Maurizio Ferraris – Comunismo digitale. Una proposta politica

Comunismo digitale. Una proposta politica. Maurizio Ferraris: un materialismo per l'epoca dei dati (e una lezione per la scuola)

Comunismo digitale. Una proposta politica. Maurizio Ferraris: un materialismo per l’epoca dei dati (e una lezione per la scuola)

“L’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica“, scriveva Karl Marx nella introduzione al testo del 1859 intitolato Per la critica dell’economia politica (link). Marx, rovesciando la filosofia del diritto di Hegel, sostiene che per comprendere i rapporti di potere non bisogna guardare all’evoluzione dello spirito umano, ma ai rapporti materiali dell’esistenza. Da questa premessa marxiana, e non da una riflessione sulla tecnologia in sé, il filosofo Maurizio Ferraris, avvia il volume Comunismo digitale. Una proposta politica (Einaudi, 2025): un libro che chiede di riproporre oggi la stessa domanda che Marx poneva nell’Ottocento – dove si produce la ricchezza, e chi se ne appropria – applicandola a una realtà in cui la ricchezza non nasce più (solo) dal lavoro in fabbrica, ma dalla vita stessa, tracciata e trasformata in dati.

Il capitale documediale

Il problema, per Ferraris, è che quel materialismo va aggiornato: serve, per usare l’espressione della recensione di Marco Fioravanti pubblicata su Il Manifesto, “un materialismo all’altezza di una realtà dematerializzata“. Marx guardava ai rapporti di produzione industriale; Ferraris osserva un capitalismo che estrae plusvalore non più (solo) dalle ore di lavoro, ma dalla “documanità”: l’umanità contemporanea che, semplicemente vivendo, consumando e interagendo online, produce incessantemente documenti e dati. (si veda al riguardo la videorecensione di Mara Fornari per Open Magazine).

Questo patrimonio, che Maurizio Ferraris battezza “capitale documediale”, eredita e supera il capitale industriale e quello finanziario. Lo stesso filosofo, in un intervento su Otto/Unito, lo definisce come “nuovo, ricco, rinnovabile ed equo“. Nuovo perché prima della registrazione digitale la vita scompariva senza traccia; ricco perché biblioteca sconfinata dell’umano; rinnovabile perché, trattandosi di beni intangibili, chi cede i propri dati non se ne priva; equo perché può fondare una redistribuzione basata sul bisogno anziché sul merito.

Dalla fabbrica alla piattaforma

È qui che Ferraris si stacca esplicitamente da Marx. Se per Marx il valore nasce dal lavoro, e la classe operaia ne è la produttrice, Ferraris osserva che nell’economia dei dati “la ricchezza non è creata solo dai lavoratori, ma dai bambini, dai disoccupati, dai malati terminali, dai critici del capitalismo di sorveglianza, dagli arciduchi e dai pornoattori” (Maurizio Ferraris, intervista a Corriere Torino): chiunque produce tracce digitali produce valore, a prescindere dal suo rapporto con il lavoro salariato. Il libro propone così di superare “le coordinate della modernità” e la priorità che Marx dava al lavoro, riconsegnandola alla centralità della vita e dei bisogni umani. Non un rifiuto di Marx, ma un suo spostamento: dalla fabbrica alla piattaforma, dal salario alla capitalizzazione alternativa dei dati.

Il comunismo digitale come terza via

Da qui la “terza via” che dà il titolo al libro. Rispetto al capitalismo di sorveglianza delle piattaforme statunitensi, che trattiene il valore per sé, e al controllo capillare del modello cinese, che lo ridistribuisce ma a prezzo della sorveglianza, Ferraris propone qualcosa di diverso: “il comunismo digitale è una terza via, che unisce libertà ed equità: prende i dati senza sottrarli alle piattaforme, li capitalizza alternativamente, li ridistribuisce in base a criteri predeterminati dai produttori di dati” (Maurizio Ferraris, Corriere Torino). Non un esproprio rivoluzionario – impossibile, quando il bene è intangibile e “chi li dà non li perde” – ma una redistribuzione concreta, di cui il progetto Webfare, sviluppato con il Laboratorio di Ontologia dell’Università di Torino e Scienza Nuova, è il tentativo applicativo: richiedere dati alle grandi piattaforme generaliste, valorizzare quelli prodotti dalle istituzioni pubbliche, ridistribuirne il valore verso chi ne ha bisogno.

Un caso specifico: la scuola come piattaforma specialista

Tra le fonti di questo capitale alternativo, Ferraris cita esplicitamente, accanto a ospedali e cooperative, le università come “piattaforme specialiste” produttrici di dati. Vale la pena svilupparlo per chi lavora nell’innovazione didattica con l’AI, perché la scuola è oggi a tutti gli effetti una piattaforma di questo tipo: ogni LMS, ogni sistema di learning analytics, ogni tutor basato su AI generativa raccoglie, mentre insegna, enormi quantità di dati su studenti e docenti. Applicando la logica di Ferraris, questo flusso è capitale documediale, in larga parte incamerato da fornitori tecnologici privati – un’estrazione di valore che Fioravanti su Il Manifesto sintetizza così: “l’umanità intera produce gratuitamente valore i cui beneficiari sono le piattaforme“.

Ne deriva un compito che va oltre la formazione all’uso degli strumenti: sviluppare un’alfabetizzazione sulla proprietà e sul valore dei dati che l’attività didattica genera, e negoziare infrastrutture in cui quei dati restino, almeno in parte, un bene comune governato dalle istituzioni formative. Restano questioni aperte – chi decide i “criteri predeterminati” di redistribuzione, con quale legittimità, e quanto sia realistico ottenere concessioni da piattaforme globali – ma il merito del libro, anche per la scuola, è spostare il dibattito sull’AI dal piano degli strumenti a quello, più scomodo, della proprietà del valore che essa stessa contribuisce a creare.

Recensione di Aluisi Tosolini


La scheda del volume, a cura dell’editore, è disponibile qui: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/comunismo-digitale-maurizio-ferraris-9788806270360/

Maurizio Ferraris 

Docente emerito di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove è presidente del Laboratorio di ontologia (LabOnt) e del centro di ricerca Scienza Nuova che sviluppa e discute progetti legati all’incontro fra STEM e umanesimo nel quadro della attuale rivoluzione tecnologica (https://www.scienzanuovainstitute.com/ . Editorialista del «Corriere della sera», ha insegnato nelle maggiori università europee, americane e asiatiche e ha scritto più di settanta libri.

Tra questi Storia dell’ermeneutica (Bompiani, 1988), Dimmi dove sei. Ontologia del telefonino (Bompiani, 2011), L’imbecillità è una cosa seria (Il mulino, 2016), Postverità e altri enigmi (Il mulino, 2017), Tecnosofia. Tecnologia e umanesimo per una scienza nuova (con Guido Saracco, Laterza, 2023);  Documanità. Filosofia del mondo nuovo (Laterza, 2021); Manifesto del nuovo realismo (Laterza, 2022); Imparare a vivere (2024); La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Il Mulino 2025). Webfare: A Manifesto for Digital Well-Beingn – 2024 – è la sintesi (in inglese e tedesco) della proposta di Ferraris sul Welfare Digitale. E’ disponibile gratuitamente qui


Recensioni pubblicate su CASCO Open Magazine

  • Documanità. Filosofia del mondo nuovo – Laterza 2021 – video recensito da Mara Fornari per Casco Learning.
  • La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, Il Mulino 2025 – qui la recensione su Open Magazine di Aluisi Tosolini
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