Oltre la repressione: la voce di chi lavora ogni giorno con i giovani

In questi giorni di tensioni e scontri, i Centri di Aggregazione di Milano hanno scritto un documento, "Invisibili", che denuncia l'esclusione sociale, le disuguaglianze e la mancanza di spazi per i ragazzi.



In questi giorni di tensioni e scontri che coinvolgono i ragazzi nelle nostre città, sembra che tutti siano diventati improvvisamente esperti di adolescenti, disagio giovanile e del fenomeno dei cosiddetti “maranza”. Ci ha colpito molto, in mezzo a questo rumore di fondo, una presa di posizione diversa. È una prospettiva che arriva direttamente da chi sul campo ci sta tutti i giorni: dai Centri di Aggregazione Giovanile  del Municipio 6 di Milano (CDE Creta, CD Giambellino e Cde Paspartù). Il loro documento, intitolato Invisibili, non fa sconti a nessuno. La violenza degli scontri va fermata, spiegano, ma fermarsi alla sola condanna significa chiudere gli occhi su tutto ciò che viene prima. Una riflessione simile a quella di due sacerdoti di Milano, don Paolo Steffano e don Massimo Mapelli, che chiedono di inviare 500 educatori in più, non solo 500 militari.


I Centri di Aggregazione giovanile spiegano perché bisogna andare oltre la logica della repressione. Ecco il loro messaggio:

 
Invisibili

Di fronte alle immagini degli scontri a Milano, la tentazione è fermarsi alla condanna, parlare di sicurezza, invocare più controlli e repressione. La violenza va fermata. Ma se ci fermiamo alla violenza, rischiamo di non vedere tutto ciò che c’è prima, non vediamo la violenza che i giovani continuano a subire. Dietro la rabbia di una parte di loro ci sono storie di esclusione, disuguaglianze, mancanza di opportunità e luoghi in cui sentirsi accolti. Ci sono ragazze e ragazzi che crescono in una città in cui la ricchezza è sotto gli occhi di tutti, ma non tutti possono accedervi. Giovani a cui chiediamo di impegnarsi, senza offrire loro motivi concreti per credere nel futuro. Giovani nati in Italia a cui non viene riconosciuto il diritto di cittadinanza. Giovani che hanno visto i propri genitori lavorare senza sosta per vent’anni, fare sacrifici e rinunciare a tanto, senza vedere migliorare davvero le proprie condizioni di vita, senza diritti riconosciuti.

“Ma se ci fermiamo alla violenza, rischiamo di non vedere tutto ciò che c’è prima, non vediamo la violenza che i giovani continuano a subire”

Come adulti, educatori, docenti, genitori e membri della comunità, abbiamo la responsabilità di interrogarci: dove possono stare i ragazzi? Dove possono incontrarsi, esprimersi, sentirsi riconosciuti? Quali spazi offriamo loro per trasformare la rabbia in parole, relazioni e possibilità? Soprattutto, quali luoghi hanno a disposizione gratuitamente?

È qui che il lavoro educativo diventa fondamentale.

Una scuola non è solo un luogo di addestramento per il lavoro. Un Centro di Aggregazione Giovanile non è soltanto un luogo in cui trascorrere il tempo libero. Sono spazi di relazione, ascolto e fiducia. Luoghi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo possono sentirsi visti, trovare adulti di riferimento e limiti, sperimentare le proprie capacità e dare voce alle proprie emozioni e paure.

Nel Giambellino, territorio che conosciamo e viviamo ogni giorno, crediamo che contrastare la povertà minorile significhi anche questo: garantire a tutte e tutti il diritto di crescere, appartenere, partecipare, imparare a voler bene e immaginare il proprio futuro. Perché la povertà non è soltanto mancanza di risorse economiche. È anche mancanza di opportunità, di spazi accessibili, di ascolto e di possibilità di scegliere.

Non possiamo chiedere ai giovani di sentirsi parte della società se, troppo spesso, non offriamo loro occasioni concrete per farne davvero parte. Servono più investimenti nell’educazione, nei servizi territoriali, nei centri di aggregazione e nelle comunità educanti. Servono adulti presenti, capaci di ascoltare senza giudicare e di porre limiti senza rinunciare alla relazione. La sicurezza si costruisce attraverso la cura, la prevenzione e le opportunità.

Milano spende, in una sera, per i biglietti di un derby Milan-Inter, 8 volte il budget annuale di tutti i centri di aggregazione giovanile. Non possiamo aspettare che il disagio esploda e sia visibile a tutti per accorgerci che esiste. Ascoltiamo gli adolescenti, investiamo nei territori, rendiamo i diritti e le opportunità accessibili a tutti. Perché nessun ragazzo dovrebbe sentirsi invisibile nella città in cui cresce.


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