as creator, partecipando attivamente alla produzione del significato.

Con l’AI agentica il livello cambia: non si generano solo testi, ma si configurano ambienti d’azione e “mondi operativi”. Questi “mondi” possono essere intesi come pianeti latenti, cioè configurazioni potenziali tra progettazione e realizzazione.

Ne deriva un cambiamento del ruolo umano, che diventa co-architetto di mondi possibili. Di conseguenza, si passa da una Critical AI Literacy legata all’AI generativa conversazionale a una più ampia forma di Critical AI Citizenship, orientata alla comprensione e al governo di ecosistemi socio-tecnici in cui l’AI contribuisce a costruire realtà operative.

Occorre sviluppare una vera e propria Critical AI Literacy, intesa come capacità di comprendere il funzionamento di dati, modelli e algoritmi; interrogare criticamente le fonti e i processi di produzione della conoscenza; riconoscere le implicazioni etiche, sociali e culturali delle tecnologie; utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto al pensiero e all’apprendimento, non come sostituto del giudizio umano.

In questa prospettiva il bias algoritmico non è soltanto un rischio da evitare, ma anche un’occasione educativa.

Comprendere come nasce una distorsione cognitiva all’interno di un sistema artificiale significa infatti comprendere meglio anche le distorsioni presenti nei processi cognitivi umani.

La Critical AI Literacy diventa così uno strumento di cittadinanza democratica e di emancipazione culturale.

Imparare a imparare: la competenza fondamentale del XXI secolo

In una società caratterizzata da trasformazioni rapide e permanenti, la conoscenza non può più essere concepita come uno stato raggiunto una volta per tutte.

Essa diventa un processo continuo di adattamento, ricerca e reinterpretazione.

La Conoscentica si colloca precisamente all’interno di questa prospettiva.

Conoscere significa imparare continuamente a riorganizzare le proprie mappe mentali, integrare nuove informazioni e ridefinire il significato dell’esperienza.

L’apprendimento permanente non rappresenta più soltanto una necessità professionale. Diventa una condizione essenziale per esercitare la cittadinanza, partecipare alla vita sociale e mantenere la propria autonomia intellettuale.

La vera competenza del futuro non sarà ricordare più informazioni degli altri, ma costruire interpretazioni migliori.

La conoscenza non coincide più con l’accumulo di contenuti. Diventa invece capacità di selezionare, interpretare, collegare e attribuire significato.

In questa direzione si colloca la prospettiva proposta da Il potere di imparare di Sancassani e Casiraghi, che interpreta l’apprendimento contemporaneo non come semplice acquisizione di informazioni, ma come sviluppo di competenze metacognitive e adattive, orientate alla costruzione continua di senso.

In altre parole, il valore non risiede più principalmente nel possesso dell’informazione, ma nella capacità di trasformarla in comprensione.

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